All’improvviso, Taibi

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Il racconto del gol di Taibi in Reggina – Udinese del 2000-01

Quando è sbarcato da Manchester ancora non riusciva a capire se si dicesse Mànchester o Manchèster, perché lui sì aveva sempre detto Mànchester, era stato in un certo senso traviato da tutti i telecronisti italiani che danno ragione a chi dice che Manchester è una parola dal doppio accento però bisogna sottolineare l’accento primario, quello alla prima sillaba. Eh però, pensava, si dice Winchèster, e quindi il dubbio rimaneva. È arrivato dunque dal Regno Unito con un senso di incompiutezza, non solo fonetico ma anche calcistico, perché lui al Manchester United aveva giocato poco fra alti e bassi, ottenendo la stima di Sir Alex Ferguson ma non tanto quella dei critici, un po’ come certe canzoni a Sanremo che diventano hit ma vengono stroncate da chi di musica ne sa. Aveva giocato poco a Old Trafford, era stato eroe contro il Liverpool e poi colpevole sul peggior tiro della carriera di Matt Le Tissier, più che altro aveva fatto molta panchina, lui, il primo portiere italiano nella storia del Mànchester o Manchèster. Dei Red Devils insomma. Poi però a gennaio aveva deciso di cambiare aria e tornare più vicino possibile alla propria famiglia, dire addio alla Premier League – dire addio al campionato più bello del mondo, agli stadi gremiti e alla pioggerellina incessante di ogni maledetto monday night, alle maglie taylored by Umbro e ai palloni Mitre sgargianti – e fare ritorno in patria, in Italia, non lontano da casa. Ci ripensava appena sbarcato da Manchester, perché passare dal Man Utd alla Reggina non era cosa da tutti. Per l’amor del cielo, quella Reggina al primo anno di Serie A stava facendo cose egregie ma serviva un portiere d’esperienza e non Emanuele Belardi, il quale addirittura aveva parato un rigore a Shevchenko al 90′ a San Siro, ma quella è un’altra storia. E così la Reggina aveva preso lui, l’ex Manchester United, un portiere che in carriera aveva girovagato un bel po’ (Piacenza, Milan e Venezia in particolare) e che aveva iniziato da piccolo come attaccante. E in un certo senso un attaccante Massimo Taibi non aveva mai smesso di esserlo.

PESCE D’APRILE – Il primo aprile del 2001 a Reggio Calabria c’è il sole, sono i primi caldi primaverili e si potrebbe stare sugli spalti dello Stadio Oreste Granillo anche a maniche corte. E invece a pochi minuti dalla fine l’arbitro decreta un calcio d’angolo in favore della Reggina e in area arriva un lungagnone che ha sia la maglia a maniche lunghe che i pantaloni lunghi. A suo modo potrebbe essere un invasore, qualcuno che cerca gloria con la solita scenata in campo per andare ad abbracciare l’idolo. Ma non può essere un invasore per vari motivi, il primo è semplice: si tratta di una partita tra Reggina e Udinese, un’anonima ventiquattresima giornata di un campionato di sofferenza per entrambe le squadre. Il secondo motivo è più emozionale, la Reggina è impegnata in una difficilissima corsa per la salvezza e in Serie A è solamente penultima, anche se bastano tre punti per uscire dalla zona retrocessione e sperare di rimanere ancora in A per un altro anno. Perché la stagione precedente era stata un successo, i ragazzi di Franco Colomba all’esordio si erano salvati e avevano messo in luce qualche giocatore molto interessante, tra cui il giovane Bruno Cirillo oppure Andrea Pirlo, in prestito dall’Inter. Adesso invece c’era da lottare e da sudare e una tifoseria calda e passionale come quella della Reggina non può permettersi una inutile variazione sul tema come un’invasione di campo in quel momento della partita, con il risultato in bilico a tre dalla fine e un calcio d’angolo a favore, per giunta. E allora chi è quel figuro con maglia a maniche lunghe e pantaloni lunghi? È lui la variazione sul tema, questo è certo, perché si tratta di Massimo Taibi, uno che l’area piccola dovrebbe presidiarla cento metri più a destra. Eppure, mentre il portoghese José Mamede si appresta a battere dalla bandierina, Taibi è lì. Con lui anche chi l’attaccante lo fa davvero – ci sono Marazzina, Nassi, i saltatori Vargas e Stovini – e fiori fiori di colpitori di testa a contendergli il pallone, su tutti Luis HelgueraValerio Bertotto. E lì, a due metri, c’è Luigi Turci, l’altro portiere. Sono stato così vicini solo nel tunnel degli spogliatoi.

