Pokerissimo di allenatori italiani non da divano

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Ancelotti, Mazzarri, Montella, Spalletti e Prandelli: chi siede già su una panchina farà bene a tenersela stretta

Marcello Lippi e Fabio Capello li lasciamo lì dove sono: nell’olimpo di chi ha già vinto tutto (o tanto nel caso del buon Fabio) ed ha dunque chiuso con l’attività giornaliera dei club. Altri cinque profili tutti italiani sono però nel pieno delle rispettive carriere – in momenti più o meno favorevoli – ed è singolare che non siedano su alcuna panchina: Carlo Ancelotti, Walter Mazzarri, Vincenzo Montella, Luciano Spalletti e Cesare Prandelli.

PRONTI A TORNARE IN SELLA – Mazzarri, Spalletti e Prandelli aspettano soltanto la telefonata giusta: l’ex allenatore nerazzurro non ha ancora digerito l’esonero subìto dall’Inter – ritenuto assolutamente immeritato – ed è di fatto scomparso da tutto quanto circonda il mondo del calcio. Se un tantino però abbiamo imparato a conoscerlo sarà determinato come non mai a riprendersi la scena, sposando quel progetto che riterrà in linea con le sue ambizioni: si è vociferato della volontà di lanciarsi in un’esperienza estera per confrontarsi con modelli calcistici inesplorati. C’è chi invece ha già allenato oltre i confini nazionali ed è pronto a fare ritorno in patria: Spalletti e Prandelli hanno candidamente ammesso di attendere solo uno squillo per rimettersi in carreggiata, il tecnico di Orzinuovi non ha nascosto un certo rosicare per via dell’attuale status quo.

DUE CASI DIVERSI – Quelli legati ai nomi di Ancelotti e Montella: il Milan ha toccato con mano come sia complesso spostare una montagna, o meglio riportarla a casa. Il nostro Carletto si è distinto in giro per il mondo nel recente passato vincendo ovunque abbia messo piede: scudetto al Chelsea in Inghilterra ed al Psg in Francia, Champions League – la tanto agognata Decima – con il Real Madrid in Spagna. Eventi che sommati ai successi ottenuti in Italia tracciano il quadro di un allenatore vincente in quattro delle cinque realtà calcistiche dell’elite europea: nei suoi terreni di conquista manca soltanto la Germania. Non per altro, ancora non ne ha avuto modo. Pare si fermi un anno per questioni fisiche. E Montella? Il caso sembra per alcuni versi ricalcare quello legato a Mazzarri: la rottura con la Fiorentina è stata dura negli atti finali e probabilmente tormentata nel percorso che ha portato a tale evoluzione, ragion per cui è con ogni probabilità tempo di riflessioni. Ah, ci sarebbe anche Francesco Guidolin: ha lasciato il ruolo di supervisore dell’Udinese ed attendiamo ulteriori delucidazioni sulle sue intenzioni future.

CHE PRESSIONE PER GLI ALLENATORI IN CARICA! – Senza alcuna ambizione visionaria proviamo a portarci avanti con il tempo, basta qualche mese del resto per ipotizzare determinati scenari: siamo certi che alle prime defaillance sulle panchine dei top club italiani non si alzi forte il vento degli assenti? Del resto è sempre accaduto, mai però gli assenti hanno fatto così rumore: nomi forti, credibili, motivati e con notevole accumulo di esperienza. Chi è già troppo grande forse per accettare impieghi in corso d’opera, chi invece potrebbe considerare l’opzione: sia chiaro, non la stiamo tirando a nessuno, anzi, è un elemento però che appare degno di menzione. Lì dove il costo di includere in busta paga due allenatori non fosse di impedimento ecco come alcuni scenari potrebbero avvicinarsi alla realtà: tradotto, chi si è meritatamente guadagnato panchine di livello farà bene a tenersele strette. Con il lavoro, certo, ma essenzialmente con i risultati: nel calcio sono imprescindibili e chi ora aspetta la telefonata lo ha appreso sulla sua pelle. Vero Mazzarri?