Inter Getafe: Conte ha annullato Bordalas – ANALISI TATTICA

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Pur avendo sofferto, l’Inter di Conte ha messo la gara su binari che hanno fatto emergere le difficoltà del Getafe. Analisi tattica

Inter-Getafe è stato un match poco lineare, che ha avuto fasi molto diverse tra di loro. Si è passati da momenti in cui i nerazzurri hanno sofferto tantissimo la fisicità degli avversari, ad altri in cui i giocatori di Conte hanno gestito con relativa tranquillità.

Il Getafe inizia alla grande

Proprio l’allenatore salentino ha ben sintetizzato le caratteristiche del Getafe: «Loro cercavano il cross, la mischia, andavano su palle sporche». Quella spagnola è infatti una squadra molto peculiare, lontana dall’archetipo del calcio spagnolo. Bordalas ha plasmato una delle squadre più “sporche” e aggressive d’Europa, che ricerca costantemente il dominio fisico sull’avversario (con ampio uso del fallo e del contrasto). In fase di possesso, utilizzano molto i lanci nella speranza di prevalere sulle seconde palle e nei duelli aerei, non si cerca quasi mai di consolidare il possesso. Basti pensare che il Getafe ha una pass accuracy del 61%, che è per distacco la più bassa d’Europa: questo dato esprime bene una squadra che non cerca di palleggiare in modo pulito, anzi esaspera le mischie e i duelli fisici.

In avvio di gara, l’Inter ha faticato molto nel superare il 4-4-2 di Bordalas. Il Getafe invitava i nerazzurri a salire, per poi far partire un pressing feroce nei pressi del centrocampo (quando invece gli avversari si appoggiavano ad Handanovic, il Getafe alzava l’altezza della pressione). Va sottolineato come tutta la squadra partecipasse alla fase di non possesso, con la linea difensiva molto alta vicina ai mediani. D’altronde, quella spagnola è una squadra estremamente corta in ogni zona del campo, con distanze molto ridotte tra i reparti quando ci si difende.

Nei primi 25′, l’Inter è parsa in difficoltà nella risalita del campo. Non riusciva né a consolidare il possesso, né a trovare le punte. C’era poco smarcamento, per il Getafe era semplice fare densità in zona palla e arenare la manovra nerazzurra costringendo l’Inter ad andare in fascia. Lì poi gli spagnoli scivolavano orizzontalmente con una compattezza da blocco militare.

Getafe cortissimo in zona palla quando l’Inter allarga il gioco su Young. Da notare come accorci bene la linea difensiva: il terzino esce su Young mentre Djené, il difensore centrale, segue bene Lautaro.

Se poi nel resto della gara i lanci per Lukaku hanno fatto la differenza, ad inizio match anche il belga ha patito la grande aggressività degli spagnoli. Oltre a un Extetia che si staccava molto dalla linea per seguirlo, anche i mediani (Timor soprattutto) aiutavano i propri difensori andando a raddoppiare e chiudendo la soluzione di passaggio verso il doppio attaccante interista.

Insomma, anche le punte nerazzurre erano circondate da maglie avversarie, di conseguenza era complicato appoggiarsi a loro per risalire il campo.

Qui Exteita accorcia su Lukaku che viene incontro, con Timor che va ad aiutare il difensore. Il belga perde palla.

Dopo aver recuperato palla, il Getafe era solito allargare immediatamente il gioco per poi andare al cross (il modo preferito di attaccare da parte degli Azulones). Così, a inizio gara, sono arrivate le occasioni di Maksimovic e Mata, che potevano cambiare l’esito del match.

Lukaku approfitta del calo avversario

Certamente, il gol di Lukaku ha messo la gara su binari ottimali, ma sarebbe sbagliato valutarlo come episodio improvviso. L’intensità degli Azulones era calata già da diversi minuti, con l’Inter che stava uscendo dal basso con sempre più facilità. D’altronde, con il calcio anomalo che stiamo vedendo in queste settimane, è molto difficile mantenere con costanza un alto livello di intensità. Ciò si è visto con chiarezza nel Getafe di ieri, calato vistosamente dopo un grande impatto.

Nel finale di primo tempo, all’Inter è infatti riuscito ciò che era mancato a inizio gara: ossia, trovare l’uomo libero e superare il pressing avversario, con il Getafe che non riusciva a essere compatto come in avvio.

