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Calcio italiano

Nosotti: «L’Inter resta la favorita per lo Scudetto. Juve, problema al di là della squadra» – ESCLUSIVA

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Intervista esclusiva a Marco Nosotti, giornalista di Sky Sport, sui temi della Serie A: Roma, Juve, Napoli, Inter, Lazio e Milan

Abbiamo avuto il piacere di fare una bella chiacchierata di calcio Marco Nosotti, storico volto di Sky Sport. Il giornalista ha parlato in esclusiva a CalcioNews24.com dall’esterno del Mapei Football Center di Sassuolo, commentando l’attualità della Serie A: il momento della Roma dopo la batosta in Conference League, la vecchia-nuova Juventus di Massimiliano Allegri, l’assalto del Milan di Pioli allo Scudetto e tanto altro ancora. Ecco le sue dichiarazioni.

Ha fatto clamore il tonfo della Roma in Conference League contro il Bodo-Glimt. Domenica arriva il Napoli in campionato: come vedi i giallorossi?
«Mourinho ha portato all’accettazione di un certo tipo di progettualità. C’è un percorso da fare, facciamolo insieme, ma non siamo pronti ancora adesso e ce lo ha fatto capire. Lo diceva anche all’inizio: questo è un mercato di risposta – diceva – e questo presuppone che ci sarà almeno un’altra stagione per vedere i frutti. Lui ha 12-13 giocatori, gioca con quelli, ha fiducia in quelli, che sono forse i più forti. Vedo una Roma non ridimensionata ma che ha evidenziato lo spartito che sta interpretando. Anche con la Juve ha fatto bene ma 4 tiri nello specchio nel primo, 0 nel secondo. Ha tanta qualità davanti, un po’ meno dietro. Per questo diciamo che Mou è un po’ più avanti nel percorso, no, lui è un po’ diverso forse rispetto a quello che era con il Tottenham, perché certe le cose le può fare, la qualità ce l’ha davanti e va velocemente con la palla là sopra. Vedo una Roma in difficoltà contro il Napoli perché questo Napoli è forte, ha cambiato, ha Anguissa, che ha dato equilibrio, e Osimhen, se l’avessero avuto Gattuso e Ancelotti…Carlo avrebbe vinto lo Scudetto».

Ti aspettavi questa partenza di Osimhen? Molti lo hanno paragonato a Lukaku perché sta trascinando il Napoli come lui trascinava l’Inter.
«Ha più qualità nel piede, nella gestione della palla. Quello che avevamo visto ci faceva pensare di aver visto un Osimhen non nel pieno della sua forza in Italia. Vediamo come lo segnerà la Coppa d’Africa, così come gli altri. Ora sta facendo bene, anche con le idee di Spalletti. Sa fare tantissime cose. E’ una bella conferma più che una sorpresa, è un bel protagonista del nostro campionato».

Allegri con la Juve invece è partito male, ora sta andando molto bene: ce la farà fino alla fine?
«Io credo di sì. Quale sarà la formazione che metterà in campo è indifferente, non so che tipo di gioco avrà. Max ha avuto un pregio in questa Juve, che veniva da due scelte di filosofie differenti a cui non è stato dato tempo e non si è creduto abbastanza. In questa squadra ci sono dei doppioni o dei parametro zero strapagati che poi non riesci a gestire, è un problema che va al di là della squadra. Cosa dice Max: ho gente che va nello spazio e non ho gente che mi permette di usare il palleggio, intanto sfruttiamo quelli che abbiamo. Poi dice: questa squadra prende troppi gol, diamole sicurezza. E lo ha fatto trovando disponibilità e i risultati si vedono. Quattro cleen sheet. Ha un baricentro basso, non ha molti colpi nella metà campo avversaria ma crescerà anche in questo, quando i giocatori avranno acquisito nuove conoscenze, soprattutto i giovani. Non è una squadra giovane ma ha dei ragazzi nuovi che vanno ricostruiti e ‘addestrati’. E’ un lavoro nuovo e più complesso ma credo che faccia bene. A volte ci vuole pazienza, nel calcio non c’è. Ci vuole pazienza anche durante la partita: si deve difendere lo 0-1 per vincere 2-1 ma quando sei sotto 1-0 vuoi vincere, subito, e allora non è facile».