FINO A QUI TUTTO MALE – L’Udinese è in vantaggio uno a zero per la felicità di Luciano Spalletti, arrivato da pochi giorni alla guida dei bianconeri. I friulani sono a quota ventotto punti in classifica, a più sei sulla zona calda, ma non sono stati costruiti per salvarsi eppure un girone d’andata al di sotto delle aspettative e le ultime partite troppo brutte per essere vere hanno costretti i Pozzo a esonerare De Canio e prendere il toscano. E il toscano gongola perché pregusta già i tre punti, i suoi a una manciata di secondi dal triplice fischio del signor Messina di Bergamo sono avanti di un gol pur avendo giocato peggio e, a dirla tutta, senza nemmeno meritarlo. La Reggina ha perso Dionigi nel primo tempo e con Nassi in avanti ha comunque continuato ad attaccare, senza però il bomber i calabresi hanno fatto poco, tant’è che sono stati Zanchetta e Vicari a creare i problemi più grossi a Turci. Gli amaranto giocano intimoriti dalla classifica, manovrano bene il pallone e sono padroni del campo ma non riescono a metterla dentro. Come spesso accade nel calcio – e nella vita, direbbe chi ne sa – nel momento di massimo sforzo arriva la beffa: Reggina tutta in avanti, l’Udinese parte in contropiede e dal limite dell’area Alberto Valentim do Carmo Neto noto come Alberto sceglie proprio quella domenica per inventarsi un gol a giro da fuori, uno dei tre trascurabili gol in più di cento gare in Italia. La Reggina viene colpita nell’orgoglio e parte all’arma bianca in avanti, Colomba prova la mossa della disperazione ma senza Ciccio Cozza in avanti è difficile macinare gioco. Poi però, quando i minuti sul cronometro sono ottantasette e siccome è il primo di aprile, avviene lo scherzo più bello di tutti, poco dopo un errore della difesa dell’Udinese che concede un corner alla Reggina.

LO SCHERZO – E proprio a uno scherzo pensano i tifosi quando vedono nell’area piccola Massimo Taibi, il loro portiere. Nel primo tempo ha salvato il risultato su Margiotta ma da qui a voler fare l’eroe di giornata ce ne corre. È in momenti come questo che un tifoso pensa a tutto e al contrario di tutto: pensa che è l’87’ e non il 94′ e quindi non c’è bisogno di scoprirsi così, pensa che comunque un uomo in più in area a saltare di testa fa comodo, pensa che quell’uomo in più è un portiere e la palla con la testa la toccherà sì e no dieci volte in una stagione, pensa che Taibi di solito indossa un cappellino ma in quella occasione evidentemente ha scelto un look più formale per tentare di entrare nella Storia. Pensa soprattutto che quella è una pazzia, perché solo un pazzo può decidere di entrare in area in quel momento della stagione. Duole dover dar ragione a un vetusto modo di dire, ma la fortuna aiuta gli audaci e in quanto ad audacia Massimo Taibi potrebbe aprire un chiosco al mercato da quanta ne ha in eccedenza. Succede che Mamede batta in mezzo senza schemi e senza nemmeno dar troppa importanza alla parabola del pallone, che si alza sulle teste della difesa friulana mentre il Granillo è attonito. Il pallone arriva al vertice basso dell’area piccola dove staziona Giuliano Giannichedda, il mediano che in quel momento dovrebbe marcare un avversario ma che in realtà è solamente fermo a veder scorrere il pallone. L’uomo che ha in marcatura è Taibi e forse in quel caso Giannichedda, ingenuamente, pensa di non doversi sforzare troppo per difendere. E sbaglia. Perché Taibi corre incontro alla sfera e salta, pure leggermente in controtempo, si inarca colpendo il pallone di testa e atterra dopo uno stacco perentorio, come faceva quando da piccolo nell’Amat giocava in attacco. Lo scherzo finisce quando la palla supera anche un immobile e incredulo Luigi Turci e si insacca all’incrocio. Il Granillo non ci crede, i telecronisti in tv neanche, chi ascolta alla radio o vede il tutto al televideo pensa a un errore, a una beffa. E invece no, Reggina uno Udinese uno, gol di Taibi. E il portiere esulta, corre ad abbracciare il suo secondo Belardi che in allenamento gli aveva predetto il gol. I minuti che restano da giocare sono inutili, quel che conta è il marcatore reggino. Finisce 1-1, l’Udinese si salverà un po’ a fatica mentre dopo una gran rimonta e un drammatico spareggio col Verona la Reggina tornerà in Serie B. Taibi rimarrà comunque nella storia del calcio italiano come il secondo portiere ad aver fatto gol su azione in Serie A. L’ultimo, finora.