Sarri lo abbraccia, Spalletti lo chiama “Higua”: l’arrendevolezza di Napoli e Roma

spalletti roma
© foto www.imagephotoagency.it

La Juventus vince anche lo scontro diretto con la Roma e scava un divario invalicabile tra sè e le dirette concorrenti

Niente da fare, ancora una volta: Juventus già ampiamente indirizzata verso il suo sesto scudetto consecutivo. Una monotonia monocromatica che certamente non giova al movimento calcistico italiano: conoscere a bocce ferme – o al più intorno Natale – la vincente del campionato è senz’altro qualcosa che sottrae appetibilità alla nostra Serie A.

PAROLA ALLO STADIUM – Che non ha lasciato particolari dubbi: la Roma toppa ancora una volta l’approccio alla gara, venendo meno in tanti dei suoi uomini rappresentativi – Manolas, Strootman, Perotti, Dzeko e purtroppo l’eccellente simbolo De Rossi – e restando in partita soltanto grazie alle prodezze di Szczesny. La reazione, che c’è stata e va riconosciuta, è probabilmente tardiva: nel computo generale la vittoria della Juventus è inappuntabile. Perche a lei non accade che cinque dei suoi effettivi stecchino uno scontro diretto. Ancora una volta dunque si è trattato di difetto di carisma e personalità: la Roma non ha trovato la cattiveria agonistica giusta per impensierire un colosso che vince oramai da cinque anni, rimandando ancora una volta ogni velleità rivoluzionaria.

ALTRO CHE CATTIVERIA – Resta lo status quo insomma. Ma come trovare questa necessaria cattiveria se il tuo allenatore Luciano Spalletti, nell’intervista post-partita concessa ai microfoni di Sky, parlando di Gonzalo Higuain lo chiama “Higua”? Un amico insomma. A tanti di voi potrà sembrare un’irrisoria sfumatura, eppure è qualcosa che palesa un enorme senso di arrendevolezza. Esci ancora sconfitto dallo Stadium, ti allontani dalla vetta e perdi l’ennesima occasione di scrivere la tua storia, dovresti essere furente nel post-partita, eppure trovi il modo (il coraggio?) di chiamare Higuain “Higua”. Una morbidezza riscontrata anche in tanti giocatori giallorossi al quesito posto sull’ex Pjanic. Il leitmotiv del gruppo: ha fatto una scelta professionale, ma resta un amico. Così, a questa Juventus, non fai neanche il solletico.

ERA GIA’ ACCADUTO PRIMA – Non ci nascondiamo: l’altra grande concorrente della Juventus da qualche anno a questa parte è il Napoli di Aurelio De Laurentiis. Fiumi di inchiostro sono stati dedicati al grande tradimento estivo, quello firmato in primissima persona da Gonzalo Higuain nel momento in cui scelse di abbandonare Napoli ed in gran segreto svolgere visite mediche notturne con il suo nuovo club bianconero. Scelte legittime, così come è altrettanto legittimo il rancore ed il disprezzo del popolo partenopeo che lo aveva venerato come i più grandi della propria storia. Fattore però neanche in parte riscontrato nella squadra e nell’allenatore: finanche Marek Hamsik, meraviglioso simbolo del Napoli di questo decennio, affermò senza troppi giri di parole di avere un buon rapporto con l’argentino fuori dal campo. Fece il giro del mondo poi l’immagine del caloroso abbraccio pre-partita tra Maurizio Sarri e lo stesso Higuain, uno scatto quasi da padre-figlio. Eppure in tanti si attendevano un Napoli indiavolato e punto nel profondo dell’orgoglio. Magari avrebbe perso lo stesso, ma con il coltello tra i denti. Perché altrimenti, proprio come detto per la Roma, a questa Juventus non fai neanche il solletico.