L’impresa della Roma porta la firma di super Alisson

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Roma batte Qarabag ed accede agli ottavi di finale di Champions League da prima classificata del suo girone, meglio di Chelsea ed Altetico Madrid: l’analisi

Non c’è da girarci troppo intorno: al momento della definizione dei gironi, quando proprio lo storico capitano giallorosso Francesco Totti spediva la sua Roma nel gruppo di ferro con Chelsea ed Atletico Madrid, rispettivamente campione d’Inghilterra e club che ha centrato due delle ultime quattro finali di Champions League, in pochi o forse nessuno avrebbe puntato sul passaggio del turno della banda Di Francesco. Avversari proibitivi, tecnico inesperto a certi livelli, c’erano tutti gli ingredienti insomma per recitare il ruolo – se non dello sparring partner – della comprimaria di turno. La realtà ha raccontato poi fatti totalmente differenti, che sanciscono ancora una volta – qualora ce ne fosse bisogno – la totale insussistenza della relazione tra il presunto basso livello del campionato italiano ed il fallimento mondiale dell’Italia.

Impresa Roma

Tutt’altro: la Serie A è viva e vegeta, torneo tornato super competitivo e concorrenziale, che esprime nelle sue squadre migliori delle realtà oramai in grado di giocarsela alla pari con i club più accreditati del pianeta. La Roma fa parte di questa storia, con Juventus e Napoli ovviamente, e con le milanesi che – con tempi palesemente differenti, stando alle risultanze dell’attuale classifica – si stanno ristrutturando per tornare dov’erano. La Roma ha chiuso il suo girone di Champions League a quota undici punti, avendo perso soltanto una gara (quella di Madrid sul campo dell’Atletico), si è fatta preferire al Chelsea in virtù del vantaggio acquisito negli scontri diretti, si è messa dietro la squadra di Simeone, colpevole di non essere riuscita a battere neanche una volta il Qarabag. Non soltanto il passaggio del turno dunque, ma da prima classificata, con tutti i vantaggi che tale situazione arreca in ambito di accoppiamenti per gli ottavi di finale.

Le mani di Alisson sul successo

Come in pochi avrebbero puntato un euro sulle chance qualificazione della Roma, altrettanti avrebbero scommesso sul buon esito dell’avvicendamento SzczesnyAlisson: l’estremo difensore polacco, nei due anni vissuti a protezione della porta della Roma, aveva offerto ampie garanzie tecniche e caratteriali. Tanto da indurre la Juventus ad acquistarlo per affiancarlo momentaneamente a Buffon, in vista della prossima successione. La dirigenza giallorossa non si è lasciata prendere dagli isterismi, consapevole di avere già in casa il sostituto: Alisson Becker, portiere brasiliano a sua volta affiancato a Szczesny nella stagione di battesimo nel calcio italiano, al fine di consentirgli un ambientamento sereno e funzionale. Il tutto è andato come nelle migliori aspettative: Alisson oggi è il portiere affidabile che il mondo Roma auspicava, fattore tutt’altro che scontato considerata la variabilità di rendimento che ha sempre caratterizzato i portieri brasiliani. Capaci alle volte di raggiungere picchi insperati, ma allo stesso tempo di non fornire un rendimento medio all’altezza della situazione.

Alisson, la prestazione super in Roma-Atletico Madrid

Riavvolgiamo il nastro e portiamoci alla sfida d’esordio nell’attuale edizione della Champions League: il battesimo della Roma portava il nome dell’Atletico Madrid. Era una Roma ben differente da quella di oggi, meno sicura e consapevole, giocoforza alla ricerca degli equilibri portati dal nuovo allenatore. Un cantiere, contro quella che è invece una certezza a tutti gli effetti: il mostro Atletico Madrid, la squadra capace di infastidire le corazzate Barcellona e Real Madrid, piena di calciatori che giocherebbero titolari un po’ ovunque. Il differenziale emerse in tutta la sua forza sul prato dell’Olimpico: i Colchoneros dominarono la contesa in largo e lungo, sbattendo soltanto contro il muro Alisson Becker. Una prestazione letteralmente eroica per tenere in vita una Roma in apnea, in totale balia dell’avversario: interventi clamorosi in ripetizione su Vietto, due volte su Correa, nel finale con il prodigio su Saul Niguez.

Roma, l’importanza di quel pareggio

Lo 0-0 casalingo con l’Atletico Madrid fu giustamente incassato dai tifosi giallorossi non entusiasticamente: non per il risultato in sé, che ci sta tutta la vita, quanto per una debole prestazione che non lasciava sperare alcunché in termini di qualificazione. Quel punticino invece si è rivelato cruciale per l’esito finale: sotto il profilo immediato della classifica è facile intuire come, qualora non fosse arrivato, avrebbe consegnato il primato del girone al Chelsea di Antonio Conte. Ma non solo: la sensazione forte è quella che avrebbe indirizzato su tutt’altri binari il percorso dell’Atletico Madrid. Rimasto invece al palo, scoraggiato da una gara dominata su ogni piano tranne che su quello del bottino finale. In una contesa che si sviluppa su sei sole partite ogni minima considerazione fa la differenza. Nel cammino della Roma l’ha fatta – anche e soprattutto – quella prestazione monstre di Alisson, nel momento più difficile, contro un avversario per definizione complesso quale è l’Atletico Madrid.

Roma, Alisson in campionato

Il rendimento del portiere brasiliano non è certamente circoscrivibile alla sola Champions League: se la Roma, insieme ad Inter e Napoli, vanta la migliore difesa della Serie A con dieci reti subite, al netto di una gara da recuperare sul campo della Sampdoria, non possono essere certamente sottratti i meriti al suo portiere. Che in più di una sfida ha tenuto in vita la Roma con i suoi interventi strepitosi, consentendole di portarsi a casa più di una gara con il minimo scarto. Alisson insomma è presto divenuto una certezza: o meglio subito, sarebbe il caso di dire. E questo rappresenta il suo reale valore aggiunto: è stato al suo posto nel primo anno senza mai sbandare, si è mostrato pienamente all’altezza della situazione non appena promosso in pianta stabile. Se lo gode la Roma, brava ad accaparrarselo nell’estate del 2016 per soli otto milioni di euro.