Novara, Fontana punge: “Noi in A una lezione per Cairo”

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Una lezione memorabile per Cairo. Il portiere di riserva ha rimesso i guantoni ed è tornato in serie A. Senza polemiche, ma con un pizzico di malinconia, da tifoso granata qual è, l’anno prossimo Jimmy Fontana guarderà  il Toro dall’alto verso il basso.
Ã?«A Novara mi sono riscoperto calciatore vero e il merito è tutto della squadra allenata da Tesser – racconta – invece, in passato, con il Toro facevo di tutto, ma non il mio lavoro. Ma devo ringraziare Cairo se non mi ha rinnovato il contratto: ho scelto Novara e sono stato anche fortunato nella decisione. E adesso mi godo la promozioneÃ?».
Exploit, miracolo: chi non conosce la realtà  sportiva della provincia del Piemonte più vicina alla Lombardia difficilmente comprenderebbe l’impresa del Novara, matricola terribile salita al primo colpo in A – che mancava da 55 anni – dopo un breve transito in B. Ã?«Qual è il segreto del nostro successo? Non inventarsi mai nulla – dice Fontana – in questo periodo in cui la moda del calcio è rivoluzionare tutto e subito, con progetti che nascono e muoiono in 24 ore, noi siamo rimasti fedeli alla vecchia traccia. Stesso gruppo di tre anni fa, stesse facce, un centro sportivo che dà  il senso d’appartenenza: è questo il nostro menù vincente. Non abbiamo scoperto l’acqua calda, semplicemente abbiamo perseverato sulla nostra strada, superando uniti le difficoltà  che anche noi abbiamo avuto. Però, rispetto a tanti altri, abbiamo tenuto duro nei momenti difficili. Questo è il giusto premioÃ?».
La ricetta è semplice, ma proprio perchè è a portata di mano, sembra così difficile da capire: Ã?«Il nostro modello è sempre il Chievo, che è partito in sordina come noi ed è diventato una grandissima realtà . E’ l’obiettivo del Novara, ma la strada è ancora tanta da fareÃ?».
Inevitabile il confronto con il Torino… Ã?«Il club granata deve imparare molto dal Novara, cambiare sempre e così tanto fa male. Spero che Cairo abbia imparato la lezione. Per vincere occorre che i tre vettori (società , allenatore, squadra) eseguano ciascuno il proprio compito. La dirigenza non si deve sentire, ma essere sempre presente. L’allenatore non deve mai essere scavalcato. I calciatori devono essere messi nelle condizioni di pensare solo a giocareÃ?». Chiaro: tutto il contrario del Torino.

Fonte | di Francesco Manassero per “Leggo.it”