Xenia Tchoumitcheva: «Calcio overdose»

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Xenia Tchoumitcheva, una delle fashion blogger più popolari al mondo, ci parla di football

Xenia Tchoumitcheva è una fashion blogger, presentatrice tv e celebrity svizzera di origine russa. Trasferitasi a circa 6 anni di età a Lugano, si laurea nel 2010 all’Università Svizzera Italiana presso la facoltà di Economia e Commercio. Ha poi lavorato per diversi istituti finanziari prima di mettersi in proprio. Nel corso della propria carriera Xenia ha collaborato con importanti brands mondiali come PirelliFerragamo, Tod’s, Rolls Royce e Chopard. Alla carriera di fashion influencer ha spesso affiancato quella di modella, apparendo sulle copertine di GQ Spagna e di Maxim Svizzera. Al momento i suoi followers in tutto il mondo ammontano a circa 2,5 milioni!

Ciao Xenia, grazie innanzitutto per aver accettato la nostra intervista. Qui in Italia il tuo nome (complicatissimo peraltro per noi che non mastichiamo bene il russo) comincia solo ora ad essere conosciutissimo al grande pubblico, nel resto d’Europa invece si può quasi dire che la tua celebrità abbia raggiunto livelli altissimi. A cosa pensi che sia dovuta questa fama?
«Grazie a voi! Ci credi che sono di lingua madre italiana? Ebbene sì, sono cresciuta nella piccola Lugano, ho studiato e finito l’università in italiano e ho frequentato amici italianissimi. La fama è arrivata a 18 anni, quando ho iniziato ad apparire sempre più spesso su riviste, a presentare in televisione e ad essere testimonial per diversi brand. Grazie al mio blog e ai social media sono diventata sempre più conosciuta internazionalmente. Ora i miei seguaci arrivano a ben 2.3 milioni di persone!»

Ricapitolando dunque: sei svizzera, ma di origine russa. Domanda scontatissima, te l’avranno già fatta milioni di volte: ti senti più svizzera o russa?
«Vuoi ridere? Più italiana. Però sicuramente ho un’etica precisa, quindi svizzera, sul lavoro. Poi ho una grande ambizione e prospettive importanti del futuro, tratti tipicamente russi»

Sai che qui da noi c’è questa strana leggenda secondo cui gli svizzeri tendono ad essere un po’ troppo rigidi e precisi, l’esatto opposto degli italiani insomma. Nel tuo caso, confermi o smentisci?
«Confermo! Con tutti i pro ed i contro. La Svizzera è un po’ il paradiso se vuoi rilassarti, sentirti al sicuro e lavorare senza essere mai preoccupato: se gli svizzeri promettono qualcosa, puoi stare certo che non ti deluderanno mai»

Proprio uguale agli italiani, guarda… Modella, manager, blogger, imprenditrice: in una parola “trendsetter”. Delle tante cose che fai, quale ti piace di più?
«Innanzitutto grazie. Spesso i giornalisti si riferiscono a me come “social and fashion influencer”. Adoro fare delle “leadership speeches” (dei seminari, ndr) in cui racconto come creare un brand on-line, poi parlo spesso di leadership femminile e del ruolo della donna nel mondo del lavoro odierno. Se sono davvero influente, allora spero di poter portare qualcosa di positivo nel quotidiano di ogni mio fan. Anche quando mi cimento come imprenditrice on-line e uso la mia immagine di modella per creare un nuovo tipo di marketing per i brand. I marchi che vogliono visibilità, che vogliono cioè raggiungere un grande pubblico in maniera nuova ed innovativa, adorano usare personaggi molto seguiti su internet, mentre i fans adorano vedere materiale sempre nuovo e un pizzico di vita privata dei loro blogger preferiti»

Parli perfettamente ben cinque lingue (italiano, inglese, russo, tedesco, francese), ma sappiamo che stai imparando anche lo spagnolo. A ben pensarci potremmo continuare l’intervista in ogni lingua, ma poi dubito che qualcuno seguirebbe il filo del discorso… Scherzi a parte, a che punto sei con gli studi? Pensi di imparare una nuova lingua a breve? La più complicata, tra le tante?
«Sono laureata in Economia e Commercio e con lo spagnolo me la cavo, potrei già sostenere una conversazione con un giornalista (ride, ndr). Penso che studierò per sempre, leggo tanto e il mio proposito per il 2015 è quello di leggere almeno un paio libri al mese. Secondo me non bisogna mai smettere di imparare, una vita completa consiste in una continua crescita ed espansione»

