Ultrà Juventus, pena esemplare per Grancini

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Loris Grancini, leader dei Viking di Milano, è stato condannato: il capo ultrà è stato sentito anche nell’inchiesta “Alto Piemonte”

Operaio, pokerista, chiacchierato per presunti legami con la ‘ndrangheta ma, soprattutto, ultrà juventino: come riporta “La Gazzetta dello Sport”, Loris Grancini, leader dei Viking di Milano, è stato prelevato da casa dai carabinieri e portato in galera. Dovrà scontare 13 anni e 11 mesi per un cumulo di pene che comprende un tentato omicidio avvenuto il 5 ottobre 2006 in zona Loreto, a Milano. Davanti a un bar con un amico, Pasquale Romeo (condannato a nove anni con l’abbreviato), avrebbe cercato di uccidere a colpi di pistola Massimo Merafino come ritorsione per una lite in un altro bar: per i giudici il capo-ultrà fu «il mandante e presente sul posto». Prima dell’ultima sentenza della Cassazione, Grancini si è sempre proclamato innocente e nel 2006 era stato scarcerato per mancanza di gravi indizi.

TOTEM PERICOLOSO – II capo dei Viking è uno dei totem della curva travolta dal processo «Alto Piemonte», in cui Grancini ha testimoniato. Tra l’altro, rischia un altro processo per un episodio tra le migliaia di pagine di quel procedimento: una tentata estorsione nei confronti di Roberto Pano, titolare di un’agenzia milanese di ticketing. L’avrebbe minacciato per avere biglietti «con una corsia preferenziale»: «Sai come brucia facilmente?», avrebbe detto riferendosi al negozio. La scorsa stagione, Grancini avrebbe chiesto biglietti per Juve-Crotone per «certi calabresi di Corsico»: davanti allo Stadium i Viking avevano poi affisso uno striscione contro lo stesso Pano. L’udienza preliminare sarà il 15 marzo.