Il Napoli rifletta sulla sua involuzione, secondo posto frutto del demerito altrui

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Il Napoli chiude sotto quota 80 per la prima volta dal 2015. Ancelotti rivendica il secondo posto, ma è uno specchietto per le allodole alla luce dell’involuzione in campo

Sia chiaro, il problema non sono i 12 punti in meno rispetto all’anno scorso: qualsiasi allenatore avesse preso in mano questo gruppo dopo l’estasi con Sarri avrebbe trovato delle difficoltà e qualsiasi paragone con la miglior stagione della storia del Napoli, periodo maradoniano escluso, sarebbe stato ingiusto e ingeneroso.

Nel calcio, e non solo, esistono due piani della conoscenza: quello cinicamente empirico dei risultati, che ci dice che il Napoli secondo era e secondo è rimasto, e quello dell’impressione sensoriale, che ci racconta qualcosa di diverso. Nessuno, dopo il divorzio con l’attuale tecnico del Chelsea, avrebbe chiesto al Napoli di restare in scia della Juventus di Cristiano Ronaldo o di fare chissà cosa in Champions League. L’unico che ne aveva velleità, a giudicare dalle dichiarazioni delle prime settimane, in realtà era proprio Carlo Ancelotti. Il suo Napoli era anche partito molto bene, ma si è perso in modo preoccupante nel 2019. Se lo scorso campionato, in cui il Napoli sfiorò lo scudetto, era stato costruito a partire dai 48 straordinari punti del girone di ritorno dell’anno precedente, allo stesso modo l’involuzione di questo girone di ritorno, che il Napoli potrebbe potenzialmente chiudere con un sesto posto virtuale qualora oggi vincessero Milan, Roma e Torino, deve far riflettere sul futuro e non solo in chiave mercato. Ancelotti non sembra però essere dello stesso avviso e anzi, continua a ostentare una certa sicurezza dialettica nell’approccio al futuro, assumendosi ulteriori responsabilità dopo le diverse, troppe perchè non glielo si ricordi, di cui si è già fatto carico quest’anno.

Progetto tecnico rivoluzionato: ne è valsa la pena?

In realtà, visto da fuori, il progetto tecnico appare confuso e poco solido.

  • Il cambio modulo.
  • La rinuncia (non richiesta, ma neanche lamentata) al regista, con le cessioni di Jorginho prima e Hamsik poi fatte passare in sordina.
  • Il passaggio dall’essere una squadra maestra nel possesso palla a una che esaspera la ricerca di una verticalità che poco si confà alle caratteristiche dei suoi uomini offensivi.
  • Un sistema difensivo che con meno controllo del campo e tante corse indietro in più, in un contesto di squadra più lunga, più larga e più esposta ai duelli individuali ha palesato degli scricchiolii, soprattutto con l’infortunio di Albiol, che comunque ha un’età e non sarà eterno.
  • I tanti calciatori fuori ruolo.
  • Il crollo verticale di Insigne.
  • La trasformazione del lavoro dei centrocampisti, con Zielinski, Allan e Fabiàn che da interni sono diventati mediani e che da un calcio a due tocchi sono passati a uno di sgroppate palle al piede.
  • I compiti completamenti diversi chiesti ai terzini, che con Sarri erano anelli di catene che funzionavano a memoria mascherandone le lacune e con Ancelotti sarebbero dovuti improvvisamente diventare martelli pneumatici a tutta fascia senza averlo nelle corde, vedi l’inedita inadeguatezza dimostrata da Hysaj.

Solo alcune delle innovazioni di forte rottura con il recente passato, apportate con eccessiva fretta e senza stare lì a chiedersi sufficientemente a quali benefici effettivi avrebbero potuto portare, e in effetti benefici non sembrano esserci stati.

Il futuro dipende davvero dal mercato?

Il mercato, da solo, non potrà porre rimedio a tutte queste falle. Il Napoli (giustamente) non ha intenzione di cambiare mezza squadra, avendo inoltre la fortuna di poter ripartire da una rosa che sui 25, probabilmente, non ha mai avuto una qualità media globale così alta. Per poter competere però con un sistema di gioco le cui sorti sono molto più affidate agli spunti e le interpretazioni dei singoli rispetto al passato, seguendo il modello che Ancelotti sta portando avanti, il valore della qualità globale probabilmente non basta e si renderebbe necessario alzare l’asticella del valore assoluto, cosa che difficilmente il Napoli potrà fare. De Laurentiis e Giuntoli quindi, più che sui nomi, dovranno accontentare Ancelotti sul piano delle caratteristiche dei calciatori che verranno acquistati, caricando ulteriormente di responsabilità la posizione del tecnico per la prossima stagione. Nomi come Di LorenzoCastagne e Veretout, per esempio, sembrano andare proprio in questa direzione. Profili economici da Napoli di De Laurentiis, caratteristiche tecniche e fisiche da Napoli di Ancelotti.

Il demerito altrui…

Il Napoli non commetta l’errore di considerare il secondo posto di quest’anno come un punto di partenza di diritto per la prossima stagione. Al termine di un campionato deludente quanto non mai nel ruolo recitato dalle altre big, i panni di antagonista della Juve il Napoli dovrà ricucirseli con tessuti più solidi, non tanto perchè i bianconeri siano stati così lontani dal principio che può essere fisiologico, quanto per il fatto che il Milan avrà chiuso questo campionato con al massimo 2 punti in più dell’anno scorso, l’Inter con almeno 3 punti in meno, la Lazio con almeno 10 e la Roma con almeno 11. Sono mancate dunque tutte le antagoniste annunciate e non è detto che accadrà di nuovo. Soprattutto, con il suo -12, aspettando i risultati di oggi, il Napoli sarebbe proprio quella mancata più di tutte. Un secondo posto, quello degli azzurri, arrivato come strascico ereditario dell’ultimo triennio e che non deve foderare gli occhi di prosciutto. Le avvisaglie di involuzione vanno colte e non sottovalutate perchè se è vero che chi, con colpevole superficialità, pronosticava come quinta la formazione azzurra alla vigilia di questa stagione sì è sbagliato, è vero anche che si è sbagliato a causa del rendimento delle altre, non sul Napoli, che in effetti il calo previsto l’ha fatto registrare. Il club azzurro non chiudeva a meno di 80 punti dalla stagione 2014/2015 e con gli attuali punti, in due dei tre campionati successivi, sarebbe arrivato quarto. Guardando a quanto accaduto da gennaio in poi, per la prima volta negli ultimi anni, dalla prima gara della prossima stagione chi vorrà il bene del Napoli, più che augurarsi una conferma di continuità, dovrà augurarsi una rapida inversione di tendenza.