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Otamendi e l’addio silenzioso: un’altra bandiera del Benfica meritava di più
Otamendi avrebbe meritato certamente un addio diverso al Benfica: è successo lo stesso epilogo verificatosi per Di Maria
Quando Nicolás Otamendi, visibilmente emozionato, ha sussurrato nello spogliatoio «e ora, andiamo a casa», è sembrato quasi di sentire in sottofondo i versi immortali di Carlos Gardel: “Volver con la frente marchita…”. Un ritorno a Buenos Aires che ha il sapore di un viaggio emotivo più che fisico. Perché, in fondo, nessuno fa davvero ritorno in un luogo da cui non è mai andato via con il cuore.
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Lasciandosi alle spalle il blu vibrante del fiume Tago per farsi cullare dalle acque fangose del Rio de la Plata, Otamendi torna nella sua terra da eroe portenho. Sostituirà la mistica dell’Estádio da Luz con l’eco e la memoria collettiva del Monumental. Ecco il racconto di A Bola.
L’ombra di Borges e un’eredità incancellabile
Come scriveva Jorge Luis Borges, maestro della letteratura argentina, nel suo poema Arrabal: «Ero sempre (e sarò) a Buenos Aires». La memoria batte la distanza e l’essere è più profondo dello stare. La traccia che Otamendi lascia a Lisbona parla da sola e va rispettata: 6 anni, 281 presenze, oltre 25.000 minuti giocati e 4 trofei. Non torna in Argentina semplicemente più vecchio, ma ripetuto e arricchito da un’anima che ha dato tutto per i colori del club.
La mancanza di gratitudine del club
Tuttavia, guardando in faccia la realtà, Otamendi meritava un «arrivederci» decisamente migliore dal Benfica. Esattamente come Ángel Di María un anno fa, andatosene quasi in incognito. Per quanto l’ambiente e i tifosi possano comprendere e accettare la fine fisiologica di un ciclo sportivo, nulla rende grande un’istituzione calcistica quanto la gratitudine verso chi ne ha scritto la storia. Otamendi ha dato l’anima, dentro e fuori dal campo.
Il pianto irrefrenabile del giovane connazionale Gianluca Prestianni, durante il discorso di addio di Otamendi, dice tutto. L’ex capitano è stato un faro, strigliando e guidando un talento che sembrava con un piede fuori dal club e che ha invece chiuso la stagione da titolare inamovibile.
Ci sono calciatori che restano schiavi delle statistiche, e altri che mettono radici nel cuore della gente. Otamendi appartiene a entrambe le categorie. Resta la ferma convinzione (e la speranza) che la dirigenza del Benfica saprà trovare il tempo e il modo per omaggiare adeguatamente sia lui che Di María in futuro.