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Real Madrid Atalanta: come il palleggio di Zidane ha soffocato la Dea – ANALISI TATTICA

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La strabiliante qualità nel possesso palla dei ragazzi di Zidane è stata determinante in un Real Madrid Atalanta che ha messo a nudo le imprecisioni tecniche nerazzurre

Nella conferenza pre gara, Gasperini sperava che l’Atalanta potesse rimanere in partita fino alla fine. Purtroppo per i tifosi della Dea, il match contro il Real Madrid è stato meno equilibrato di quanto si sperasse. I blancos sono riusciti ad esercitare un dominio tecnico impressionante sul match. L’Atalanta, una squadra che in Italia si distingue per asfissiare il palleggio rivale, è stata spesso sovrastata dalla superiorità madrilena. Arrivava sempre con qualche tempo di ritardo, la manovra del Madrid era di un livello quasi incontrastabile.

Contro l’Atalanta, Zidane ha studiato accorgimenti ad hoc che hanno pagato. Ha disegnato il Madrid con un inedito 3-5-2: Varane, Ramos e Nacho dietro, con Vazquez e Mendy che davano ampiezza. Valverde, Modric e Kroos agivano in mezzo al campo, mentre Vinicius e Benzema componevano il tandem offensivo.

Se all’inizio l’Atalanta sembrava in grado di contrastare il possesso rivale, con il passare dei minuti il Madrid è entrato in controllo del match. I blancos sono riusciti a manomettere con efficacia le marcature a rivali, giocando esattamente come si deve fare quando si affronta un sistema difensivo a uomo. Ossia, muovendosi parecchio per non dare punti di riferimento agli avversari.

Abbiamo visto una fluidità eccezionale della manovra, con Modric e Kroos sugli scudi. I due si abbassavano molto (soprattutto il primo) sulla stessa linea dei difensori per consentire al Madrid di uscire in modo pulito da dietro. Hanno giocato spesso vicini tra di loro, associandosi mandavano a vuoto il pressing rivale. Non a caso, Modric-Kroos è stata per distacco la combinazione più frequente del match: i due centrocampisti si sono passati la palla ben 43 volte, un dato che dimostra il loro dominio tecnico.

Ovviamente, non sono stati solo loro due a brillare in questo Real Madrid Atalanta. Oltre alla classe e ai movimenti di Benzema, vanno segnalati gli intelligenti smarcamenti di Mendy. L’esterno francese si muoveva molto in orizzontale: lo vedevamo spesso in zone interne del campo, tant’è che sembrava quasi un centrocampista. Queste continue rotazioni creavano indecisione tra le marcature rivali e consentivano al Madrid di trovare l’uomo libero (anche Vazquez spesso si stringeva). I padroni di casa, grazie a una manovra fluida, riuscivano così a mandare fuori di giri il sistema difensivo di Gasperini.

Anche Nacho ha fatto molto bene: pur partendo da terzo di difesa, si sganciava spesso in avanti, con inserimenti improvvisi che l’Atalanta non riusciva a leggere. Il Madrid lo trovava così libero tra le linee. Insomma, il palleggio dei blancos riusciva a coinvolgere tantissimi giocatori, con l’Atalanta che faticava a recuperare palla. Il Real usciva da dietro con una facilità strabiliante.

Oltre alle difficoltà nel pressing, alla Dea è mancata tanta precisione tecnica negli ultimi metri. Lo ha espresso bene Gasperini nel post gara: “I passaggi sono il linguaggio di una squadra, se non trasmetti bene la palla non parli bene. Abbiamo vanificato tante situazioni interessanti”.

La linea a 5 di Zidane ha coperto molto bene gli spazi, l’Atalanta faticava a sfondare sia al centro che in ampiezza. Oltre a proteggere molto bene gli spazi interni, il Real Madrid era compatto quando scivolava in fascia. Inoltre, con 3 centrali difensivi, Muriel era spesso circondato da maglie avversarie.

Nelle intenzione di Gasperini, il colombiano doveva saper portare Varane fuori posizione in modo che i compagni aggredissero lo spazio alle spalle (così è arrivata l’occasione di Gosens a inizio match). Ciò però è capitato raramente, con i difensori centrali di Zidane che hanno retto bene.

Un esempio nella slide sopra, dove la manova della Dea si blocca in fascia. Vazquez esce su Gosens, mentre Modric segue intelligentemente l’inserimento di Pasalic alle spalle. Real molto solido e organizzato, l’Atalanta è invece prevedibile.

Per la verità, ci sono state alcune ripartenze in cui la Dea avrebbe potuto fare male. Come detto da Gasperini, è mancata qualità tecnica nell’ultimo passaggio. Pessina e Malinovskyi soprattutto hanno vanificato alcune potenziali occasioni molto pericolose, sbagliando la misura del tocco.

Nelle slide sopra, due azioni in cui l’Atalanta può fare male: nella prima, Pessina può lanciare Muriel in ripartenza, mentre nella seconda la Dea trova Malinovskyi tra le linee. I due però sbagliano la misura del passaggio: il Madrid recupera e avvia una transizione pericolosa.

Oltre a vanificare tutto, questi errori tecnici si tramutavano anche in pericoli per la porta di Sportiello. Con l’Atalanta riversata in avanti, il Madrid poteva infatti ripartire a attaccare in velocità. Proprio in questo modo Vinicius Junior ha seminato il panico: le sue due bellissime azioni individuali di inizio ripresa sono proprio arrivate a seguito di palloni persi dall’Atalanta nella trequarti rivale.

Insomma, al netto degli aggiustamenti (azzeccati) di Zidane, è stato un Real Madrid Atalanta in cui la tecnica e l’organizzazione delle merengues hanno bloccato i punti di forza con cui la truppa di Gasperini in Serie A risulta spesso dominante. Il palleggio dei blancos ha soffocato il pressing di una Dea mai così in difficoltà nel recuperare palla: inoltre, negli ultimi metri abbiamo visto tanta imprecisione tecnica.

Va senza dubbio apprezzato il modo in cui Gasperini è riuscito a reinventarsi la squadra in questi mesi. Tuttavia, senza Gomez e con un Ilicic non più decisivo come un anno fa, l’impressione è che – per certi palcoscenici – l’Atalanta abbia troppa poca qualità in zona di rifinitura. Non sarà semplice raccogliere la loro eredità tecnica.

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