Djordjevic, ex Olympiacos: «I tifosi della Juve mi dicono ancora grazie»

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20 anni fa il gol decisivo per la qualificazione della Juventus. Predgrag Djordjevic, ex fantasista dell’Olympiacos, ha parlato così della gara

Tra pochi minuti la Juventus di Massimiliano Allegri scenderà in campo ad Atene contro l’Olympiacos per giocarsi la qualificazione agli ottavi di finale di Champions. A parlare della partita un protagonista del passato, Predgrag Djordjevic, ex fantasista dei greci di cui i tifosi bianconeri conservano un dolce ricordo. Il motivo? Bisogna tornare indietro di ben 20 anni. Correva l’anno 1997, la Juve di Marcello Lippi era in una situazione critica: per passare ai quarti di Champions infatti aveva bisogno di una vittoria contro il Manchester United, ma allo stesso tempo sperare in almeno un pareggio dell’Olympiacos contro il Rosenborg. A pochi minuti dalla fine, Filippo Inzaghi portò avanti i bianconeri con i Red Devils, ma i greci erano sotto 2-1 con i norvegesi. A risolvere i guai, però, ci pensò Djordjevic, che con un calcio di punizione fissò il risultato sul 2-2 finale, permettendo così alla Vecchia Signora di accedere al turno successivo.

Queste dunque le parole dell’ex calciatore alla Gazzetta dello Sport: «Ho imparato la parola “grazie” perché la sento da anni. Quando vengo in Italia qualcuno mi ringrazia. La cosa mi fa sorridere, ma a tutti ripeto che io giocavo con l’Olympiacos e che sono stato un loro rivale. La partita di stasera? No, niente è scontato. Nel nostro stadio sei spinto all’impresa anche se sei in un amichevole. Se la Juve vuole la qualificazione, dovrà faticare. Negli ultimi 20 anni comunque è cambiato tutto: la tattica e soprattutto la velocità. La Juve di oggi è fortissima e Dybala mi piace molto, ma ai miei tempi c’era Del Piero. Poi Zidane: un altro così non nasce. Perché non ho mai giocato in Serie A? Non ho rimpianti, ho avuto offerte da Roma e Lazio, ma quando andavo a parlarne con la società, mi allungavano il contratto. Poi la Grecia è magnifica, neanche la crisi ha cambiato la gente. Anzi, ormai mi posso dire mezzo serbo e mezzo greco».