Sono d’accordo. Quando hai partecipato a Miss Svizzera, arrivando seconda, c’è stata una sorta di sommossa popolare per la tua mancata vittoria. Due domande. La prima: allora anche gli algidi e neutri svizzeri riescono a scaldarsi quando si tratta di donne, pensi farebbero lo stesso con il calcio? La seconda: qui in Italia i concorsi di bellezza non sempre hanno una buonissima fama, eppure sono un trampolino di lancio per molte ragazze brave e non solo belle, che ricordo ti è rimasto di quell’esperienza?
«Gli svizzeri amano il calcio, solo che il calcio svizzero purtroppo non è ad un livello tale da poter emozionare abbastanza il pubblico. Per il momento… Almeno però in Svizzera ha sede la FIFA, per cui addirittura avevo presentato un evento! Quando io ho fatto Miss Svizzera non era assolutamente paragonabile ad altri concorsi di altri paesi, era più un format adatto a sfornare talenti… una specie di X-Factor! Per questo motivo io non posso che esser grata agli organizzatori, mi han dato la visibilità necessaria per esprimermi non solo come modella, ma anche come personaggio e come persona, mi hanno insegnato cioè a non essere semplicemente un bel visino, ma ad avere una mia opinione e a sapermi esprimere appieno»

Scusa il gioco di parole: non hai vinto ed è stata una vittoria, lì per lì però immaginiamo la delusione. Ora puoi dircelo, fai finta che non ci legga nessuno, quanto ti arrabbiasti all’epoca? Pensi che quello fosse un risultato ingiusto?
«No, non mi arrabbiai, anzi ero felicissima. Non mi aspettavo di arrivare così in alto e se per gli altri era ovvio che quella fosse un’ingiustizia, per me era più che altro un onore ritrovarmi lì. Anzi, i paparazzi in hotel la mattina del giorno dopo la finale furono per me una grande ed inaspettata sorpresa»

Sei anche un’esperta di web e social, su Facebook hai una quantità sterminata di fans, idem su Twitter ed Instagram: pensi sia questo il futuro del marketing 2.0? Non si corre un po’ il rischio di confondere l’utenza con troppe informazioni, troppe immagini, troppe notizie?
«Questo è il mio lavoro principale. Un marchio che vuole avere visibilità arriva da noi e noi gli offriamo un pacchetto, sia sui blog che sui social, un video di presentazione ed un servizio fotografico. Io personalmente scelgo solo brand a cui davvero tengo e che mi prendono il cuore, e se un marchio non rispecchia i miei valori o gusti, allora non c’è cachet che possa farmi cambiare idea!»

Visto che sei una grande amante del rap, te lo diciamo, uno dei nostri migliori rapper in circolazione, Marracash, ha scritto una canzone, “Sindrome depressiva da social network”. Ti chiediamo: quanto sei dipendente dai social ma, soprattutto, quanto pensi siano dipendenti i giovani di oggi?
«Sono pazza per il rap, anche se da fuori sembro una dolce ragazza nordica, dentro sono un maschiaccio rapper americano nero! Dai social io sono dipendente, ma mi portano anche tantissimo in termini di lavoro. I social media vanno bene fintanto che sei tu ad usare loro, non loro ad usare te»

Le tue influenze quali sono? Non solo dal punto di vista musicale, ma anche dal punto di vista artistico, cinematografico o nella moda. Facci qualche nome.
«Mi piace quello che ha creato Victoria Beckham, penso sia una donna forte ed una gran lavoratrice. Mi piace poi molto Oprah Winfrey per quanta influenza positiva ha avuto e continua ad avere» 

Lo sportivo per eccellenza secondo Xenia.
«Quello che rimane con i piedi per terra anche quando il successo lo travolge e che non si lascia abbattere quando perde tutto. Poi quello che guarda oltre alla propria carriera sportiva e vuole sempre di più. Avrei anche dei nomi, ma preferisco tenermi sul generico»

Segui il calcio? C’è una squadra che segui? Non deve essere per forza italiana chiaramente, può essere anche il Basilea, per dire, che tra l’altro è anche abbastanza forte…
«Adoro il calcio e seguo soprattutto la Champions League, gli Europei e i Mondiali. No, non seguo squadre svizzere al momento, ma adoro sicuramente il Chelsea e forse anche Real Madrid e Milan»

Tra l’altro nel calcio di oggi circolano sempre meno idee di management, ma ci sono anche poche facce nuove. Cosa pensi di una giovane manager donna come Barbara Berlusconi? Facciamo finta che domani Xenia diventi l’amministratrice delegato, che ne so, del Chelsea: un’idea che ti sentiresti di applicare?
«Penso che sia davvero ammirevole per un donna riuscire in un ambiente di soli uomini e che comunque questo dev’essere un lavoro stupendo, ma mai facile. Io manager del Chelsea? Al volo, lascio tutto! (ride, ndr) Scherzo! Forse creerei più brand intorno ai singoli calciatori, farei in modo che diventino ancora di più personaggi mediatici e gestirei il loro “image management” (i diritti di immagine, ndr) a 360 gradi»

