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Serie A

Tamponi, trasferte e ritiri blindati: ecco i sette dubbi della Serie A sulla ripartenza

Redazione CalcioNews24

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Permangono ancora tanti dubbi per la ripresa della Serie A: i club vogliono certezze prima di programmare il ritorno in campo

La Gazzetta dello Sport elenca i sette nodi da sciogliere in vista della ripresa della Serie A. Ecco le preoccupazioni delle squadre.

  • TAMPONI – Ci sono per tutti e quante volte andranno fatti? Una delle questioni più dibattute riguarda proprio i tamponi e i test sierologici. Le squadre tornate in campo per gli allenamenti individuali hanno già sottoposto a tampone i giocatori. Ma in Lombardia per ora non c’è grande disponibilità. Tanto che l’Inter li ha potuti fare solo alla rosa e alla parte di staff che ha più responsabilità nella ripresa atletica. Ma non a Conte…
  • NUOVO POSITIVO – Se un giocatore viene contagiato, che cosa succede? Tanto per cominciare non sarà seguito il modello Bundesliga. Chi è positivo va in quarantena per due settimane, così come chi è entrato in contatto con il contagiato (anche gli avversari, per esempio). Insomma, un positivo fermerebbe tutta la ripartenza, visto che la Serie A dovrebbe finire entro il 2 agosto come previsto dalla Uefa.
  • RITIRO BLINDATO – Pensare di tenere isolati per due mesi giocatori, staff tecnico, medici, fisioterapisti, magazzinieri è impossibile. A questo punto si va sempre di più verso un ritiro blindato che duri soltanto 15 giorni, tentando così di avvicinarsi al rischio zero e affidandosi poi al buon senso dei giocatori e di tutte le altre persone che gravitano attorno alle squadre.
  • TRASFERTE – I trasferimenti delle squadre rappresentano ovviamente un fattore di rischio: per questo motivo ogni viaggio dovrà essere in un certo senso sterilizzato, limitando o se possibile eliminando i contatti con il mondo esterno. Si preferirà fare muovere le squadre sui pullman ufficiali, più facilmente gestibili rispetto ai treni per esempio. In caso di voli charter, qualora si decida di giocare la ripresa su tutto il territorio nazionale, sarà fondamentale la sanificazione degli aeromobili.
  • GIOCARE ANCHE AL NORD – Gli stadi di casa non si toccano? Si va in campo neutro? L’idea di finire il campionato lontano dalle zone più colpite dal coronavirus resta in piedi, anche se è meno forte. Un mini-torneo da giocare solo dentro stadi del Centro-Sud fa ancora breccia in qualche esponente politico, mentre per i club la soluzione di non giocare al Nord non è di facile attuazione.
  • ASSICURAZIONE – In caso di un nuovo positivo sarebbero le stesse società a pagare i danni. Al momento si sta studiando un meccanismo che possa far stare tranquilli i medici sociali, una sorta di assicurazione sui contagi.
  • UNIONE CALCIATORI – Tra i giocatori sembra esserci una sensibilità diversa: gli italiani sembrano allineati all’idea di tornare in campo e di finire la stagione. Diverso è invece lo stato d’animo di tanti calciatori stranieri, che magari adesso si ritrovano lontano dalla famiglia, in uno dei Paesi più colpiti dalla pandemia.
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