Fenucci e il Bologna del futuro: «Donadoni è l’uomo giusto»

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Parla Claudio Fenucci, l’a.d. della società emiliana: «Il nostro calcio non è pieno di stranieri. In Lega A…»

Il Bologna si è appena ripreso: dopo quattro sconfitte consecutive, i rossoblu sono ripartiti con la vittoria in rimonta contro l’Hellas e ora attendono la Sampdoria nell’anticipo pomeridiano di sabato. Claudio Fenucci, a.d. del Bologna, ha parlato del suo club e del futuro del calcio italiano: «Ho sposato la causa Bologna, ho rinnovato fino al giugno 2020. Ho la fortuna di lavorare con Joey Saputo, un imprenditore con caratteristiche umane e professionali fuori dal comune, la città mi piace».

SERIE A – «Un momento delicato, uno snodo per il futuro. L’eliminazione dal Mondiale ha dato un ulteriore segnale della crisi del nostro calcio. Il commissariamento? Non è mai una soluzione ottimale, ma se non si trovasse una soluzione, dobbiamo trasformarlo in un’opportunità». Ci si chiede che profilo possa trovare la A, che non ne ha individuato uno per mesi: «Penserei a dirigenti preparati come Michele Uva e Andrea Abodi, che però adesso occupano altri ruoli». La visione della A sembra spaccata tra piccole e grandi: «C’è chi ha più visione manageriale e chi ritiene che le proprietà debbano aver peso sulle decisioni operative della Lega. Penso che quest’ultima debba diventare il motore del sistema-calcio. Gli stranieri nel nostro campionato? In Italia siamo in linea con altri paesi. L’Uruguay ha tre milioni e mezzo di abitanti e un campionato meno competitivo, eppure…».

BOLOGNA – Intanto, a “Il Corriere dello Sport”, Fenucci parla anche del suo Bologna: «Abbiamo investito di recente 10 milioni per il centro tecnico di Casteldebole, rendendolo più moderno ed efficiente. E al Dall’Ara ci sono state ristrutturate le aree ospitalità, gli spogliatoi e altri servizi per sei milioni… quando ci sarà un’equa distribuzione dei diritti tv, il Bologna potrà puntare all’Europa». Oggi la situazione è ben differente: «Fatturiamo 53 milioni – escluse le cessioni dei giocatori – e a quel livello devi confrontarti con i club che si attestano tra 100 e 400». Conferma piena per Donadoni: «Lui è l’uomo giusto, ben coinvolto nella progettualità del club. Siamo una squadra giovane: potrà capitare la stagione giusta per far bene, ma oggi i nostri ricavi non ci consentono di essere stabilmente competitivi ad alti livelli».