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Le prove di forza di Allegri a confronto con Trapattoni, Lippi, Capello e Conte

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I numeri danno ragione al mister Juve

La conferenza stampa di Allegri del dopo Chievo non passerà certamente alla storia e non è neanche l’equivalente di altri momenti della scorsa stagione, quando le parole del mister sono state foriere di indicazioni per leggere l’immediato futuro e tranquillizzare l’ambiente. Com’è avvenuto quando ha confezionato la “strana” immagine della corsa a cronometro in un momento nel quale la classifica poneva la Juventus molto distante dal gruppo di testa e ogni riferimento a possibili agganci sembrava impossibile da concretizzare. Quello “spiazzamento” funzionò alquanto e rivelò un allenatore in grado di indirizzare il presente con la profonda consapevolezza di quante siano le tappe di una campionato, per le quali ogni drammatizzazione è tendenzialmente eccessiva.

A Verona, Allegri ha proposto un’altra lettura. Polemizzando con la “moda” della narrazione in atto, che dichiara la sua squadra produttrice di un gioco molto distante dal bello, ha voluto ricordare come non ci sia scudetto che non contenga una serie di vittorie “sporche”, gli 1-0 che fanno storcere il naso alla critica e che però a conti fatti risultano decisivi per il successo finale. Inoltre, a chi fa discendere riflessioni generali solo dall’ultimo incontro, ha proposto una statistica interessante: contate le vittorie con 3 gol di scarto. Chiamiamole prove di forza (aggiungo io), se non volete annoverarle tra i match esemplificativi dello spettacolo. E vedrete che oltre a “salvare” l’inizio di torneo della Juventus 2016-17, diventa estremamente intrigante quando la si mette a confronto con idee sedimentate nell’immaginario collettivo e nella vulgata giornalistica.

Vi propongo questo viaggio. Andiamo indietro negli anni e scegliamo i tecnici più significativi della storia bianconera. Prendiamo Giovanni Trapattoni: tutto un altro calcio, la vittoria era “solo” il doppio del pareggio, le partite in calendario erano solo 30 invece delle 38 attuali, il gioco con la sua marcatura a uomo era forzatamente più difensivista e non c’era praticamente domenica senza qualche 0-0 a privarci di gol i canonici servizi di Novantesimo Minuto. Ebbene, a istinto, avrei giurato che la Juve più terrificante per gli avversari, quella più capace di strapazzarli, sarebbe stata quella di Platini del 1984 o quella del 1977 capace di vincere lo scudetto conquistando 51 punti su 60. Ed invece, probabilmente ingannati dai successi nelle prove internazionali, non sono queste le Juventus delle “goleade”, ma quella di Brady del 1982, come recitano i numeri.

Parimenti, per Marcello Lippi avrei puntato su quella del suo primo anno, che cercava continuamente il risultato per avere capito meglio di ogni altro club. Oppure su quella che tanti (e io tra questi) considera la Juventus più forte di tutti i tempi, quella che nel 1996-97 vince scudetto, Coppa Intercontinentale e Supercoppa Europea. Ma anche in quel caso, sono gli 1-6 in trasferta (a San Siro come a Parigi) a ingannare. La squadra del 2002-03, per quanto riguarda la Serie A, è quella che si è comportata meglio, infilando 6 vittorie con minimo 3 gol di differenza.

Mentre Fabio Capello è sempre uguale a se stesso in tal senso, anche Conte non deroga troppo da medie costanti e – semmai – nonostante l’immagine di squadra dalla mentalità aggressiva del primo tricolore vinto da imbattuti – è proprio quella che ha fatto qualcosa in meno rispetto alle due edizioni successive.

Ma quel che colpisce di più, in questa ricognizione tra la storia e l’attualità, è che la Juve più spietata è quella di Massimiliano Allegri dello scorso campionato. Sono ben 8 le partite vittorie con una certa nettezza. Con ben 4 nel corso della fantastica rimonta dopo la partenza da incubo: 0-3 a Palermo; 3-0 al Verona a Torino; due 0-4 in fotocopia in trasferta, con l’Udinese e il Chievo, con una valenza anche simbolica per come presentavano un ribaltamento totale rispetto alle sofferenze dell’andata. Poi, dopo il sorpasso sul Napoli e l’eliminazione in Champions League, il passo è stato insostenibile per chiunque: 4-1 nel derby, 4-0 al Palermo, 3-0 alla Lazio e chiusura con festa scudetto con la cinquina alla Sampdoria.
Di conseguenza, quando Massimiliano Allegri dice a chiare lettere che la Juve di oggi ha già vinto (e bene) incontri come quelli con Cagliari, Empoli e Sampdoria e quanto dovrebbero pesare sulla valutazione complessiva, indica un percorso che con questa media la collocherebbe sopra tutte le altre Juventus. Nonostante i dibattiti sulla scarsa competitività della concorrenza, gli scansamenti, il gioco che lascia a desiderare e le nostalgie più o meno profonde verso il passato più o meno lontano.