De Marco: «Caceres? Nel dubbio non si sbandiera»

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L’attuale moviolista: «Torniamo alla vecchia regola della “luce”»

Intervenuto attraverso le colonne di Tuttosport, l’ex arbitro Andrea De Marco, attualmente moviolista di Mediaset, ha commentato gli episodi arbitrali che hanno caratterizzato il big match del San Paolo tra Napoli e Juventus e che hanno spinto il patron partenopeo Aurelio De Laurentiis ad attaccare la classe arbitrale: «Nel mirino è finito Di Liberatore. E’ il top degli assistenti, talmente maniacale che negli ambienti arbitrali non è soltanto stimatissimo, ma è considerato un robot. Passa giornate intere a studiare giocatori, meccanismi di gioco, elastici, diagonali. Possono sbagliare tutti, anche le macchine da guerra come lui. Ma per l’episodio del San Paolo non va colpevolizzato, anzi… Sicuri che fosse davvero fuorigioco? O meglio: sicuri che sarebbe stato giusto alzare la bandierina? Se Caceres è davanti, lo è di pochissimi centimetri. Riguardare l’azione non elimina tutti i dubbi. E nel dubbio, parola chiave per un collaboratore di linea, la direttiva dei vertici è chiara: tenere abbassata la bandierina e lasciar correre il gioco. Proprio come ha fatto Di Liberatore», ha scritto De Marco nel suo editoriale.

LA PROPOSTA – Ma per l’ex arbitro c’è comunque qualcosa che non funziona ed, infatti, ha chiesto regole semplici per non trasformare una segnalazione in un terno al loto: «Ma a decidere non devono essere arbitri e assistenti. La Ifab (International Football Association Board) deve riunire giocatori e tecnici, perché sono loro che conoscono meglio di chiunque altro le dinamiche di campo e di gioco», ha spiegato De Marco, che ha espresso anche la sua idea: «Tornerei alla cara vecchia regola della “luce”. Se c’è luce tra attaccante e difensore, si alza la bandierina. E’ fuorigioco. In caso contrario, si lascia correre. Luce significa un distacco totale. Non come succede adesso, dove bisogna controllare il ginocchio, il piede, lo sterno… E’ ora di svoltare, senza aspettare una nuova ondata di polemiche».