Italia Olanda: Mancini soffre sul lato di D’Ambrosio e Chiesa – ANALISI TATTICA

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L’Italia di Mancini non va oltre l’1-1 casalingo contro l’Olanda. Gli azzurri hanno sofferto molto in entrambe le fasi di gioco

Il match tra Italia e Olanda finisce con un pareggio che non accontenta nessuno, visto che ora c’è la Polonia al primo posto del Girone A. E’ stata una gara con più partite all’interno della stessa: dopo un ottimo avvio dei padroni di casa, il pareggio di Van De Beek ha risollevato un’Olanda che ha messo ripetutamente in crisi i rivali. Tant’è che Mancini ha ammesso che da molto tempo l’Italia non soffriva così tanto.

Le difficoltà a trovare Verratti e Jorginho

Rispetto alla gara d’andata, in cui gli azzurri avevano disputato una prova stellare, De Boer è corso ai ripari. L’Olanda si è infatti schierata con un 5-3-2 che consentiva di coprire meglio gli spazi, in particolar modo le fasce. Ad Amsterdam, gli oranje avevano infatti sofferto molto i cambi di campo di Bonucci su Spinazzola: c’erano sempre buchi sul lato debole.

A Bergamo, l’Italia ha fatto più fatica nel consolidare il possesso. De Boer ha infatti predisposto una vera e propria gabbia nei confronti di Verratti e Jorginho, che rendeva difficile per i difensori arrivare a loro. Le punte (Depay e De Jong) schermavano i mediani, con alle spalle i centrocampisti oranje pronti ad accorciare.

Come si nota nella slide sopra, l’Olanda faceva tanta densità centrale. Era problematico servire Verratti e Jorginho, che infatti hanno toccato pochissimi palloni rispetto ai propri standard: appena 29 passaggi per il giocatore del PSG, uscito al 55′. Di conseguenza, Bonucci è stato più volte costretto al lancio lungo (21 totali) per superare il pressing avversario, sostanzialmente si bypassava il centrocampo nello sviluppo dell’azione. Solo Barella (il migliore dell’Italia) riusciva a smarcarsi bene tra le linee.

E dire che, a inizio partita, la linea difensiva olandese sembra fare grande fatica nel difendere la profondità. Il piano di Mancini era chiaro: una punta doveva venire incontro per attirare fuori posizione un difensore olandese e rompere così la linea, con l’Italia che doveva attaccare gli spazi che si creavano. Gli ospiti faticavano a coprire le verticalizzazioni, con Immobile che aveva spesso modo di aggredire la profondità. La retroguardia olandese non sempre si è mossa in modo impeccabile.

Qui, per esempio, Pellegrini si stacca per far venire fuori posizione De Vrij. Spinazzola va ad attaccare il buco che si crea, andando alle spalle di Hateboer.

Nella ripresa, gli oranje hanno difeso molto meglio queste situazioni, con l’Italia che non è più riuscita a trovare la profondità. Mancini ha provato a passare al 3-1-4-2, con Kean e Immobile molto vicini tra di loro, ma la situazione non è migliorata.

I problemi difensivi

Dopo un incoraggiante avvio, in cui hanno anche trovato il gol con Pellegrini, gli azzurri hanno sofferto molto il pareggio di Van de Beek. Dopo quel momento, l’Italia è calata a vista d’occhio, abbassandosi molto e subendo l’inerzia della gara. La squadra di Mancini è parsa poco reattiva e tonica, soffrendo parecchi pattern tattici.

Prima di tutto, le conduzioni di un De Jong superlativo hanno seminato il panico. In parecchie circostanze, il giocatore del Barcellona ha letteralmente perforato le linee avversarie con progressioni in velocità: nessuno riusciva a rubargli un pallone che teneva attaccato al piede (4 dribbling riusciti per lui). Le sue corse indisturbate mostravano bene l’impotenza di un’Italia in evidente difficoltà.

I padroni di casa hanno anche sofferto nel leggere i movimenti di Depay. L’attaccante del Lione, nominalmente seconda punta sul centro-destra, svariava su tutto il fronte. L’Olanda riusciva a trovarlo con grande facilità, soprattutto subito dopo aver recuperato palla: l’ex Manchester United era un importante regista delle ripartenze della propria squadra. Nessuno accorciava su di lui, con le marcature preventive che funzionavano male.

Nonostante Depay svuotasse spesso il centro dell’attacco, l’Olanda era comunque efficace nel riempire l’area di rigore: oltre ai quinti sempre alti, c’erano le mezzali che si buttavano costantemente dentro.

Una delle molte situazioni in cui Depay riceve liberissimo tra le linee. L’Italia concede spazi in mezzo, nessuno accorcia su di lui.

Infine, l’Italia ha concesso molto sul proprio lato destro: proprio lì è arrivato il pareggio dell’Olanda, con Chiesa lento nel ripiegare. Nelle fasi di pressing, D’Ambrosio si alzava molto per aiutare il recupero palla degli azzurri.

Tuttavia, come abbiamo detto prima, l’Italia è stata meno reattiva del solito, sia nell’aggressione che a palla persa: arrivava sempre con qualche tempo di ritardo. Non funzionava la riconquista tanto cara a Mancini. Con D’Ambrosio spesso sopra la linea della palla, l’Olanda trovava molti varchi su quel lato. Blind, l’esterno sinistro del 3-5-2, era sempre tempestivo ad aggredire la profondità alle spalle del giocatore interista. Così sono arrivate diverse situazioni pericolose.

Un esempio qui. Tentativo di pressing che va a vuoto e Blind attacca lo spazio dietro D’Ambrosio. Italia messa molto male.

Insomma, l’Italia è stata poco convincente in entrambe le fasi. Oltre a una fase di possesso prevedibile (veramente troppi lanci da parte di Bonucci) che ha portato a scarsa pericolosità, gli azzurri hanno sofferto molto anche nelle transizioni difensive. A palla persa, l’Italia non è stata intensa come vorrebbe Mancini. La situazione del Gruppo A si è decisamente complicata dopo queste due partite.