Nella prima slide, i nerazzurri trovano bene Gagliardini alle spalle del centrocampo, con Lukaku che fa da terzo uomo. Nella seconda, l’Inter costruisce dal basso, Bastoni serve Brozovic libero. Nessuno accorcia sul croato, con Makismovic che si lamenta del fatto che nessuno accompagni la pressione. Due situazioni che mostrano il calo del Getafe.

Il Getafe, dopo lo svantaggio, è stato costretto a rincorrere. Ciò ha messo la gara su binari sfavorevoli per gli Azulones, che a quel punto hanno patito molto il contesto tattico del match. Gli spagnoli sono stati costretti a difendere su un campo lungo. L’Inter ha infatti potuto lanciare Lukaku e Lautaro in profondità, con la retroguardia del Getafe in grosso affanno nel difendere in spazi larghi contro attaccanti di di questo tipo. Il lancio per le punte ha costantemente concesso di scavalcare la difesa avversaria e risalire così il campo.

Non si è quindi più vista la compattezza di inizio gara, c’era anzi la sensazione che su ogni palla persa l’Inter potesse arrivare dalle parti di Soria. Il gol di Lukaku è stata un’anticipazione di quello che sarebbe avvenuto nel resto dell’incontro, con Bastoni in particolare che si è rivelato determinante nel verticalizzare, dimostrando così grandi qualità da costruttore. Anche la rete di Eriksen è arrivata da un preciso lancio dell’ex Parma.

Le difficoltà offensive del Getafe

Come scritto sopra, il Getafe ama attaccare in ripartenza, subito dopo aver recuperato palla. Al contrario, si trova in profondo imbarazzo quando è costretto a palleggiare e costruire dal basso. L’Inter, ben conscia di queste difficoltà, non si è vergognata nel lasciare il pallino del gioco agli avversari, proprio per indurli all’errore. E infatti, il Getafe  ha commesso continui svarioni tecnici che spesso generavano ripartenze potenzialmente letali.

Per risalire, gli spagnoli hanno esasperato il lancio lungo per le punte, che però i difensori dell’Inter hanno contenuto abbastanza bene. Gli attaccanti del Getafe erano spesso isolati, con la linea a 3 nerazzurra in superiorità numerica. Gli Azulones hanno vinto poche seconde palle nella trequarti avversaria, l’Inter ha abbastanza retto dal punto di vista fisico. De Vrij in particolare ha fatto un ottimo lavoro su Mata, vincendo ben 7 duelli aerei.

Uno dei molti lanci da dietro per le punte. Raramente il Getafe risaliva palla a terra.

Nell’ultimo terzo di gara, l’Inter è tornata a soffrire la fisicità avversaria, facendosi schiacciare. Il Getafe ha avuto mantenuto un baricentro piuttosto alto, e i cambi di Bordalas (Molina e Jason) hanno aumentato la pericolosità.

Gli spagnoli attaccavano con tanti uomini, ma – in modo coerente con le proprie caratteristiche – hanno utilizzato quasi solo il cross per rifinire. Con l’Inter molto bassa, gli Azulones hanno inondato l’area di palloni alti. Le statistiche ci dicono che il Getafe ha effettuato l’enorme cifra di 33 cross (gli avversari ne hanno totalizzati appena 9). Ovviamente, ciò generava anche dei rischi in transizione negativa: con tanti uomini dentro l’area di rigore, ogni pallone recuperato dall’Inter poteva generare un contropiede.

Azione tipo del finale di gara. Inter schiacciata dietro e Getafe che riempire l’area con tanti uomini.

L’Inter è però riuscita a reggere (graziata anche dal rigore sbagliato da Molina) e a trovare addirittura il raddoppio grazie al neo entrato Eriksen. Nonostante i nerazzurri non siano stati particolarmente brillanti, hanno avuto il merito di mettere il match in una direzione che ha enfatizzato le difficoltà del Getafe. Non è un caso che Conte sia rimasto soddisfatto per la determinazione mostrata nei momenti più difficili. Sarà interessante, nelle prossime partire, vedere se il tecnico leccese troverà il modo di schierare Eriksen dal primo minuto, o se invece continuerà ad utilizzarlo come arma a gara in corso.

Si chiude invece qui l’avventura europea del Getafe, una delle squadre che più in Europa ha sofferto lo stop per il Coronavirus. A differenza della prima parte di stagione, gli spagnoli non riescono a essere sufficientemente intensi nell’arco dei 90′, un qualcosa che – oltre a enfatizzare i limiti tecnici – limita molto i punti di forza di Bordalas.