Parma Inter: D’Aversa blocca i nerazzurri e sfiora il colpaccio

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L’organizzazione difensiva del Parma di D’Aversa ha messo in seria difficoltà l’Inter. Non è però bastata per fare risultato

Al contrario di quanto successo contro il Sassuolo, l’Inter è riuscita a rimontare il Parma negli ultimissimi minuti, centrando una vittoria determinante. Tanto rammarico per D’Aversa, visto che i crociati si sono fatto preferire per larghe fasi del match e hanno messo in profonda difficoltà gli avversari. Conte ha infatti sbattuto a lungo contro l’assetto tattico eretto dal tecnico abruzzese, che con grande organizzazione ha limitato la rifinitura interista e creato tante occasioni in ripartenza.

Come D’Aversa ha bloccato l’Inter

Il Parma di D’Aversa è una delle squadre più caratteristiche della Serie A. Si difende con un blocco molto basso, solitamente non cerca né di consolidare il possesso, né di pressare in avanti. Appena recuperata palla, punge in transizione sfruttando la straordinaria velocità dei propri giocatori offensivi (Gervinho e Kulusevski su tutti). Se potesse, il Parma attaccherebbe sempre in spazi larghi.

Nel match di domenica sera, il Parma si è disegnato con una linea a 5 nelle fasi in cui ci si schiacciava dietro. Laurini (il terzino destro) stringeva parecchio la propria posizione per occuparsi di Lautaro. L’ampiezza la difendeva Kulusevski (poi Kucka ha preso il suo posto), che agiva come quinto contro Biraghi. Oltre che per difendere meglio contro gli esterni alti dell’Inter, questa soluzione è servita anche per dare superiorità numerica contro Lukaku e Lautaro. Con Dermaku al centro, Bruno Alves ha fatto il terzo di difesa a sinistra ed era quasi sempre lui che usciva su Lukaku quando il belga veniva incontro.

Questo assetto tattico ha consentito al Parma di bloccare benissimo il centro contro l’Inter, costringendo i nerazzurri a passare spesso in fascia. Da segnalare anche l’attenzione tattica di Scozzarella, sempre ben piazzato nel proteggere la retroguardia.

La linea a 5 del Parma. Laurini, il terzino, si stringe per occuparsi di Lautaro. Il centro del campo è bloccato, l’Inter non riesce a servire Eriksen.

Quando il Parma impostava dal basso, il tentativo era quasi sempre quello di andare al lancio lungo verso Cornelius, sfruttando così la grande fisicità del danese per far risalire alla squadra. Nonostante De Vrij fosse piuttosto aggressivo e coraggioso nelle uscite, in tante circostanze è stato l’ex Atalanta a prevalere, il quale ha consentito ai suoi compagni di guadagnare metri.

In generale, è stato però in transizione che il Parma ha creato tanti pericoli. I padroni di casa hanno consentito a Gervinho e Kulusevski di puntare tante volte l’avversario in campo aperto: appena recuperata palla, c’era la capacità di ribaltare subito l’azione. Gli attaccanti erano bravissimi a muoversi e svariare, mettendo in crisi le marcature preventive nerazzurre. C’era tanta distanza tra difesa e mediana dell’Inter, soprattutto sul lato di Kulusevski: Godin raramente accorciava, di conseguenza il macedone aveva sempre la possibilità di ricevere e di sfidare l’avversario. Il Parma trovava con facilità il proprio numero 44 non appena si tornava in possesso della palla.

Una delle molte ripartenze del Parma, addirittura in superiorità numerica (anche se Barella sta rientrando). Godin resta bloccato, Kulusevski può ricevere e puntarlo. Inter lunga nelle transizioni difensive.

Con tanto spazio davanti a sé (ossia il contesto tattico preferito), Kulusevski ha seminato il panico. Era letteralmente incontenibile in velocità, con gli avversari che non riuscivano a contrastarlo né sulla rapidità, né dal punto di vista fisico. Oltre agli attacchi sul lungo, anche quando consolidava il possesso il Parma riusciva a servire i propri esterni nell’1 vs 1, con un ottimo lavoro dei compagni vicino a loro.

 

Qui, per esempio, Kucka attira su di sé Biraghi, consentendo così a Laurini di verticalizzare per Kulusevski alle sua spalle.

Come successo contro il Sassuolo (squadra con caratteristiche opposte rispetto a quella di D’Aversa), l’Inter si è fatta trovare lunga senza palla. Tante difficoltà sia nelle marcature preventive che nella riconquista, i velocisti del Parma hanno così fatto il bello e il cattivo tempo.

Eriksen non trova la posizione

Oltre alle difficoltà difensive, gli ospiti hanno anche fatto una fatica enorme nel perforare il blocco centrale parmigiano. Nelle settimane precedenti, i nerazzurri avevano servito bene Eriksen tra le linee, soprattutto grazie a un ottimo lavoro di Lukaku nelle sponde. Al Tardini ciò non è avvenuto, l’elevata densità della squadra di D’Aversa costringeva i nerazzurri ad allargare il gioco in fascia. Non si è quasi mai sfondato internamente, con Eriksen mai davvero nel vivo dell’azione.

Le situazioni più interessanti, in cui si è creato qualche varco centrale, sono avvenute quando le sponde di Lukaku hanno consentito a Barella e Gagliardini di buttarsi tra le linee. Sono comunque state azioni sporadiche, visto che Bruno Alves era molto aggressivo nell’accorciare sul belga.

Un esempio in questo caso: Lukaku si defila e Barella attacca lo spazio centrale creato.

Con le zone centrali intasate, l’Inter è ricorsa soprattutto al cross per rifinire. Dopo la lentezza di inizio gara, con cambi di gioco prevedibili ed esterni serviti da fermi, il giro palla si è poi leggermente velocizzato. L’Inter ha trovato i propri quinti in situazioni più dinamiche, consentendo loro di andare al cross in un’area solitamente attaccata da tanti uomini. Queste situazioni hanno però portato a poco: in parte perché il Parma mantiene un’attenzione eccezionale quando si difende in basso, in parte perché gli esterni erano imprecisi nel buttare palloni in mezzo.

Nella slide sopra, per esempio, l’Inter serve Biraghi in corsa in una zona potenzialmente molto pericolosa, con l’area piena di giocatori offensivi. L’ex Fiorentina sbaglia però le misure del cross. Considerando che il Parma protegge bene la propria area, forse l’Inter avrebbe potuto mettere più palloni per l’uomo a rimorchio: così, nel secondo tempo, Eriksen ha costruito una delle principali occasioni da gol.

La rimonta nel finale salva non solo la classifica, ma anche la posizione di Conte, che verosimilmente sarebbe stato molto discusso in caso di passo falso. Va comunque detto che le sostituzioni fatte dall’allenatore hanno dato i loro frutti. Sanchez e la sua capacità di dribbling hanno dato più imprevedibilità sulla trequarti, mentre Bastoni (oltre al gol) si sganciava molto più in avanti rispetto a Godin. In tal modo, l’Inter occupava la trequarti con più uomini.