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Perché la Juve di Sarri non può rinunciare a Matuidi

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Blaise Matuidi si è dimostrato un giocatore fondamentale per la Juve di Sarri: ecco perchè il francese è così importante

Con l’arrivo di Sarri, Matuidi pareva uno dei principali indiziati per la panchina o l’addio. Le sue caratteristiche non sembravano sposarsi bene col nuovo progetto tecnico, che mirava a costruire una squadra più dominante con la palla, in grado di fraseggiare con rapidi e continui passaggi corti. Come se non bastasse, le prime amichevoli estive furono altamente problematiche per il francese. Nell’impegno estivo contro il Tottenham, per esempio, un vistoso errore tecnico di Matuidi innescò la prima rete degli Spurs.

Invece il francese è stato il secondo centrocampista più utilizzato da Sarri dopo Pjanic, con ben 1617′ disputati, e si è guadagnato il rinnovo di un anno. Certo, l’estate 2019 di Paratici si è contraddistinta per un’enorme difficoltà a vendere, con tante uscite che non si sono poi verificate. In ogni caso, Matuidi si è rivelato uno dei giocatori su cui l’allenatore ha puntato di più, probabilmente perché – in una rosa che non riesce ad assimilare del tutto i nuovi principi tattici – il francese ha dimostrato grande applicazione nel seguire le richieste del mister.

L’imprecisione tecnica di Matuidi

Quando molti tifosi pensano a Matuidi, la prima cosa che viene in mente è la scarsa pulizia nei gesti tecnici, con una goffaggine (quasi da meme) che spesso porta a errori marchiani. C’è senza dubbio una base di verità in questo. Tra i centrocampisti di alto livello nel calcio di oggi, Matuidi è forse uno di quelli meno dotati dal punto di vista tecnico. Più che la velocità di pensiero, gli manca proprio l’abilità nello scaricare il pallone con i tempi giusti al compagno.

Anche quando non sbaglia in modo evidente le misure dell’appoggio (cosa che succede non raramente), spesso non riesce a dosare il passaggio nel modo migliore, con la palla che è o troppo lunga o troppo corta. In tal modo, il compagno va in difficoltà nel controllare la sfera, e l’azione offensiva di conseguenza rallenta.

Queste imperfezioni tecniche risaltano nel calcio di Sarri: l’ex Napoli vuole organizzare una squadra che gestisca il pallone per larghe fasi del match. L’obiettivo è quello di risalire e rifinire palleggiando sul breve: vediamo tanta densità centrale da parte dei bianconeri, con i giocatori sempre molto stretti tra di loro. Se Allegri voleva dilatare le distanze tra i calciatori, Sarri intende invece limitarle, con una squadra molto corta in zona di rifinitura. Oggi la Juve vuole attaccare con rapide combinazioni centrali di prima che trovino il varco tra le linee avversarie, mentre l’anno scorso si ricorreva di più al cross e al gioco lungo

juventus sarri

In questa slide si vedono con chiarezza i principi di Sarri. Squadra strettissima al centro, con i giocatori molto vicini tra di loro. Di conseguenza, Matuidi deve agire tra le linee, su distanze assai ristrette.

In questo calcio di possesso, che richiede precisione meccanica nei passaggi corti, non è difficile immaginare come mai un giocatore con le caratteristiche del francese vada in affanno. Matuidi non ha nelle proprie corde il dialogo sul breve con i compagni, e palesa evidente sofferenza anche nel controllo orientato. I numeri mostrano il suo scarso apporto offensivo: 0.89 passaggi chiave per 90′, 0.08 Expected Assists per 90′ e appena 0.04 Expected Goals per 90′.

D’altronde, si sottolinea spesso come alla Juve di Sarri manchino gol e assist da parte delle mezzali. Per quanto il francese si smarchi spesso con i tempi giusti (lo analizzeremo meglio dopo), le sue frequenti imprecisioni tecniche dopo che riceve palla non consentono di generare occasioni pericolose con la frequenza che ci si auspica.

Qui la Juve può rendersi pericolosa in ripartenza, attaccando in superiorità numerica. Matuidi legge bene la situazione di gioco raccogliendo la sponda di Ronaldo. Tuttavia, mentre si invola verso la porta, controlla malamente il pallone e vanifica tutto.

Tuttavia, questi oggettivi limiti di Matuidi in fase di possesso non gli hanno impedito di diventare uno dei calciatori più utilizzati da Sarri. Il francese ha infatti caratteristiche tanto uniche quanto preziose all’interno della rosa bianconera.

La generosità nel pressing

L’apporto di Matuidi in fase di non possesso è infatti imprescindibile per gli equilibri tattici della Juventus. La discontinuità del pressing è uno dei tratti più evidenti della prima stagione bianconera di Sarri: l’allenatore toscano vuole una squadra proattiva, che aggredisca in avanti. Tuttavia la Juve possiede attaccanti piuttosto scialbi nel pressing e poco intensi senza palla, che quindi condizionano il rendimento della squadra. Le loro caratteristiche sollecitano le mezzali a un lavoro molto gravoso in fase di non possesso, visto che sono costrette a coprire porzioni ampie di campo.

