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Herrera, Trap, Mou, Conte: difesa d’acciaio, Grande Inter

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Non può bastare il primato parziale per definire Grande Inter quella di Conte, ma il filo conduttore con il passato è la straordinaria solidità e applicazione difensiva: alla faccia dei cultori del “bel calcio”

Già, il ritorno della Grande Inter. Il sogno malcelato di qualunque tifoso nerazzurro un po’ attempato. Un altro mondo, un altro calcio ma con quell’invisibile filo che oltrepassa il tempo per unire alcuni cicli vincenti della Beneamata. Da Herrera a Trapattoni, da Mourinho a (forse) Conte.

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Perché non c’è dubbio che le più intense e straordinarie gioie interiste abbiano come fondamenta una difesa d’acciaio. Il successo di misura sull’Atalanta ha lanciato definitivamente la fuga Scudetto e inferto al contempo un durissimo colpo alle speranze di Milan e Juve che, in fondo, credevano parecchio alla possibilità che la Dea frenasse Handanovic e compagni.

E va detto che gli uomini di Gasperini avrebbero forse anche meritato un risultato positivo per quanto prodotto. Ma tant’è, gli interisti sono storicamente maestri nel ragionare “con i se e con i ma”, in questo caso è sottilmente gustoso che lo facciano altri.

Burgnich e Picchi, Bergomi e Ferri, Samuel e Lucio, per arrivare al trio Skriniar-De Vrij-Bastoni che ormai pare più affiatato di una staffetta olimpica. Eccezionali difensori, frontmen antichi e moderni di reparti perfetti o quasi. Perché la fase difensiva, per dirla in “covercianese” , viene esaltata dal sacrificio collettivo. Bugiardo di professione chi nega di aver amato l’Eto’o terzino ai tempi di Mourinho. O chi non ha gongolato per i recuperi di Eriksen contro i bergamaschi.

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Profondamente sbagliato, però, ridurre il percorso da capolista di questa Inter al solo gioco speculativo e utilitaristico scelto per imbottigliare l’Atalanta nella trequarti. I 63 gol in Serie A sono lì a dimostrare e certificare un attacco tra i più produttivi in Europa. Ed è nella ricerca di questo equilibrio che sta premiando il lavoro di Antonio Conte e del suo staff.

E se i cultori del “bel calcio” storceranno un pochino il naso, beh, il mondo se ne farà una ragione. Dopo dieci anni senza trofei, non è il caso di soffermarsi sulle sottigliezze. D’altro canto, i 113 anni di storia nerazzurra parlano sin troppo chiaro.

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