Napoli, stessi punti in casa e trasferta: anomalia unica

callejon insigne napoli
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La vittoria di San Siro sul campo dell’Inter rilancia fortemente il Napoli in chiave secondo posto: l’analisi

Non è una vittoria come le altre, quella ottenuta dal Napoli di Sarri nella Scala del calcio: battendo l’Inter, i partenopei hanno nello stesso campionato vinto due volte a San Siro ed altrettante all’Olimpico. Colpi inferti tutti nel girone di ritorno: in ordine temporale 1-2 al Milan, 1-2 alla Roma, 0-3 alla Lazio ed appunto 0-1 all’Inter. Il Napoli non ci era mai riuscito nella sua storia, così come non aveva mai vinto 11 volte lontano dal San Paolo: è il record di sempre e mancano ancora due trasferte, sui campi di Torino e Sampdoria. Con questi numeri risulta quasi impossibile spiegare l’attuale terzo posto in classifica, se non che la Roma di Spalletti ha a sua volta battuto in trasferta Napoli, Lazio ed Inter. Qualora dovesse passare domenica prossima sul campo del Milan avrebbe di fatto eguagliato il traguardo partenopeo e si avvicinerebbe a grandi passi verso la conquista del secondo posto, ultimo utile per accedere alla porta diretta della prossima Champions League.

Napoli, stessi punti al San Paolo e fuori: solo il Palermo così

A quattro turni dal gong della Serie A 2016-17, il Napoli ha perfettamente ripartito il suo andamento: 37 punti in casa, 37 in trasferta. Undici vittorie, quattro pareggi e due sconfitte nel suo impianto, medesimi numeri lontano dal Vesuvio. Incredibile vero? Sì, se guardiamo a tutte le altre squadre della massima serie calcistica italiana: diciotto delle diciannove concorrenti dei partenopei hanno – come da norma statistica – totalizzato più punti in casa che fuori. L’unica anomalia registrata, oltre a quella che fa a capo al Napoli, si chiama Palermo: i rosanero hanno addirittura ottenuto un maggior numero di punti in trasferta (10) che al Barbera (9). Ma siamo onestamente di fronte ad una stagione che fa poco testo per quanto deludente e modesta sia in termini di raccolto. In Serie A dunque il Napoli di Sarri è una vera e propria anomalia: per intenderci, la Juventus ha sommato 51 punti allo Stadium (sui 51 ottenibili, dato clamoroso) e 33 in trasferta, la Roma 43 all’Olimpico e 32 fuori.

Napoli, voce grossa in trasferta e problema in casa?

Il primato assoluto del rendimento in trasferta cozza però contro l’evidenza casalinga: Juventus 51, Roma 43, Napoli 37. I partenopei pagano 14 punti di dazio alla capolista in termini di fattore casa: le spiegazioni possono essere molteplici, ma per chi segue attentamente il Napoli di Sarri si riducono fondamentalmente all’essenza di questa squadra. La creatura sarriana si esalta soltanto se impone il proprio gioco all’avversario: produzione offensiva massiccia, presenza ingombrante nella metà campo avversaria, fluidità di palleggio, sfruttamento totale delle catene innescate sulle corsie laterali. Più agevole riuscirci contro squadre che si chiudono e compattano le linee per non lasciare spazi all’avversario o al cospetto di realtà che se la giocano a viso aperto? La seconda. E dove le squadre sono maggiormente propense a giocarsela: in casa o fuori? La prima. Ragion per cui questo Napoli vive meglio in trasferta: trova meno frequentemente squadre racchiuse nella propria metà campo, anche per non sfigurare avanti al proprio pubblico, rispetto alle magre esibizioni che in tal senso si osservano al San Paolo, dove in tanti non si vergognano di piazzare il fatidico pullman avanti al proprio portiere.

La contromossa futura

Pochi giri di parole: il sogno scudetto del Napoli passa esattamente da qui. Dal riuscire a risolvere anche queste specifiche situazioni tattiche, quando l’avversario sostanzialmente non ha l’ambizione di avanzare la propria proposta calcistica ma opta per una gara di contenimento puro. E’ lì che la banda Sarri dovrà fornire risposte: la prima passa dal dotarsi di un centravanti fisico, che sia in grado di scardinare le maglie di una linea difensiva serrata. Di fornire soluzioni alternative, sporche volendo. Sebbene Arkadiusz Milik, a dispetto della statura, non sia l’esemplare ideale in tal senso – è più un attaccante di tecnica e conclusione – il suo infortunio ha certamente privato Sarri di una pedina fondamentale per questo discorso. Perché l’ex Ajax è forte sul gioco aereo, perché su quel genere di fisico ci si può lavorare: non sarà il centravanti classico, ma lo è senz’altro più di Mertens. Che ovviamente vanta caratteristiche non attribuibili all’attaccante polacco. Maurizio Sarri questo lavoro lo aveva ampiamente intrapreso: Milik aveva presto scavalcato Gabbiadini nelle gerarchie e si era preso sulle spalle l’attacco del Napoli, i due gol di testa siglati a Kiev nel girone di Champions League sono un saggio della nostra argomentazione. Qualora il Napoli dovesse riuscire a comporre il suo puzzle, ossia a restare così progredito sul piano del gioco ma allo stesso tempo di vincere le partite in modo sporco, beh, avrebbe limiti sempre meno ingombranti sul suo prossimo cammino.