Come Ancelotti ha cambiato l’Everton

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Come Ancelotti ha cambiato l’Everton: l’ex allenatore del Napoli ha rivitalizzato un gruppo, pronto a scalare la classifica di Premier

Se la corsa titolo in Premier League sembra chiusa da tempo, alle spalle di Liverpool e Manchester City si sta vedendo una lotta appassionante per la qualificazione in Europa. Potrebbe essere l’anno del crollo del dominio delle big 6, e l’Everton – letteralmente trasformato da Ancelotti – è una delle principali sorprese. Il tecnico di Reggiolo era arrivato in una squadra a pezzi, con soli 3 punti di vantaggio sulla zona retrocessione: oggi i Toffees sono a sole 5 lunghezza dal quarto posto (anche se il Chelsea ha una partita in meno).

Abituato ad allenare grandi campioni, in molti immaginavano già a gennaio un mercato faraonico per accontentare l’allenatore. Invece, Ancelotti si è saputo adattare molto bene al materiale umano a disposizione, sottolineando in continuazione la sua fiducia nei confronti del gruppo attuale. L’allenatore è riuscito in brevissimo tempo a ricompattare un ambiente molto giù di morale dopo le ultime deludenti stagioni (nonostante campagne acquisti importanti).

La sicurezza del 442

Ancelotti ha detto che il 442 è “il sistema difensivo migliore, il modulo che ti consente di occupare meglio lo spazio e di pressare anche in avanti“. L’Everton si difende sempre con questo assetto tattico, alternando situazioni di pressing alto (come visto in casa del Manchester City) ad altre con un baricentro più prudente.

E’ però soprattutto in fase di possesso che si stanno vedendo alcune modifiche interessanti. Capita ogni tanto di vedere l’Everton difendere a 4 ma posizionarsi a 3 con la palla (asimmetria che già avveniva a Napoli), una soluzione tattica che consente di avere un riferimento in più durante la prima costruzione. E’ interessante osservare come Ancelotti abbia lavorato per reinventare Coleman (un terzino a tutto campo) da terzo centrale in fase di possesso, in una posizione quindi più stretta e bloccata.

In ogni caso, il modulo di riferimento resta il 442 anche con la palla. Ancelotti è solito stringere molto le ali, di conseguenza lo scaglionamento diventa un 4222 con Walcott e Bernard molto vicini alle punte (Calvert-Lewin e Richarlison). Con gli esterni molto dentro al campo, diventa quindi fondamentale la spinta dei terzini, delegati a coprire l’ampiezza. Sidibé e Digne coprono porzioni enormi di campo, devono essere sempre pronti a sovrapporsi. La prima slide qui sotto, evidenzia lo scaglionamento tipico dell’Everton.

 

L’azione viene accompagnata quindi con tanti uomini, di conseguenza è fondamentale il lavoro di interdizione dei mediani nelle transizioni difensive. Se Sigurdsson è il centrocampista con caratteristiche più creative, Schneiderlin spicca soprattutto per le qualità nel recupero palla. Il mediano francese è infatti il secondo giocatore della squadra per intercetti ogni 90′ (1.9) e il secondo per contasti vinti (2.8). Numeri che certificano la sua importanza negli equilibri dello scacchiere di Ancelotti, visto che nessun altro ha una simile efficacia in fase difensiva.

L’importanza di Sidibé e Digne

L’Everton è una squadra che rifinisce soprattutto per corsie esterne, con i movimenti di Walcott e Bernard che creano spazio per i laterali bassi. Non a caso, i Toffees sono la terza squadra della Premier League per cross a partita (23), molto bravi a servire i terzini in corsa. Sono proprio loro i principali rifinitori della squadra: Digne ha confezionato la bellezza di 5 assist (più 2.4 passaggi chiave ogni 90′, record dell’Everton), mentre Sidibè è a 4.

Tuttavia, con gli attaccanti che giocano molto vicini alle ali, si stanno vedendo anche combinazioni interessanti sul breve, con Ancelotti che incoraggia fraseggi tra le linee. Una delle situazioni tipo si vede nella slide sottostante: la prima punta (Calvert-Lewin) viene incontro, attirando il difensore centrale avversario fuori posizione. Walcott, l’ala, è già pronto ad aggredire lo spazio creatosi (da notare a sinistra la posizione di Bernard, che resta abbastanza stretto: Digne andrà poi in sovrapposizione).

 

Non va poi dimenticato che Ancelotti possiede grandi velocisti in grado di incidere nell’attacco sul lungo: Richarlison si esalta in ripartenza, così come Walcott e i terzini sono bravi nel consentire alla squadra di risalire in fretta (e non va dimenticata la capacità di Kean di aggredire la profondità). Si tratta quindi di una squadra in grado di interpretare più spartiti nell’arco della singola gara.

Insomma, più ancora che la posizione in classifica e la prospettiva di lottare per un posto in Europa, è importante rilevare come Ancelotti abbia avuto una presa importante su un ambiente che vedeva addirittura l’incubo di lottare per non retrocedere in Championship. Oggi c’è invece la sensazione di poter creare delle basi importanti per il futuro, approfittando anche delle difficoltà che stanno avendo molte delle Big 6.