Roma-Liverpool, all’Olimpico col Daspo: «Aspettavo questa gara dal 1984»

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Roma-Liverpool, tifoso col Daspo compra il biglietto per la semifinale di Champions League ma viene fermato e arrestato ai tornelli. Com’è andata a finire?

Nel marasma successivo a Roma-Liverpool c’è una storia che merita di essere raccontata e che ha i crismi dell’inverosimile. Questa è la storia di Diego Perrone, avvocato di Civitanova Marche e grande tifoso della Roma. Cos’è accaduto? Mercoledì sera l’avvocato marchigiano, nonostante un Daspo di due anni, è stato fermato all’ingresso della tribuna Monte Mario prima della semifinale di ritorno della Champions League. Il legale si era trovato a Roma per impegni personali e non ha resistito alla tentazione di andare a sostenere i giallorossi, pagando 200 euro un biglietto comprato in Lungotevere. Si è avvicinato allo Stadio Olimpico con il tagliando in mano, ha mangiato panino con la porchetta insieme ad altri tifosi giallorossi, poi si è diretto verso i tornelli elettronici.

«Una partita così non capita tutti i giorni. A Roma la aspettavano dall’ 84. C’ era lo spirito dell’ impresa. Non potevo mancare» le parole riportate da Il Messaggero. E lì si è consumata l’impossibilità dell’impresa. Il tifoso è stato fermato dalle forze dell’ordine e dopo un controllo delle generalità è stato arrestato per aver violato la legge 13 dicembre 1989 in cui rientra anche la misura del Divieto di Accedere alle Manifestazioni Sportive. «Lo so che non potevo entrare all’ Olimpico, ma ho ceduto ad una tentazione. Ho iniziato a parlare con le persone, ho mangiato un panino con la porchetta. Trascinato dall’entusiasmo di una città non ho pensato alle conseguenze. So di aver sbagliato e chiedo scusa».

Il  tifoso ha passato una notte in cella di sicurezza e all’indomani, il giudice monocratico per la convalida dell’arresto, Valentina Valentini, lo ha assolto per tenuità del fatto accettando così la richiesta del legale del Perrone, Alessandro Ciarrocchi: «Stiamo parlando di un soggetto non pericoloso, il divieto riguarda fatti accaduti nelle Marche». Il procuratore federale della Figc ed ex prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, tuttavia, non minimizza l’accaduto: «Non conosco i fatti, ma credo ci dovrebbe essere uno sforzo univoco per far rispettare le leggi che abbiamo e le decisioni prese in materia di sicurezza».