Connect with us

Hanno Detto

Klinsmann difende Bastoni: «Resti a Milano! Spero si salvi in Italia e con l’Inter, con Pio Esposito Gattuso ha commesso un errore»

Avatar di Redazione CalcioNews24

Published

on

Klinsmann

L’ex attaccante dell’Inter, Jurgen Klinsmann, analizza il momento dei nerazzurri con i calciatori italiani rientrati delusi dalla sosta

Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Jurgen Klinsmann analizza così il momento dell’Inter e affronta anche il tema dell’eliminazione dell’Italia dai Mondiali.

Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano

SUL MOMENTO DELL’INTER – «È una situazione molto comune a chi è in fuga. Quando sei vicino al traguardo, può subentrare la paura. Vedi l’obiettivo e inizi a pensare a cosa puoi perdere, invece che a cosa puoi vincere. E questo genera tensione, soprattutto se poi in alcuni giocatori c’è il ricordo della delusione dell’anno passato. In momenti così, anche i difetti più piccoli diventano ingiustamente enormi. Serve solo semplicità: giocare facile, restare tranquilli, non complicarsi la vita. Amo il pensiero positivo, anche quando alleni: se perdi dando tutto, e mi è capitato a volte, va bene. Fa parte del gioco. Ma se giochi con paura, diventa un limite. Per questo con la Roma è quasi la gara dell’anno».

SU BASTONI – «Può uscire dal momento no lasciando l’Italia? Il contrario, io spero che si salvi in Italia, e quindi nell’Inter. E’ normale attraversare momenti difficili, anche difficilissimi, soprattutto quando si è esposti a un livello così alto. Fa parte della crescita, anzi si impara proprio dagli errori e dalle difficoltà. Se Bastoni riuscirà a superare questo periodo senza scappare e continuando a metterci la faccia qua, diventerà un giocatore ancora più forte. E un passaggio difficile, ma può diventare un punto di svolta. Serve, però, anche equilibrio da parte dell’ambiente italiano. Criticare va bene, ma distruggere no. Offese, attacchi personali, negatività: non aiutano nessuno».

CHIVU – «E uno di quei momenti in cui l’allenatore cambia mestiere e diventa in tutto e per tutto uno psicologo. Deve gestire le emozioni e creare un ambiente positivo. Il rientro di Lautaro aiuta, anzi è decisivo, ma non basta da solo se tutti non cambiano atteggiamento e contribuiscono a creare energia. Quando allenavo la Germania, parlavo con tutti ogni giorno. Chi non aveva un atteggiamento positivo, con noi non poteva stare»

IL RIGORE DI PIO ESPOSITO – «Se farei battere il primo rigore a Pio? No, e oggi penso che non lo rifarebbe neanche Gattuso: è stato uno sbaglio di valutazione, può capitare. Ma vale anche per Pio quanto detto per gli altri: questo momento può trasformarsi in un’opportunità. L’Italia ha un potenziale grande e proprio Esposito lo certifica, senza pensare ai tanti altri sport, dal tennis allo sci, dove è ai vertici mondiali. Con una giusta consapevolezza, si rialzerà Pio, si rialzerà Bastoni, si rialzerà l’Italia».

SUL BLOCCO INTER IN NAZIONALE – «Vadano avanti pensando al loro grande club e sapendo che non è giusto che siano loro i più criticati. Troppo semplice così. Certo, è vero che questa Nazionale aveva una forte base di interisti, ma quando le cose non funzionano bisogna guardare il gruppo nel complesso. Di certo, in questa generazione mancano dei veri leader, figure come era Chiellini solo qualche anno fa. Potevano essere Barella e Bastoni, ma non lo sono stati. È un problema molto più grande dell’Inter: i leader non nascono per caso, sono il prodotto di un ambiente. Se l’ambiente non li favorisce, è difficile che emergano».

QUALI SONO I PROBLEMI DELL’ITALIA? – «Non si tratta solo della partita persa ai rigori con la Bosnia, quella è la conseguenza finale di tutto un disastro precedente. Il problema è più profondo e nasce da lontano, direi da dopo il 2006. La vittoria dell’Europeo 2021, ottenuta con uno sforzo straordinario, ha fatto dimenticare le criticità che erano già presenti. Ma, ripeto, non si può puntare il dito solo contro i giocatori, interisti e no: loro non sono la causa, ma piuttosto il risultato di un sistema che negli anni ha avuto delle mancanze. Sono cresciuti dentro quel sistema, con allenatori, dirigenti, famiglie, contesti che hanno contribuito alla loro formazione. Alla fine, la responsabilità è collettiva, riguarda l’intero Paese, l’intera cultura calcistica».

COME INTERVENIRE? – «Le infrastrutture, prima di tutto: stadi, centri sportivi, organizzazione. Se vuoi organizzare un Europeo, devi investire davvero, non a metà. Poi la filosofia di gioco. In Italia, troppo spesso, si gioca per non perdere, più che per vincere. Questo incide sulla mentalità degli allenatori e dei giocatori. Gli allenatori, per esempio, sono spesso portati a cercare il pareggio per conservare il posto di lavoro, invece di rischiare per vincere. Questa paura si vede anche nelle categorie inferiori. E una mentalità diffusa. Ma il calcio deve essere il contrario: voglia di rischiare, entusiasmo, coraggio».

LA PLAYLIST DELLE NOSTRE TOP NEWS

Change privacy settings
×