Senza Bonucci non so stare

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Juventus, l’amichevole persa con il Tottenham apre il capitolo della successione di Leonardo Bonucci

Calcio d’estate, ci mancherebbe altro, è pur vero però che se non possiamo parlarne neanche ci appare lecito chiudere baracca e burattini e risentirci a settembre. Anche perché poi a settembre sarà troppo presto e serviranno altre partite per esprimere le prime opinioni, a Natale ci saranno ancora tanti mesi fino al termine della stagione, ed alla fine magari il progetto – per essere giudicato – avrà bisogno di anni. E poi c’è di nuovo il calciomercato in mezzo, che cambia gli scenari alla velocità della luce. Insomma non è mai tempo di palesare un’opinione, il suo giorno può essere sempre quello errato. Strada consigliabile appare invece attenersi agli elementi dello stato dell’arte e tenersi reattivi di fronte all’eventuale e probabile cambiamento: saper cogliere gli aspetti significanti e riscoprirsi meno intransigenti qualora mutasse la considerazione degli stessi. Anche nell’approccio alla Juventus del post Bonucci.

Juventus, i problemi evidenziati a Wembley contro il Tottenham

Sono bastati cinque minuti per rendersi conto di come la Juventus non sia funzionante in termini di impostazione delle prime battute della manovra. Al punto da far credere che non sappia cosa fare: manca il riferimento che in questi anni di successi ha permesso al resto del reparto di occuparsi di altro. Tecnica pura e visione di gioco di un centrocampista, prestate alla difesa: parliamo ovviamente di Leonardo Bonucci, un difensore che per sue caratteristiche non ti consente – una volta perso – di abituarti immediatamente ad altro. Se tu compagno di reparto sai che in quella posizione ed in quel preciso momento c’è lui, ritrovartici senza può diventare un bel problema. Da lì dunque gli errori in disimpegno a cui abbiamo assistito nel primo tempo dell’amichevole con il Tottenham, la scarsa fluidità della palla, l’imprendibile lancio di Chiellini per Higuain (non ce ne voglia Giorgio, un fenomeno di difensore puro), in altre parole l’assenza del cardine. Del gestore dei tempi. Del rasserenatore, se volete.

Altre implicazioni del post-Bonucci

Non è apparso meno forte però l’impatto diretto sulla tenuta generale della squadra. Ci vengono incontro teorie del calcio evergreen: più mantieni il possesso del pallone e meno ti esponi a pericoli. Che tradotto volgarmente vuol dire: più la palla ce l’hai tu, meno gli avversari. Senza Bonucci calerà inevitabilmente l’accumulo di possesso palla bianconero nella propria metà campo: la Juventus con questo aspetto dovrà fare i conti, a maggior ragione rispetto a quanto era abituata. Ovviamente è qualcosa che non può bastare per esplicare le ragioni dell’eventuale impatto diretto sulla fase difensiva: Leonardo Bonucci ha senz’altro trovato modo e tempo per strutturarsi anche come difensore puro, basterebbe ricordare il clamoroso intervento su Higuain – da avversario, ai tempi dello scontro scudetto con il Napoli – per testimoniare come sia capace di firmare interventi difensivi di elevatissimo spessore. La specializzazione nella lettura delle situazioni, sempre un tempo avanti agli altri, completa e definisce il quadro di un difensore come pochi altri sul pianeta. Non ce ne voglia nessuno, ma i sostituti attualmente a disposizione di Massimiliano Allegri – Daniele Rugani e Medhi Benatia – non sono di quel livello.

Juventus, le soluzioni

Difficile oggi prevedere se la dirigenza della Juventus nelle persone di Marotta e Paratici agirà sul mercato per trovare un’alternativa, o meglio un rinforzo: difensori che accomunano livello e caratteristiche di Bonucci non sono lì dietro l’angolo. Toccherà dunque cambiare interpretazione del reparto ed allora quelli di cui si dispone bastano eccome: Chiellini e Barzagli hanno composto con lui la BBC di cui tutto il mondo ha parlato, Benatia è un centrale di spessore che soltanto tre stagioni fa il Bayern Monaco prelevava dalla Roma per trenta milioni di euro, Rugani è stato uno dei prospetti più interessanti delle recenti pagine italiane ed ha la chance ideale per mostrare di quale pasta sia fatto. Lo switch è rappresentato dal passare da una linea difensiva più collaborativa ad una che si occupi quasi esclusivamente della fase di marcatura. Passando dunque le chiavi del gioco, nella sua prima impostazione, ad un playmaker basso che potrebbe rispondere al nome di Miralem Pjanic: sempre più distante dalla porta avversaria ma nel vivo del gioco bianconero sin dalle battute iniziali, una sorta di regista difensivo aggiunto in grado di abbassarsi sulla linea dei centrali, come ad esempio fa da anni De Rossi nella Roma. La risposta della Juventus di Allegri all’addio di Bonucci sarà uno dei fattori più decisivi ed interessanti dell’imminente stagione: il tecnico bianconero – che gli importi o meno – sa bene che sarà chiamato a fornire risposte continue.