Calcio italiano
Ceferin Gravina, che intreccio immobiliare! Per 670mila euro la casa di Milano cambia proprietario
Ceferin Gravina, che intreccio! La casa di Milano passa di mano per 670mila euro. Tutti gli aggiornamenti e le ultime
Aleksandr Ceferin e Gabriele Gravina condividono un legame consolidato, fatto di rapporti istituzionali e personali. Oltre ai rispettivi ruoli ai vertici del calcio europeo – presidente UEFA il primo, vicepresidente il secondo – i due lavorano fianco a fianco su dossier cruciali come l’organizzazione degli Europei 2032 e difendono una visione comune sull’autonomia dello sport. Proprio questo rapporto torna oggi al centro dell’attenzione, complice una vicenda immobiliare già finita sotto osservazione negli anni scorsi.
Secondo quanto ricostruito da Il Fatto Quotidiano, al centro della storia c’è un appartamento di circa 80 metri quadrati in via Lambro, a Milano, acquistato nel 2019 dalla figliastra di Gravina per circa 650mila euro grazie a un mutuo garantito dal dirigente e dalla compagna. Nello stesso periodo, Gravina aveva concesso un’opzione da 350mila euro su una collezione di libri antichi a Marco Bogarelli, chiedendo che la somma fosse versata direttamente sul conto della giovane per l’acquisto dell’immobile. Il denaro fu poi restituito, ma l’operazione attirò l’attenzione degli inquirenti, che ipotizzarono un possibile schema “per permettere a Gravina di incassare una provvigione su una consulenza dei diritti tv della Serie C”.
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La vicenda è tornata d’attualità perché, lo scorso dicembre, l’appartamento è stato venduto. Come riporta ancora Il Fatto Quotidiano, davanti al notaio si sono presentati Gravina e l’acquirente, Neza Ceferin, figlia del presidente UEFA, che avrebbe acquistato l’immobile per 670mila euro trasferendosi a Milano per motivi di studio e lavoro nella moda. Entrambe le parti respingono qualsiasi irregolarità. Ceferin, interpellato dal quotidiano, ha ribadito che si tratta di una “transazione effettuata legalmente, al valore di mercato. Non c’è nessun legame finanziario perché non si è trattato di un accordo commerciale, bensì di una transazione immobiliare privata tra adulti, senza vantaggi occulti, e il fatto che le parti si conoscano non la rende sconveniente”. L’avvocato di Gravina, dal canto suo, sottolinea che “nell’ambito delle indagini non è mai stato contestato l’acquisto di un immobile, non gravato da alcun vincolo. È già stata dimostrata la totale estraneità ai fatti contestati”.
Resta però aperto il tema dell’opportunità politica. La compravendita riaccende interrogativi sulla sovrapposizione tra rapporti personali e ruoli istituzionali, in un momento delicato per il calcio italiano, tra risultati sportivi deludenti e tensioni arbitrali. Sullo sfondo, il ministro per lo Sport Andrea Abodi valuta l’ipotesi di commissariare la FIGC, una prospettiva osteggiata da Gravina e da Giovanni Malagò, candidato alla presidenza federale e che, secondo il quotidiano, avrebbe promesso a Gravina la conferma come vicepresidente UEFA in caso di elezione. In questo clima, Il Fatto Quotidiano chiude con un interrogativo destinato a far discutere: “Quando la Uefa scriverà all’Italia (e lo farà di sicuro, se Coni e governo avranno il coraggio di andare fino in fondo), minacciando di toglierci gli Europei del 2032 o addirittura di escludere le nostre squadre dalla prossima Champions, quale Ceferin firmerà la lettera? Il dirigente massima autorità del pallone europeo, paladino dell’autonomia sportiva? O l’amico di Gravina, che ha appena comprato una casa da oltre mezzo milione dalla sua figliastra?”