Rinvio Serie A: motivazioni e dubbi di una scelta che fa discutere

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La decisione di rinviare il derby d’Italia e altre quattro partite al 13 maggio spacca l’Italia. Ecco perché

Il campionato si spezza, la Lega di A si spacca, mezza Italia grida al complotto calcistico mentre l’altra metà aspetta con ansia il 13 maggio. La decisione di rinviare le cinque partite di questa giornata – inizialmente previste a porte chiuse – è stata presa dalla Lega Serie A «considerato il susseguirsi di numerosi interventi normativi urgenti da parte del Governo per rispondere a questa straordinaria emergenza a tutela della salute e della sicurezza pubblica». I tecnici avrebbero confermato le porte chiuse, mentre le autorità sportive hanno lavorato alla proposta di rinvio, presentata e approvata in consiglio dei ministri. Una questione di immagine, di incassi e di salute pubblica che evidentemente in questo momento vale una rivoluzione del calendario, con la finale di Coppa Italia che slitta al 20 maggio (non più a Roma probabilmente) e il rischio concreto di veder posticipato anche l’inizio degli Europei. Oggi alle 12 se ne discuterà ancora, in un consiglio di Lega straordinario.

Più del provvedimento in se’ fanno riflettere le tempistiche e le modalità in cui è maturata una decisione che potrebbe avere ripercussioni sull’intero campionato, dallo Scudetto alla sfida salvezza. Giovedì la decisione ufficiale di giocare cinque partite della 26ª giornata a porte chiuse, due giorni dopo il dietrofront: rinvio al 13 maggio, nonostante alcune squadre già in viaggio o in ritiro. E un calendario sempre più fitto di impegni, soprattutto per l’Inter che non sa ancora quando recupererà la gara con la Sampdoria, con il rischio di giocare 9 partite (compresa Juve – Inter) nel mese di maggio (8 invece per la Juventus). Due domande legittime: come sarà gestita la prossima giornata di A visto che non ci sono più margini per ulteriori rinvii? E perché invece la semifinale di ritorno di Coppa Italia Juventus Milan prevista mercoledì allo Stadium potrebbe disputarsi a porte aperte (ad eccezione dei residenti in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna), secondo la proposta avanzata dai ministri e presidenti delle Regioni? La mancanza di uniformità rischia di diventare un fattore determinante per gli equilibri di un campionato già decisamente più in bilico e avvincente del solito grazie allo straordinario cammino di Lazio, Juve e Inter.