Oltre a dare più aggressività, Matuidi deve anche compensare i movimenti di Ronaldo: il portoghese tende infatti a ricoprire una posizione piuttosto stretta in fase difensiva. Quando l’avversario allarga il gioco a destra, è quindi necessario che la mezzala juventina sia tempestiva nell’uscita, scivolando orizzontalmente in fascia. Un movimento che, per esempio, Rabiot fa con molta meno efficacia. Soprattutto a sinistra, quindi, è necessaria una mezzala dal grande contributo quantitativo, per evitare di creare un buco in fascia.

Inoltre, non va dimenticato che oggi la Juve difende a zona pura, con l’intera squadra molto stretta sul lato palla. Se l’avversario ha tempo e spazio per cambiare il gioco (cosa che la Juve concede troppo facilmente), ci sono praterie sul lato debole, con la mezzala che quindi ha tantissimi metri da ricoprire per andare sull’avversario. Queste situazioni risaltavano nelle partite in cui la Juve giocava con il rombo: a causa dei problemi nel proteggere l’ampiezza, Matuidi era costretto a coprire tantissimo campo, un lavoro sfiancante che si sottolineava poco.

Situazione tipo che la Juve soffre, con la squadra molto fragile nei cambi di campo. Alex Sandro (il terzino) è in inferiorità numerica, con la mezzala (Matuidi) costretto a coprire tantissimo campo per scivolare a sinistra.

Insomma, non sorprende come, in una Juve con simili problemi difensivi, Sarri abbia dato tanta fiducia a Matuidi. Nessun’altra mezzala ha la sua generosità in fase di non possesso, nessun altro riesce a coprire così tanti metri in poco tempo (tranne forse Bentancur, che però gioca a destra). Inoltre, in una rosa che non sempre è costante nel seguire i dettami del nuovo allenatore, Matuidi è uno di quelli che si applica di più, che sembra sempre provare a fare ciò che vuole il tecnico.

L’importanza dei suoi movimenti offensivi

Come abbiamo visto sopra, Matuidi ha evidenti limiti tecnici nella gestione del possesso, forse è addirittura il giocatore con meno qualità della rosa. Tuttavia, il paradosso è che si tratta del centrocampista bianconero che, dopo Khedira, si muove meglio senza palla. La Juve attuale ha, sia in attacco sia in mezzo, giocatori piuttosto statici, che preferiscono ricevere palla sulla figura e che aggrediscono poco la profondità. Matuidi, al contrario, legge ottimamente gli spazi davanti a sé, con incursioni degne di nota.

L’ultima l’abbiamo vista nella vittoria contro l‘Inter. Il gol di Ramsey nasce da un movimento preziosissimo del francese, che si inserisce con uno scatto improvviso alle spalle di Vecino. Alex Sandro lo serve bene in profondità, e sul cross basso arriva il gol del gallese. Quella di Matuidi è una giocata che non è entrata nelle statistiche (non è né un assist né un passaggio chiave), eppure si è rivelata decisiva per trovare un varco tra le linee nerazzurre.

Se in fase di non possesso il francese deve assorbire i movimenti di Ronaldo, anche in fase di possesso c’è bisogno di compensare la grande libertà tattica concessa al portoghese. Quando, per esempio, Ronaldo si defila molto a sinistra attirando il terzino su di sé, Matuidi è sempre tempestivo nel leggere quella situazione di gioco. Si butta bene nello spazio tra difensore e laterale basso: nessun’altra mezzala bianconera è così efficace nel fare inserimenti di quel tipo.

In Juve-Napoli, i partenopei non lessero mai bene i movimenti di Matuidi, che si inserì con efficacia alle spalle di Di Lorenzo.

Come accennato nelle righe precedenti, Matuidi possiede anche buone qualità nello smarcamento tra le linee. Se con Allegri gli interni o si allargavano o scappavano in avanti, oggi le mezzali si stringono maggiormente per dare più soluzioni di passaggio al portatore. Anche in queste situazioni tattiche il francese dà un apporto significativo, facendosi trovare bene tra le linee. Inoltre, l’ex PSG è molto bravo nel portare vie l’uomo, consentendo così al compagno di poter essere servito libero dal marcatore.

juventus bonucci

L’ottimo movimento senza palla dei giocatori della Juve concede a Bonucci di verticalizzare per Matuidi, che riceve tra le linee.

Spesso si critica la continuità che Sarri ha dato a Matuidi dal primo minuto, molti tifosi l’hanno vista quasi come una resa nel non voler fare un certo tipo di calcio: un falso mito, visto che i principi della Juventus 2019-2020 sono quasi opposti rispetto a quelli dell’anno scorso. In realtà, la spiegazione è molto semplice: in una Juve discontinua, in cui molti giocatori (per esempio Ramsey e Rabiot) hanno avuto un impatto problematico, il francese è uno dei calciatori che dà più garanzie a Sarri, e che riesce a seguire meglio le richieste dell’allenatore.

Con grande umiltà, il francese si è calato in un contesto tattico teoricamente opposto per quelle che sono le sue caratteristiche. Anche nelle sue partite peggiori, dà comunque un contributo minimo che Sarri ritiene fondamentale per gli equilibri della squadra. Non c’è alcun dubbio sul fatto che, per fare un salto di qualità, la Juventus abbia bisogno di una mezzala sinistra di livello, sostituendo quindi Matuidi con un profilo (molto) più tecnico.  Tuttavia, in una Juve con diversi problemi strutturali, il contributo del francese è assolutamente necessario in quasi tutte le fasi di gioco.

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