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Zenga: «Il Cagliari è importante. Nainggolan? Gestisco ogni situazione»

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Walter Zenga ha fatto il punto della situazione in casa Cagliari: le dichiarazioni del tecnico rossoblù in vista della Serie A

Walter Zenga, allenatore del Cagliari, è intervenuto ai microfoni di Radiolina per fare il punto della situazione in casa rossoblù. Ecco le dichiarazioni raccolte da cagliarinews24.com.

IL DEBUTTO E LA CITTÀ – «Manca ancora tanto. Tutti non vedono l’ora, indipendentemente dal mio punto di vista. Il lockdown è stato complicato, ma ho avuto la fortuna di passare tanto tempo ad Asseminello e poter usufruire delle strutture del club. Ora ho preso appartamento e vivo in città. Per me stare qui a Cagliari è motivo di orgoglio. Il club è organizzato, i tifosi sono attaccati alla squadra. La città la conoscevo già. Il Poetto è il posto più famoso, ma viverlo è diverso rispetto ad andarci in vacanza. Nella mia carriera ho girato tanto e ho un senso di adattabilità molto elevato».

MENTALITÀ – «In questo periodo di 13 partite ravvicinante, non sono preoccupato per l’aspetto fisica. Sono preoccupato perché non siamo abituati a giocare ogni tre giorni e mantenere un atteggiamento e un’intensità di concentrazione elevata. Questo farà la differenza. I grandi club sono abituati, tra Champions, Europa League e Nazionali, a giocare così spesso. Altri giocatori non sono abituati e questo mi preoccupa. Questo campionato non è paragonabile ad un Mondiale. Nella Coppa del Mondo solo 4 squadre giocano tutte le partite, qui ne faremo tutti 12-13. Abbiamo iniziato a fare partitelle alla Sardegna Arena, ora piano piano iniziamo ad aumentare il minutaggio delle gare. Giocare alle 21:45 non è una banalità. Un allenatore deve considerare questo e provarlo».

RIPRESA – «Il Cagliari ha una rosa di giocatori importante. Devono ritrovare la fiducia e capire che quello che hanno fatto nella prima parte di stagione è quello che loro hanno dentro. La pausa potrebbe aver aiutato questo processo. Un conto è arrivare dopo tante partite senza vittorie, un altro conto è riniziare così. Queste 13 partite non sono il proseguo del campionato, è un’altra cosa. Loro devono metterselo in testa. La posizione che riusciranno a raggiungere in questo mini-ciclo sarà il loro valore reale».

NAINGGOLAN – «La mia fortuna è che riesco sempre a gestire anche le situazioni più banali. Spesso negli allenamenti faccio giocare i giocatori fuori ruolo per vedere come si adattano in certe situazioni. Speriamo di recuperare Radja il prima possibile, ma sono sereno perché abbiamo alternative valide. Non dimentichiamoci che avremo 5 cambi: sarà difficile parlare di titolari e riserve. I giocatori devono mettersi in testa che un cambio a fine primo tempo non è una bocciatura. Ci dev’essere un’apertura differente da parte di tutti».

MODULO – «Il coraggio di un allenatore sta nelle idee e nell’applicarle. I giocatori in campo devono avere la capacità di interpretare i messaggi dalla panchina. Giocare con due o tre punte non significa avere più possibilità di fare gol, dipende dall’interpretazione dei giocatori. Noi possiamo giocare anche con 3 punte o con la difesa a 3. Un giocatore professionista deve avere le capacità di adattarsi a seconda delle situazioni in partita. Un allenatore vince quando tutti i giocatori la pensano alla stessa maniera. I nomi dei titolari li conoscono tutti. Mi piace sottolineare come ci siano dei giocatori di grande qualità che hanno giocato poco. Quelli che mi hanno dato più di tutti sono i più anziani. Si sono messi a disposizione e hanno dato l’esempio a tutti».

CARBONI – «Sono rimasto impressionatissimo da Carboni. Potrei citare anche gli altri 7 ragazzi della Primavera, ma faccio il suo nome perché per me ha qualità, capacità di attenzione e appartenenza, è un giocatore importante. Carboni in allenamento è zitto, piglia le botte, fa i suoi errori, impara, si mette a disposizione e accetta i consigli. Poi davanti ha Klavan, Pisacane e Cacciatore che gli possono insegnare tutto».

CRAGNO – «Per lui è come se riniziasse da capo. I portieri sono i più penalizzati in questa sosta. Quando ero allenatore del Crotone e opinionista televisivo, ho sempre detto che i portieri che più di tutti mi hanno impressionato in Italia, tolto Donnarumma, erano Cragno e Meret. Alessio arrivava da un infortunio importante. Era tornato, non ha giocato l’ultima partita contro la Roma e poi c’è stata l’interruzione. Ora lui si sta allenando con grande impegno e attenzione. Questo è quello che interessa ai club. Dovendo giocare ogni tre giorni titolari e riserve ce ne saranno pochi, la fortuna di un allenatore – o meglio l’applicazione delle conoscenze – è saper usare i propri calciatori sempre al 100%».

TIFOSI – «Sono abituato al calcio senza pubblico. Negli Emirati Arabi gli stadi si riempiono solo per le grandi partite. Ho allenato anche a temperature altissime, a Dubai o in Arabia Saudita. Ho giocato la Champions League in Qatar a maggio con lo stadio con l’aria condizionata. In Inghilterra con il Wolverhampton giocavamo ogni tre giorni, sabato-martedì-sabato, con le trasferte in giornata per risparmiare tempo. Posso applicare tutte queste esperienze. Sono sempre emozionato quando lavoro. Il calcio è la mia passione. Voglio sempre tornare a casa sereno perché ho dato tutto. Quando non avrò più il fuoco dentro smetterà. La gente lo capisce e lo apprezza. Non dico che se non si vince sono felici, ma i tifosi vogliono vedere una squadra che lotta, che cerca fino all’ultimo secondo di fare le cose. Quando c’è questo, c’è un bel feeling. Un messaggio ai tifosi? Non posso dirgli di venire numerosi allo stadio o mi arrestano».

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