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Il calcio ai tempi della post-verità e delle fake news

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panolada inter post-verità

Post-verità, guerra delle immagini, fake news. Il rapporto con il mondo del calcio in chiave comunicativa e informativa. Post-verità parola dell’anno 2016: siamo già nell’anno delle fake news?

Gli Oxford Dictionaries l’hanno eletta parola dell’anno per il 2016: post-truth. Il suo corrispettivo in italiano, post-verità, sta prendendo sempre più piede nel linguaggio comune e il mondo del calcio e quello dell’informazione sportiva e non, intanto, devono farne necessariamente i conti con l’arrivo dirompente del concetto. Le vicende Brexit e l’elezione di Donald Trump hanno fatto da volano alla diffusione del termine di natura anglosassone che ha subito un’impennata nei trend di ricerca da maggio 2016 in poi, fino ad arrivare nei mesi successivi sul suolo europeo ed italiano in un ambito legato strettamente all’informazione politica. Con l’ausilio di alcune brillanti riflessioni giornalistiche emerse nei giorni successivi alla querelle mediatica tra Juventus e Inter in seguito alle polemiche arbitrali per l’operato di Rizzoli nel posticipo di Serie A, tuttavia, il concetto di post-verità è divenuto tra i temi più caldi in relazione al mondo del calcio e in termini di ricerche e discussioni sui forum e social network.

CHE COS’E’ LA POST-VERITA’ ? E’ necessaria una breve dissertazione prima di legarne il senso al mondo del calcio e dell’informazione sportiva. Post-verità come parola dell’anno 2016, dunque, intesa non tanto in senso letterale come un ‘dopo la verità’ su una base prettamente cronologica, bensì la cosiddetta dimensione ‘oltre la verità’, vale a dire ove la verità stessa viene superata fino a perdere essa stessa importanza e trasmutarsi così in una pseudo-verità basata sull’emotività e le convinzioni personali a discapito dei fatti oggettivi. La sua definizione si basa su quelle circostanze nelle quali i fatti obiettivi siano meno influenti ed efficaci nell’orientare l’opinione pubblica nel confronto con gli appelli alle convinzioni personali e all’emotività. I fatti non contano più e la gente è influenzabile più dalle emozioni che dalla realtà. L’Accademia della Crusca, nella sua lunga e illuminante riflessione sull’utilizzo del termine in lingua italiana, ne svela inoltre la caratteristica profetica già di per sé intrisa nel proprio nome e che sembra essere il preludio a una sua relazione con l’utilizzo dei social media nel mondo dell’informazione: fin dove, infatti, la post-verità finisce sovente per scivolare nella cosiddetta ‘verità dei post’, questa sua particolare accezione non può che sposarsi alla grande con la questione di un altro dei temi caldi in termini di calcio&informazione, vale a dire la proliferazione delle fake news in ambito giornalistico – sportivo.

IT’S POST-TRUTH, BABY! – L’editoriale del direttore Claudio Cerasa su Il Foglio, «Il dramma del tifoso dell’inter: imporre la post-verità con la moviola giudiziaria» ha fatto riferimento a quella post-verità sempre più presente nel panorama informativo e comunicativo. Sale e pepe, sempre presenti nei post-partita tra JuventusInter, son sfociate in un qualcosa di più: le polemiche in merito alla moviola degli episodi arbitrali sarebbero rimaste circoscritte in termini di spazio e tempo, se non fosse stato per l’effetto-domino scatenatosi di lì in avanti. Prima la pubblicazione di Inter Channel del video in cui Rizzoli ferma Icardilanciato a rete’ da Chiellini verso la porta di Buffon a tre giorni di distanza dal match, poi le successive dichiarazioni dal fronte Juventus, prima da parte di Marotta – il cui discorso, a prescindere dalle fedi calcistiche, riguarda la mancata diffusione di una cultura della sconfitta (la cui mancanza è terreno fertile per la post-verità) nel mondo dello sport italiano – e poi di John Elkannmeno soft nell’esposizione e nella sostanza rispetto all’ad bianconero, sfociate nel comunicato ufficiale di risposta della società Inter e nell’indizione di una ‘panolada’ da parte del pubblico del Meazza in vista di domenica prossima che ha diviso gli stessi tifosi nerazzurri. L’impressione è che, al netto di una concomitanza di cause e responsabilità, il giudizio del campo sia stato solo una breve parentesi prima della ‘vera partita’ giocata e traslata poi sul web e sui social network in particolare, ancora una volta dimostratisi elemento cruciale per ciò che attiene la proliferazione del rapporto tra post-verità e fake news. Ma non è il primo episodio e non sarà certamente l’ultimo: è di poche ore fa, ad esempio, la pubblicazione di un video che ritrae Nainggolan lasciarsi andare a giudizi di valore nei confronti della squadra bianconera, prescindendo da fatti concreti e verificabili ma piuttosto abbracciando maggiormente le convinzioni personali e intime a sostegno del proprio messaggio. O ancor meglio la ribattezzata Notte della Prospettiva di un post Juventus – Milan nella quale a venir preso di mira fu il comunicato ufficiale dei rossoneri che presentava una visione piuttosto approssimativa del concetto di prospettiva applicato al terreno di gioco ai fini della presunta posizione di fuorigioco di Carlos Tevez.

https://www.youtube.com/watch?v=xc3DIL7T2Nw

FAKE E POST-VERITA’ IN FRANCHISING – La post-verità trova terreno fertile nel web 2.0 dei social media ma non dipende esclusivamente da questo. Ne è invece una componente importante per quel che concerne la proliferazione delle cosiddette fake news. Se il 2016 è stato l’anno della post-verità, il 2017 sarà quello delle fake-news? Le bufale/menzogne, nel senso letterario del termine, non devono la loro nascita di certo a internet ma campeggiano anch’esse nella lunga storia del giornalismo, tuttavia, la particolare struttura aperta dei social media, il proliferare di ‘fake news website’ specializzati nell’ideazione di contenuti palesemente falsi e i limiti strutturali in quanto a pratiche di fact-checking ne rendono di fatto una delle ‘issues’ più calde per tutto ciò che comporta nel mondo del giornalismo, anche calcistico. Basti pensare alla miriade sconfinata delle questioni di calciomercato, non sempre poi attendibili alla prova della verità dei fatti, o alla questione assai delicata dell’autenticità degli account social, che in più di una occasione hanno spinto i club a smentire l’appartenenza di quell’account, da quel momento bollato come ‘fake’, a quel determinato tesserato della rosa. E sono tanti anche i casi in cui è il giornalismo tradizionale a non detenere quegli strumenti che facciano da anticorpi alla diffusione di una bufala. E così, un retweet al momento sbagliato, induce all’errore un giornalista che riporta l’attaccante Adebayor cinque anni indietro nel tempo per vestire nuovamente la maglia del Real Madrid. Vi sono casi in cui, però, sono i social stessi ad avere con sé gli anticorpi necessari: come dimenticare, ad esempio, il caso in cui è stato il web a smascherare in poco tempo quello che si è poi rilevato un fotomontaggio che ritraeva un giovane Silvio Berlusconi indossare la maglia del Milan nel 1952. Post-verità e fake news, dunque, un binomio sempre più a braccetto, anche nel mondo del calcio, che contiene i germi di una informazione sempre più (s)personalizzata? Ai posteri l’ardua sentenza. E’ la post-verità, bellezza!

https://www.youtube.com/watch?v=crDR_2PbvNc

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