Serie A, isolamento e protocolli non bastano, serve un calcio più unito

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Il regolamento c’è, ma serve disponibilità e volontà da parte di tutti. In questo momento il calcio non può rischiare di fermarsi

Il rischio all’orizzonte è quello di un nuovo stop del calcio italiano, con conseguenze al momento difficili da quantificare sui bilanci delle squadre e sull’intero sistema. In questo momento la Serie A viaggia su un sottile equilibrio, fatto di tamponi, stadi semi deserti, protocolli e isolamento fiduciario, basta un colpo di vento per far crollare tutto, perché oggi il calcio è molto più vulnerabile di prima. Serve uno sforzo da parte di tutti, visto che il protocollo da solo non basta. La dimostrazione è arrivata nelle ore precedenti Juventus Napoli: il protocollo è lo stesso, ma le due società hanno gestito le positività e l’isolamento fiduciario in modo diverso. Il Napoli non si è nemmeno presentato a Torino, la Juve non ha nemmeno preso in considerazione l’ipotesi di rinvio.

Le norme e le indicazioni ci sono, il modo per rispettarle anche, ma ci sono altrettante interpretazioni e vuoti legislativi, che, se da un lato possono portare benefici nel breve, alla lunga rischiano di far saltare il banco. In questo momento il calcio italiano ha altre priorità e non è in grado di gestire cavilli e ricorsi, sta lottando per la sua stessa sopravvivenza. Ogni società dovrebbe prenderne coscienza, mettendo davanti a tutto il bene comune, lasciando da parte beghe, campanilismi e strumentalizzazioni. Il modo per uscire dall’emergenza c’è, bisogna seguire le regole alla lettera e fare squadra, perché se qualcuno rimane indietro rischiano di rimetterci tutti.