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De Santis (ex arbitro) svela: «Io sono stato condannato ma fu un’inchiesta senza voglia di cercare la verità. Spero che Rocchi e gli altri indagati…»

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De Santis: «Io sono stato condannato ma fu un’inchiesta senza voglia di cercare la verità. Spero che Rocchi…»

Massimo De Santis fu coinvolto nell’inchiesta Calciopoli, squalificato per 4 anni e sul piano penale fu condannato a un anno. Un arbitro che ha pagato un prezzo nel 2006 e che oggi riflette sul Corriere della Sera sul nuovo scandalo che sta emergendo nel calcio italiano.

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LA SUA CONDANNA «Io sono stato condannato (un anno in Cassazione per associazione a delinquere, ndr), quella però fu un’inchiesta in cui non ci fu la voglia di cercare la verità, bisognava solo dimostrare un teorema».
LA JUVE «Guardi, spero che Rocchi e gli altri indagati s’imbattano in giudici che non siano all’inseguimento di colpevoli, ma di verità. Mi accusarono di favorire la Juve, con me quella squadra perse 3 volte».
LECCE-PARMA «Il problema di quella gara fu davvero l’arbitro? (ride, ndr) L’ho rivista solo due volte in vita mia. Si sarebbe potuto giocare per chissà quanto. Magari pure senza arbitro. Le dico: sempre 3-3 sarebbe finita. Zeman a un certo punto diede le spalle al campo: secondo lei lo fece per il mio operato?».
GARE “COMBINATE” «Più di una partita mi ha lasciato la stessa sensazione. Dentro di me, davanti alla tv, ho pensato “boh”».
COSA PENSA DELL’INDAGINE DI OGGI «Due cose. La prima: per come è strutturata, la Procura federale è inutile. La seconda: Rocchi doveva andar via tanto tempo fa, ma la Figc ha preso il sopravvento sull’Aia e l’ha protetto. Dirige arbitri che non sono cresciuti. Lui adesso, e Rizzoli prima, si sono avvantaggiati dell’azzeramento di una classe arbitrale e di una classe dirigente che contava su Paparesta, Pieri e Dattilo, tutti top, tutti migliori. E poi, mi faccia dire ancora. L’Italia eliminata dal Mondiale, Gravina che si dimette, il caos: ecco, mi sembra una giustizia a orologeria. Lo dico prima: dovessero uscire delle intercettazioni, mi auguro non si arrivi alle sentenze solo sulla base di quelle».
IL DESIGNATORE NON DEVE PARLARE CON UN DIRIGENTE «E perché? Ma siamo nel 2026! Non ci vedo nulla di male se un dirigente si confronta con un designatore. Piuttosto, stiamo guardando il lato del problema sbagliato. Tutti parlano della bussata di Udinese-Parma. Non mi interessa. A far pensare male sono le spiegazioni, che venivano pubblicamente date da Rocchi e dai suoi uomini a “Open Var”, a volte diametralmente opposte su episodi simili. Diciamo che fanno sospettare. Dico di più: il Var per come è utilizzato fa sospettare. L’errore dovrebbe essere quasi azzerato. E invece come puoi convincermi che tra campo e Var si continui ancora a sbagliare? Come puoi convincermi che il fotogramma del fuorigioco sia fatto al momento giusto?».
LA SOLUZIONE «Il Var a chiamata, come si fa in serie C. E cambiare il sistema dei voti: come può un osservatore con poche gare dirette, magari nei Dilettanti, giudicare un arbitro di A? Troppo facile influenzarlo».
IL RIMPIANTO «Nel 2006 ero diventato un riferimento che influenzava anche altri arbitri. Ho pagato per quello. Avrei dovuto farmi gli affari miei».

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