Kurtic e l’Euro-Atalanta: «I giovani sono una risorsa. A Bergamo…»

Kurtic
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Dal tour della Serie A alla stabilità di Bergamo, la nuova vita di Jasmin Kurtic: «L’Europa League sarà fantastica, ma non dobbiamo accontentarci. Gasperini…»

È alto 186 centimetri, pesa 88 chili e ha deciso che in luglio si farà 40 chilometri su una bici pieghevole che si può portare tranquillamente in tram. Jasmin Kurtic su una Graziella. L’aveva promesso in inverno quando l’Atalanta in Europa League era ancora un traguardo sfumato, ora da Barcellona promette che lo farà: una dolce punizione sulla statale della val Seriana, da Bergamo al ritiro di Rovetta, 700 metri di altitudine. Ma non poteva scegliere un mezzo più comodo? «La Graziella me l’ha fatta provare il venditore di bici che c’è sotto casa. Mi è piaciuta subito. Vorrà dire che arriverò in ritiro sotto peso, Gasperini sarà contento». L’Europa League non sarà così semplice come una pedalata. «Ho giocato cinque partite con la Fiorentina, ricordo che al debutto abbiamo vinto 3­-0 col Guingamp e io ho fatto un assist. Stavolta sarà diverso, dovremo prendere le misure di una nuova sfida».

FOREVER NERAZZURRO – L’Atalanta è già competitiva? «Certo, se arrivi quarto in Serie A sei pronto a fare tutto». E se Conti o Gomez se ne vanno? «Il calcio è imprevedibile: secondo me, se arriva un’offerta importante, società e giocatore devono parlarsi». Ha detto: voglio restare a Bergamo a vita. «Due anni fa ho accettato l’Atalanta anche se avevo offerte più vantaggiose, ho trovato una società seria e organizzata. Con Reja i giovani avevano poco spazio, con Gasperini sono esplosi. Abbiamo faticato un po’ all’inizio, poi sono arrivati i risultati ed è diventato tutto più facile. Siamo stati bravi a restare concentrati quando abbiamo capito che l’Europa era un obiettivo possibile». Il nuovo Kurtic trequartista. Non ha mai segnato così tanto: 6 gol, record personale. «Mi piace giocare vicino alla porta, all’inizio del campionato stavo più indietro, nel centrocampo a due. Ora ho più soluzioni: il passaggio per il Papu o Petagna o il tiro da fuori. Il merito è anche di Gasperini che mi ha fatto stare sempre sul pezzo. Non ho avuto cali di concentrazione, la buona condizione fisica ha fatto il resto».

PASSATO E FUTURO – Gasperini a parte, Kurtic ha un nome speciale per l’allenatore che gli ha insegnato di più: «Maran a Varese: in A meritavamo di andare noi, non la Samp. Quella squadra giocava bene, mi ricorda l’Atalanta». Si dice che Kurtic abbia avuto problemi con Di Francesco, ma lo sloveno nega, pur confermando che ci sono state comunque difficoltà, come riporta “La Gazzetta dello Sport”: «A un certo punto gli ho detto che volevo andarmene perché al Sassuolo non mi trovavo bene». Scenario diverso a Torino: «Sono arrivato in gennaio dopo Sassuolo. Ventura mi ha detto subito: “Devi guadagnarti il posto, qui nessuno è sicuro. Non ti prometto niente”. Ho giocato 16 partite». L’amicone di Kurtic? «Ilicic: ho scelto il 27, il numero che lui aveva a Palermo. Mi ha aiutato molto i primi tempi: non sapevo una parola di italiano. Ha appena avuto una bambina, ha meno tempo da dedicarmi. Ma andrò a trovarlo al mare in Croazia». C’è troppa tattica in Italia? «La tattica non è mai troppa». Cosa non sopporta del calcio italiano? «Chi dice che gli stranieri sono troppi». Il difficile sarà confermarsi… «Certo, ma noi pensiamo in grande. La zona Champions? Perché no».