De Paul: «Non è uno scherzo rappresentare 45 milioni di argentini. Messi? Intoccabile»

© foto www.imagephotoagency.it

Rodrigo De Paul ha parlato ai microfoni di FIFA.com della Nazionale argentina: le parole del centrocampista dell’Udinese

Rodrigo De Paul ha parlato ai microfoni di FIFA.com della nazionale argentina. Queste le dichiarazioni riportate dal sito ufficiale dell’Udinese.

«Il calcio è entrato nella mia vita per caso, non avevo pianificato niente. Ho accompagnato il mio migliore amico per un provino al Club Deportivo Belgrano, mi hanno chiesto il ruolo e io ho risposto il numero 10 ed è così che ho iniziato a giocare come playmaker. Non ho mai provato gli schemi, ma potevo eludere facilmente gli avversari. La morte di mio nonno è stato il momento un cui tutto è cambiato e ho iniziato a prendere sul serio il calcio, per aiutare la mia famiglia.

La mia prima memoria riguardo la nazionale risale al 1998, avevo 4 anni e non potevo giocare con i bambini della mia età perché non esisteva la squadra, e giocavo con bambini più grandi. Mi hanno messo in porta, mi chiamavano Lechuga (soprannome del portiere argentino). Con gli anni il mio modo di approcciarmi alla Coppa del Mondo è cambiato, ricordo ancora l’amarezza dopo la partita contro la Svezia. L’edizione del 2018 è stata la più difficile perché molti amici facevano parte della squadra. Ricordo ancora quando mi hanno comunicato la convocazione in nazionale. Il Direttore Sportivo dell’Udinese, che conosceva Walter Samuel dal suo periodo con la Roma, mi ha detto che stava per chiamarmi. Pensavo mi dicesse che mi stavano monitorando, ma quando mi ha comunicato che ero entrato in squadra è stato molto bello. MI sono reso conto di quello che era successo solo in campo mentre ascoltavo l’inno nazionale. In quel momento ho capito. Dopo l’impatto dell’essere stato chiamato e dell’aver giocato, dopo aver realizzato un sogno, senti un grande senso di responsabilità. Non è mica uno scherzo rappresentare 45 milioni di argentini.

Scaloni potrebbe non avere molta esperienza come CT, ma ha 30 anni di esperienza nello spogliatoio. Comprende come lavora un gruppo, conosce il suo mestiere, è cresciuto nelle nazionali giovanili, ha giocati ai mondiali. Non so quante persone avrebbero avuto la determinazione di attuare i cambiamenti da lui apportati o di convocare giocatori non tra le migliori squadre del calcio mondiale. Il team selezionato per la nazionale è il migliore di cui abbia mai fatto parte, tutti sappiamo qual è il nostro posto e nessuno vuole prevalere. L’unico intoccabile è Leo.»