La domanda ricorrente sull’Inter è una sola: è più forte o meno forte rispetto all’anno scorso?
«Io propendo per la seconda. E’ un’Inter in cui si stanno ritrovando alcuni giocatori, ha alzato il suo baricentro, gioca in maniera interessante, con qualità nella metà campo avversaria, cerca palleggio, cerca altre soluzioni perché sono nelle corde di Simone Inzaghi. Ha sfruttato il lavoro di Conte ma è giusto così perché è normale avere rispetto della storia precedente. Ha messo dentro un giocatore là davanti che fa gol ma gioca (Dzeko, ndr). E’ un regista avanzato, gioca per la squadra. Ha perso Eriksen, sta recuperando Sensi, Calhanoglu non lo so ma quell’idea di avere Erkisen e Brozovic, di avere un’altra fonte di qualità, era stata una delle chiavi del successo dell’Inter. Hai perso Hakimi ma hai altre soluzioni. E’ una squadra che ti può garantire un pizzico di imprevedibilità in più, in forza dei giocatori nuovi e in fatto che non sei compreso in un contesto così rigido come era quello di Antonio Conte e forse adesso, con qualcuno che si sente più libero, potremo vedere qualche colpo differente. Per me è la squadra ancora candidata allo Scudetto».

Il Milan invece può vincerlo lo Scudetto?
«Può giocare per vincere lo Scudetto, non so se lo possa vincere. Il Milan ci ha fatto vedere che se non recupera i due centravanti ancora in Europa può faticare. E’ stato segnato dagli errori arbitrali, penso all’Atletico Madrid, ma sono passati 2 anni dalla gestione Pioli: quasi tutti se non tutti sono migliorati, sono più forti, sono più consapevoli, valgono di più e anche questo guarda l’azienda, che lo stava lasciando fuori per Ragnick. Ha un’identità ben chiara. Credo che debba riappropriarsi dei movimenti e dell’uso dei due centravanti. Il Milan, insieme alle ‘gasperiniane’, l’Atalanta, il Torino e il Verona, è la squadra che recupera più palloni nella metà campo avversaria: dunque subito riaggressione, capacità di andare dentro con due dei cinque offensivi che attaccano la profondità, con un grande lavoro del trequartista, Brahim Diaz su tutti, che va a piazzarsi alle spalle dei reparti, collega i reparti. Ha Theo e Calabria che possono lavorare dentro. Una lunga disamina per dire che questo Milan è giovane, è in crescita, ha un’identità fortissima, ha una bella mentalità che rispecchia quella di Lord Brummell».

In casa Lazio invece riecheggiano le parole di Sarri: Luis Alberto e Milinkovic-Savic non possono giocare insieme. Cosa ne pensi?
«Quando Sarri arriva a questo è perentorio, come quando disse con la Juve che Cristiano, Higuain e Dybala insieme non potevano giocare. Ci vuole un centravanti per Cristiano e Dybala, ma bisogna anche difendersi. Le due mezz’ali della Lazio, che sono state anche la forza del centrocampo a 5 di Simone Inzaghi, così fanno fatica, non riescono a fare le due fasi. C’è Akpa Akpro più di Cataldi a dare equilibrio. Ed è il limite della Lazio in questo momento, si è visto con il Bologna, erano sempre in ritardo ad accorciare. Credo che faranno benissimo là davanti ma Luis Alberto in fase offensiva è necessario e quell’altro ti copriva tanto. Questo credo sia il problema della Lazio oltre a una non grande profondità di rosa e poi dietro, se viene a mancare Acerbi, qualcosa salta perché non hai giocatori di qualità e di spessore».

Chiudiamo col Sassuolo. Ti aspettavi questa partenza un po’ a rilento con 8 punti in 8 giornate?
«Il dato freddo dice che forse mi aspettavo qualcosa di più ma bisogna andare a vedere il cammino. Questa è una squadra nuova che ha perso giocatori importanti, ha perso la possibilità di avere una disponibilità diverse nelle scelte di Dionisi perché mancano i centimetri di Obiang. Questo Sassuolo mi piace perché ha idee chiare, idee di calcio. Ha fatto scelte legate al mercato perché se ti chiedono Locatelli lo devi dare. Caputo in questo momento è più forte di Scamacca e Raspadori che senz’altro sono il futuro del Sassuolo, del bilancio neroverde e del calcio italiano. Come diceva Mancini, non c’è uno con le caratteristiche di Raspadori in Italia. I due potrebbero giocare insieme, stanno giocando insieme senza perdere troppo. E’ un percorso di crescita necessario in una situazione nuova. Il Sassuolo è arrivato due volte ottavo, era un’altra cosa. Bisogna capire cosa vogliamo ottenere di qua perché questo allenatore ha numeri, credibilità, autorevolezza, deve entrare in questa squadra. Con l’Inter poteva essere una cosa, se ha sbagliato ha sbagliato solo col Torino. Ho parlato con alcuni osservatori, avversari del Sassuolo, che andavano a vedere la squadra e con la Roma mi dicevano che avrebbe meritato la vittoria. Il calcio non è una scienza esatta. Ho fiducia nel cammino di questa squadra che sta costruendo con situazioni differenti».

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