La colpa è di Marotta

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Questo succede a trattare con dei non professionisti: povera Inter

LA STORIA DI ENRICHETTO – Enrichetto è un mio amico d’infanzia. Noi lo chiamiamo ancora Enrichetto, ma ora come ora c’avrà quasi 30 anni e peserà 150 chili a coscia. Enrichetto qualche anno fa ha avuto un grosso ascesso al molare ed è corso da un dentista, ma non uno di quelli che ti salvano la vita e poi ti sparano mille euro di fattura. No, Enrichetto è andato da uno di quelli che s’era preso la laurea in Romania con i punti Conad. Cioè, a dire il vero non è che se l’era proprio presa, se l’era comprata. A dirla propriamente tutta non era nemmeno laureato, semplicemente c’aveva uno studio dentistico perché sulla porta c’era scritto “studio dentistico”. C’avesse avuto scritto “venditore di scolapasta”, sarebbe stato un venditore di scolapasta, ecco tutto.

LA MORALE – Comunque, morale della storia: mai rivolgersi a dei non professionisti. Non tanto perché il professionista sa quello che fa e si presenta meglio agli occhi della gente dotata di un minimo di sale in zucca, quanto piuttosto perché così si evita di rimetterci tempo, soldi e salute. Oggi Enrichetto sta bene, solo che è meglio che non parli troppo, perché quando apre bocca per farlo sembra che da quelle parti, tra la lingua e il palato, ci sia passato Walter Nudo dopo la prima edizione dell’Isola dei Famosi, quando non s’era lavato per 3 mesi di fila e faceva la cacca all’aroma di cocco marcio. Una cosa del genere insomma.

CORSI E RICORSI – Una cosa del genere, a proposito, ieri deve averla imparata anche Beppe Marotta, che s’era recato a Milano l’altro giorno convinto di trattare lo scambio Vucinic – Guarin con l’Inter, ma convinto, soprattutto, di trattare lo scambio con dei professionisti seri: Ausilio e Branca, due che alcune volte mi ricordano un po’ Alfa Alfa e Pete the Pup, non so se ve li ricordate, i due personaggi de “Le Simpatiche Canaglie”, quel telefilm anni ’50 in bianco e nero che aiutò una generazione intera di bambini a finire nel baratro della droga. Alfa Alfa era il tizio che sulla parte posteriore della calotta cranica aveva un’antenna e il più delle volte non capiva niente, infatti gli amici lo prendevano un po’ per fessacchiotto: ecco, quello mi ricorda Branca. Ausilio mi ricorda invece Pete the Pup. Pete the Pup era il cane.

LA VERITA’ – La verità è che, al di là di quanto successo, Branca e Ausilio non è che abbiano poi tutte queste grandi colpe. Se domani mi proponessero di dirigere il New York Times, accetterei subito, senza battere ciglio, anche se con ogni probabilità riuscirei consapevolmente nel giro di un mese a farlo diventare meno credibile del Gazzettino di Goia Tauro. Ma voglio dire, chi non accetterebbe una proposta del genere? Pazzo chi accetta o pazzo chi propone? Probabilmente entrambi, ma i secondi un po’ più dei primi. Perché va bene, Branca ed Ausilio non saranno un perfetto mix tra Ferguson e Wenger, ma chi li ha piazzati in quei posti lì doveva aver mangiato una partita di funghi raccolta da Ray Charles in un bosco scuro alle 2 di notte.

TIRANDO DUE SOMME – Vi spiego come la vedo io, che di calcio ci capisco notoriamente molto poco: la Juventus, grande e nobile squadra del calcio italiano, si è trovata a trattare con l’Inter, grande e nobile squadra del calcio italiano. Un affare alla pari insomma, dove a fare la differenza è stato il materiale umano: tutto sommato onesto quello bianconero, che si è affidata a dirigenti che non saranno i nuovi capi incontrastati del calcio italiano, ma qualcosa ne capiscono, un po’ scadente invece quello dell’Inter. Alla fin fine scambiare Guarin per Vucinic poteva pure starci, perché non sai mai come può finire davvero, magari pensi di aver fatto l’affare del secolo e ti ritrovi a stringere la mano a Centofanti, o magari torni a casa tutto convinto di aver comprato un povero ragazzo argentino con problemi di sviluppo e qualche anno dopo ti trovi nel bagagliaio della macchina quattro Palloni d’Oro. Quello che proprio non ci sta è aver mosso mari e monti, aver concluso un affare, aver stretto la mano di tutte le parti in causa, aver dato la tua parola su ciò che doveva essere (e poi non è stato), per poi tirarti indietro perché tifoso X ha minacciato di rigarti la macchina o il tuo presidente, che è indonesiano, quindi sta al calcio un po’ come Fassone sta ad una gara di bellezza, ti dice che non si può fare, quindi no, anzi sì, hai sbagliato tutto. Agli occhi del mondo c’hai rimesso, hai fatto la figura del quaquaraquà, ma forse non hai nemmeno sbagliato più di tanto. La colpa vera a conti fatti ce l’ha Marotta: perché non puoi andare dal dentista rumeno e pretendere di ritrovarti il sorriso di Scarlett Johansson, coi non professionisti ci rimani sempre male. Chiedilo a Enrichetto.