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Manchester City, perché la squadra di Guardiola è così fragile in difesa

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Il Manchester City di Guardiola ha tanti problemi difensivi. Le gare contro Wolves e Leicester lo hanno dimostrato

Dopo le due strepitose Premier League vinte, con una media di 100 punti a stagione, il Manchester City di Guardiola sembra lontano parente di quella squadra che triturava qualsiasi avversario. Nella scorsa stagione, i Citizens hanno perso ben 9 partite di campionato, mentre in queste prime due partite hanno subito giù 6 reti. Oltre ai gol concessi, fa scalpore l’estrema facilità con cui gli avversari riescono a rendersi pericolosi: 10 giorni fa, il Wolverhampton aveva creato occasioni a profusione, mentre il Leicester di Rodgers ha sbancato l’Ethiad con una manita che è già storia.

L’importanza delle transizioni

Prima di addentrarci nell’analisi, va fatta una premessa che può apparire banale ma è in realtà fondamentale: il calcio di Guardiola è molto difficile da applicare. Non è semplice mantenere un baricentro così alto in un campionato (la Premier) dove gli avversari sono estremamente verticali e in grado di arrivare in porta con rapidità. E’ necessaria una grande efficacia nelle transizioni difensive, per recuperare bene palla subito dopo averla persa. Altrimenti, il rischio è quello di soffrire ogni volta che l’avversario recupera il possesso.

Nelle stagioni dei due titoli vinti, il Manchester City annichiliva l’avversario schiacciandolo dall’inizio alla fine con punteggi enormi (appena 49 gol subiti in due anni). Nello scorso anno, i Citizens hanno invece iniziato a soffrire molto di più nelle transizioni negative, con gli avversari che riuscivano ad arrivare più agevolmente in porta quando recuperavano palla. I meccanismi di riconquista hanno dato grossi problemi. Queste difficoltà degli inglesi si sono tradotte in un campionato mediocre (82 punti) e in una bruttissima eliminazione ai quarti di Champions, dove il Lione ha ripetutamente infilato Guardiola in ripartenza.

Per effettuare la riaggressione che ha in mente il tecnico catalano, è necessario prima di tutto un corretto posizionamento tattico: la squadra deve essere corta in zona palla, con la fase di possesso che influenza il modo in cui ci si difende. E’ però anche necessaria una grande intensità, sia atletica che mentale, da parte dei propri giocatori, i quali devono essere efficaci nei contrasti e nelle palle contese.

Il secondo aspetto sta mancando sempre di più a molti calciatori, che danno la sensazione di arrivare sempre con qualche tempo di ritardo. Non riescono a essere tempestivi e precisi come negli anni precedenti, con Guardiola che nel post Leicester si è lamentato della scarsa concentrazione dei propri giocatori.

Cosa voleva fare il Leicester

Non è un caso che Rodgers, allenatore che in tutte le sue squadre (Leicester compreso) privilegia un calcio propositivo e di possesso, abbia adottato un piano gara diverso per fare male al City. Rispetto al solito 4-1-4-1, le Foxes si sono schierate con un 5-4-1 piuttosto passivo: oltre che negare spazi agli avversari, lo scopo era quello di attaccare in ripartenza approfittando delle lacune rivali.

Guardiola ci ha anche messo del suo: con le 4 punte molto dentro al campo, i terzini (Walker e Mendy) erano in costante sovrapposizione per occupare la trequarti con più uomini. Si formava quindi una sorta di 2-2-6, come si vede nella slide sopra.

Il City aveva quindi tanti uomini sopra la linea della palla contro una squadra in salute ed eccezionale nel ribaltare velocemente l’azione: al contrario, i giocatori del Manchester erano lenti nei ripiegamenti. Di conseguenza, il Leicester ha seminato il panico in ripartenza, trovandosi più volte in superiorità numerica. La manovra dei padroni di casa si è inoltre rivelata spesso sterile, con poche occasioni create.

I tanti errori del City

Pur difendendosi a lungo con un baricentro basso, va specificato che le Foxes non hanno punto solo in transizione. Anzi, diverse occasioni e gol sono arrivati tramite palleggio da dietro con il pressing del City fatto girare a vuoto.

In particolare, i difensori si facevano portare spesso fuori posizione, con il Leicester che poteva così aggredire la profondità. Aké e Mendy provavano a difendere in avanti, ma erano spesso in ritardo nelle uscite: la linea si rompeva quindi con facilità, con i mediani (Rodri e Fernandinho) costretti a corriere all’indietro. I giocatori del Leicester riuscivano quasi sempre a prevalere nei duelli e ad arrivare in anticipo sul pallone.

In questa azione, si vede un attacco in campo aperto molto pericoloso, con evidenti buchi difensivi per il City. Il Leicester rinvia dal fondo e lancia su Castagne: Mendy, partito in ritardo, perde il contrasto con l’ex Atalanta con la palla che finisce a Praet. Le Foxes quindi aggrediscono la profondità. Aké e Garcia, isolati, sono addirittura in inferiorità numerica: tramite un semplice rinvio dal fondo, il Leicester ha totalmente superato il pressing del City.

In quest’altra azione, le Foxes risalgono invece palla a terra: Aké è in ritardo nell’uscire su Praet, si crea quindi una reazione a catena che scombussola la linea del City. Il Leicester è stato strepitoso ad approfittare di queste situazioni, riuscendo ad accompagnare l’azione con tanti giocatori contro un City lentissimo nel ripiegare. Anche qui le Foxes sono in superiorità numerica.

Ci sono invece state anche situazioni in cui, in teoria, i padroni di casa erano disposti bene tatticamente, ma la scarsa brillantezza di alcuni giocatori ha reso fallimentare il pressing. Ne è un esempio l’azione del primo gol del Leicester, con il rigore che nasce da un possesso palla che parte dal basso: i due mediani del City (Rodri e Fernandinho) accorciano su quelli del Leicester (Mendy e Tielemans). Le Foxes sembrano in difficoltà, visto che Mendy è spalle alla porta: eppure, Fernandinho sbaglia totalmente l’intervento, con il mediano avversario che si gira e lo salta con facilità, spaccando in due il pressing del City. L’errore del brasiliano libera spazio per il Leicester, che può così aggredire la profondità con tanti uomini.

Si vede qui. Mendy riesce incredibilmente a saltare Fernandinho, con il Leicester che così si invola verso la porta.

Nella ripresa, i cambi offensivi di Guardiola hanno ulteriormente peggiorato la situazione: il Leicester in campo aperto ha avuto ancora più praterie, con Rodri (l’unico mediano rimasto) costantemente preso ai fianchi.

Insomma, ci sono tantissime cose che non vanno nel Manchester City. Oltre ad alcune scelte sbagliate di Guardiola, che sembrano accentuare le difficoltà della squadra, ci sono diversi giocatori poco a proprio agio nell’applicare bene le richieste dell’allenatore. La linea difensiva è facilmente attaccabile, mentre Fernandinho e Rodri (i mediani) sono spesso imprecisi quando si tratta di pressare e riaggredire in avanti. Ci sono tanti errori in molte zone del campo, con gli avversari che riescono ad arrivare con troppa facilità in porta.

Vedremo se Ruben Dias (arrivato dal Benfica) basterà per sistemare la fase difensiva del City. In questi giorni si sta discutendo molto sul futuro di Pep, visto che il contratto scade in estate. Di certo, Guardiola dovrebbe evitare passi falsi nelle prossime gare, soprattutto perché il Liverpool ha iniziato alla grande la stagione.

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