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Barcellona

Ronaldo, Messi e Neymar. Tre stili differenti che dominano il calcio mondiale

Alberto Mauro

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neymar messi cristiando rolando pallone d'oro

Sono il top di gamma della loro generazione, Leo e CR7 dominano incontrastati, il brasiliano ha vinto tanto ma non ha ancora raggiunto il loro livello

Il primo ha 35 anni, quasi 36, segna come un ragazzino e fa incetta di premi. Il secondo è combattuto sul futuro, rimanere dove è diventato un semi Dio o rimettersi in gioco altrove? Il terzo ha vinto quasi tutto, ma non ha ancora raggiunto il livello degli altri due, e negli ultimi giorni è balzato agli onori delle cronache non tanto per meriti calcistici, quanto per aver organizzato un party di 5 giorni per 500 persone a Rio. Un personalissimo carnevale di fine anno. In tre rappresentano il meglio della loro generazione, sono il top del calcio mondiale ma con filosofie molto diverse, opposte tra loro, quasi a volersi imporre distinguendosi dagli altri.

Ronaldo è il campione costruito con anima, corpo e testa. L’idea di arrivare al top ha forgiato un fisico fuori dal normale, affinando doti tecniche all’estremo, e ora la sua grande impresa – al momento riuscita – è rimanerci, al top. Ha vinto il campionato in Inghilterra, Spagna e Italia, ha portato il Portogallo sul tetto d’Europa, e ora, dopo aver incassato il titolo del “Giocatore del secolo” ai Globe Soccer Awards” di Dubai, proverà a riportare ai bianconeri una Champions che manca da più di 20 anni.

Messi è il suo alter ego “preferito”, con CR7 ha spartito Palloni d’Oro, Liga e Champions League, lui campione è nato, non lo è diventato. Già da ragazzino aveva numeri fuori dal normale, l’unico ostacolo era un fisico minuto, curato da un Barcellona verso il quale Leo, forse anche per questo motivo, ha sempre avuto fiducia e riconoscenza. Fino a quest’estate, la prima in cui i blaugrana si sono ritrovati a ragionare per la prima volta senza Messi. La situazione è rientrata con l’addio di Bartomeu, ma la frattura non si è mai ricomposta completamente. Leo è tormentato da una scelta che condizionerà il suo futuro, in un senso o nell’altro, e in questo momento abbandonare il Barcellona in estate è più di una possibilità.

Poi c’è Neymar, l’eterno ragazzino anche se ormai ha 28 anni. Un funambolo prestato al calcio, il predestinato che ha vinto praticamente tutto, ma con quelle qualità forse avrebbe potuto osare anche di più. Il Pallone d’Oro, ad esempio, ma con quei due là davanti al momento la strada è in salita. Si è preso le ultime prime pagine sportive in Francia e in Brasile per aver organizzato un party di capodanno di 5 giorni, per 500 persone, alla faccia del Covid. Ma a Parigi è abbastanza abituato a fare un po’ quello che vuole, fuori e dentro il campo. Molto meno fisico di Ronaldo, più irriverente di Messi (col quale condivide un destino avaro a livello di trofei in nazionale rispetto ai club), ha trovato la sua dimensione al Psg diventandone la stella più brillante, ma sfiorando soltanto quella Champions già vinta al Barcellona. Vorrebbe tornare a giocare con Messi, e la stima è reciproca, l’unica controindicazione è trovare un club che ora come ora se li possa permettere entrambi. 

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