Molti calciatori svizzeri sono approdati in Italia in passato. Ce n’è uno per cui tieni particolarmente? Ti facciamo qualche nome: Inler, Behrami, Dzemaili, Lichsteiner…
«Behrami è cresciuto a Lugano con me, era sempre fuori a fare festa con i miei amici, per cui sono orgogliosa di averlo visto andare lontano»

Bravo Behrami! Tra l’altro (e questa cosa è evidente proprio nel calcio) la Svizzera è un melting pot straordinario di razze, anche tu ne sei un esempio. Cosa dà e cosa toglie questa cosa all’identità di una nazione secondo te? Il multiculturalismo in linea di massima è un bene, ma per quella che è la tua esperienza, ci sono anche aspetti negativi?
«Gli svizzeri si sentono molto patrioti e molto…  svizzeri, appunto! Tutto questo perchè nonostante l’estremo multiculturalismo e le molte influenze linguistiche, alcune forti caratteristiche, come la precisione o l’affidabilità, accumunano tutti i cantoni. Io sono estremamente aperta a nuove culture ed idee e di conseguenza trovo il razzismo un grande limite, oltre che un errore umano, però allo stesso tempo penso sia una problema presente un po’ ovunque nel mondo: deriva dalla paura del “nuovo”»

In Italia il calcio viene vissuto come una guerra, lo diceva anche Churchill, pace all’anima sua, in Svizzera invece viene preso tutto con maggior fair play: hai notato differenze di questo tipo anche in altri ambiti tra italiani e svizzeri? Hai qualche aneddoto in proposito?
«Guarda, io seguo sia il calcio italiano che quello inglese e mi chiedo: se non c’è uno spirito competitivo, questo sport che senso ha?»

Pensi che, al giorno d’oggi, lavorare in Italia sia ancora un punto d’arrivo o un trampolino di lancio, perchè vista la recente crisi, dubitiamo fortemente che il nostro Paese possa ancora essere ritenuto “al top”. Dall’estero come ci giudicano?
«All’estero l’Italia è vista come il “Bel Paese” dei bei vestiti, del buon gusto, della cucina deliziosa e della bellissima gente. Direi un paese da eterna vacanza»

Anche se un po’ meno per chi ci vive… Parlando invece di Russia, hai notato anche tu la grande notorietà delle sportive dell’est, in particolar modo delle tenniste? Quanto pensi che la bellezza possa essere un valore aggiunto anche nello sport?
«Sai, mi piace come cura la propria immagine Maria Sharapova. Ha addirittura lanciato una sua linea di dolci, una mossa da imprenditrice intelligente»

Ascolta, tu che sei un’esperta ce lo devi dire, il calciatore o lo sportivo in assoluto che reputi più fashion. Sì insomma, il più elegante di tutti.
«David Beckham, senza dubbio!»

Sappiamo che non ti piace parlare molto della tua vita privata, quindi non entreremo nei dettagli, però devi sapere che qui in Italia fidanzarsi con un calciatore è ancora ritenuto un status symbol: tu come giudichi questa cosa? Anche all’estero regge ancora l’idea dello sportivo inteso come “più fisico che cervello”?
«Io ho conosciuto calciatori intelligenti, sensibili e dall’animo nobile. Ma solitamente essere la donna di un calciatore, per lo meno nell’ambiente in cui lavoro io, è tutto il contrario di uno status symbol: il mondo della moda ritiene anzi questa cosa un po’ volgare. Detto ciò, al cuore non si comanda, mica pensi all’immagine che dai quando ti innamori, no? Comunque per quel che riguarda me, niente calciatori in vista! (ride, ndr

Hai fatto parte di una delle agenzie di moda più importanti al mondo: c’è una collega italiana in cui riconosci un certo talento? In fin dei conti si parla molto della bellezza italiana, però se ci pensi non sono tantissime le modelle italiane famose nel mondo, la maggior parte sono americane, brasiliane, russe… Come mai?
«Guarda, non sono d’accordo: ci sono molte donne italiane di successo. Bianca Balti ha una bellezza straordinaria ed è italiana, Monica Bellucci è la nuova “Bond-girl”. Poi c’è Chiara Ferragni, che conosco da quando eravamo adolescenti e che spopola nel mondo del blogging»

Ultima domanda d’obbligo: progetti per il 2015? Ti vedremo nuovamente in Italia, magari in tv, come in passato? Ti prego, dicci di sì!
«Ho avute alcune proposte per la tv italiana, ma nulla che era in linea col mio personaggio: io mi occupo di imprenditoria, lusso o moda. Seguitemi sui social e vedrete che sto per lanciare un po’ di progetti molto interessanti, tra cui magari anche uno store». 

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