Milan, Bierhoff: «Segnali positivi su cui continuare»

Iscriviti
© foto www.imagephotoagency.it

Oliver Bierhoff ha parlato dell’inizio di stagione del Milan

Oliver Bierhoff, doppio ex di Milan Udinese, in una intervista a La Gazzetta dello Sport ha parlato dell’annata rossonera ma ha anche ricordato il suo passato da calciatore.

MILAN – «Sono felice, vincere il derby è importante. Non è il Milan di una volta, però sono segnali positivi su cui continuare. Primi in campionato e primi in Europa, significa che c’è fiducia e in questi tempi difficili per tutti, se hai un buon gruppo, una certa mentalità può essere un’annata sì, positiva». 

CLASSE ’99 – «Il ’99 continua a essere una buona annata per il Milan. Per me, orgoglio e soddisfazione di far parte di quella squadra. Il tempo passa, in nazionale abbiamo alcuni ’99, uno è Kai Havertz. Però io mi sento ancora giovane». 

PRIMA VOLTA AL MILAN – «Da bambino andai con mio papà che era amico di Schnellinger, ma ho in mente quello da calciatore. Il Milan veniva da due stagioni deludenti, 11° e 10° posto. Ero stato preso con Helveg e Zaccheroni, sapevo già come lavorava. Ma mi ha colpito che a Milanello sono stato messo subito al tavolo delle bandiere: Costacurta,  Albertini, Maldini, Boban e Rossi. Che orgoglio. Ho compreso che ero seduto tra coloro che ti facevano capire subito la mentalità Milan e la vita lì». 

PRIMA VOLTA ALL’UDINESE – «Non c’era euforia, forse quattro tifosi, mi hanno presentato insieme a Alberto Zaccheroni, il nuovo allenatore. Gli chiedo: “Mister, è contento che sia qui?” e lui mi risponde. “Non sei stata la mia prima scelta, però lavoreremo insieme”. Poi mi dice: “Per te mi hanno cacciato a Venezia”. Io avevo fatto un bellissimo gol con l’Ascoli al suo Venezia e secondo lui era fallo di mano, anche quel k.o. poco dopo gli costò il posto. Il nostro matrimonio comunque poi ha funzionato. Il suo gioco era ideale per me, andammo al Milan insieme. A un club così non rinunci, ma l’addio a Udine fu molto emozionante, sotto la curva con i tifosi, dopo il terzo posto. Ancora sento i brividi».