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Parma, il paradosso dei gol e i problemi che restano: solo D’Aversa non basta!

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Allenatore serie A

Il punto sul Parma dopo il ko interno con la Sampdoria e un pessimo girone d’andata. La preoccupazione aleggia sul Tardini

La sensazione, dopo le prime 19 giornate di Serie A, è che il Parma dovrà pedalare parecchio per restare in Serie A! La classifica dopo il girone d’andata non mente: i ducali sono al penultimo posto con 13 punti, solo il Crotone ne ha fatto uno in meno. La buona notizia per la formazione gialloblù è che il Torino dista un punto e le altre, dal Genoa all’Udinese, non sono lontanissime (ma nemmeno vicine, sono 5 i punti di distacco). Serve un pilottò di risultati positivi per tirarsi fuori dal pantano, come accaduto al Genoa. La sensazione però è che non basta il ritorno di Roberto D’Aversa. Dei miglioramenti si sono già visti. La squadra ha un altro atteggiamento in campo, con il Sassuolo potevano arrivare i 3 punti, con la Sampdoria la formazione ducale è stata molto sfortunata (il legno di Kucka, il salvataggio sulla linea di Colley, i miracoli di Audero, il migliore in campo).

Il paradosso del Parma: più gol a San Siro che al Tardini

Le cose positive non mancano ma va risvegliato l’attacco dal torpore. Gervinho ad esempio è tornato a riattivare il turbo ma i ghirigori sono ancora tanti. E’ poco concreto, vuole arrivare in porta dopo aver dribblato tutta la squadra avversaria e questo non è possibile. Serve una svolta in attacco perché il paradosso è incredibile: il Parma ha chiuso il girone d’andata facendo più gol a San Siro (4) che al Tardini! Un dato incredibile che testimonia le difficoltà della formazione ducale in questo girone d’andata. Polveri bagnate di Cornelius e Inglese, ma anche degli altri. Il Parma è arrivato a 7 partite consecutive e 630 minuti di fila senza lo straccio di un gol in casa. Serve un’inversione di tendenza. Diciamo una banalità: se non fai gol non ti salvi. Serve un attaccante con una decina di gol nelle gambe. La società però ha già fatto capire che non si tirerà indietro perché il solo D’Aversa non basta.

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