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Sampdoria, Ranieri: «Stagione anomala. Proviamo a fare altri 26 punti»

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Claudio Ranieri ha parlato della stagione della Sampdoria e del suo futuro in blucerchiato in una lunga intervista a Il Secolo XIX

Claudio Ranieri, allenatore della Sampdoria, in una intervista a Il Secolo XIX ha parlato della stagione dei blucerchiati e del suo futuro sulla panchina della squadra genovese.

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CAMPIONATO – «La seconda stagione anomala, la prima intera a porte chiusa. È un calcio ancora più business. Diverso, asettico. Noi siamo abituati a vivere in mezzo ai tifosi. Cito come esempio la partita con il Lecce a Marassi dell’anno scorso. Giocammo di un male assurdo eppure la gente ci sosteneva, ci soffiava dietro. Io mi stupivo. Finisce la partita e la curva ci fischia. Per me una grandissima emozione, in positivo. Non me lo potrò mai dimenticare. E l’ho apprezzato ancora di più perché so quanto è difficile giocare da nemico in casa. Il tuo tifoso che ti fischia contro è la cosa più brutta che ci sia».

CONTRATTO – «Non mi sono mai preoccupato dei miei contratti quando ero giovane, figuriamoci adesso. Firmare un contratto per me significa anche che se mi secco, me ne vado. O mi cacciano via, se non raggiungo gli obiettivi. Ma io sono molto onesto con me stesso, per cui non mi preoccupo. Se avessi voluto approfittare del momento, una volta salvata la Samp nella scorsa stagione, avrei detto che a scadenza non mi sentivo sicuro, bla bla bla. Ma io non ho fretta, non ho l’impazienza del contratto. Ho la pazienza per essere sereno e felice, per poter dare tutto me stesso ai miei calciatori».

CALCIO E CORONAVIRUS – «Il Covid entra nel nostro quotidiano ma con i calciatori parlo quasi esclusivamente di calcio. Io non entro mai nello spogliatoio dei ragazzi. Parlo con loro in campo o durante le analisi video. Mentre con i miei collaboratori si parla di tutti gli aspetti, e adesso questo è il più impattante».

OBIETTIVI – «Io offro sempre obiettivi raggiungibili, non posso dire ai miei calciatori che vinceremo tutte e 10 le ultime partite o lo scudetto. Nel girone di andata abbiamo raccolto 26 punti grazie a exploit bellissimi entrati nella storia di questa stagione, come le vittorie con Lazio, Atalanta e Inter. Ora ci aspettano 10 partite anche con avversari difficili e come obiettivo, almeno per me lo è, ci metto di andare a vincere contro uno di questi squadroni. Proviamo a fare 26 punti anche nel ritorno. Quando facciamo le partitelle i miei calciatori non ci stanno mai a perdere, si incavolano anche con me o con gli avversari di turno che sono fratelli e amici. Facciamolo anche la domenica. Io sono sempre motivato, anche quando gioco con mio nipote di 6 anni che potrebbe pensare che io lo lasci vincere. Invece no. Perde. Perché così impara che nessuno gli regalerà nulla nella vita. Si va in campo per vincere dando il massimo, il sangue per la squadra. Dopo accetto ogni risultato. Io da giocatore non ero uno tecnico, ma prima di battermi dovevi uccidermi. Se sei in A è perché hai qualità, però poi mi devi dare la tua vita in campo».