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Premier League, nodo multiproprietà: seri rischi per l’esclusione dalle coppe! Di mezzo anche…la Roma. Gli sviluppi
Premier League, resta forte il nodo multiproprietà: i club che rischiano l’esclusione dalle coppe! Cosa sta succedendo
Mentre in Premier League la corsa all’Europa entra nel vivo, fuori dal campo si combatte un’altra battaglia fondamentale: quella contro le rigide regole UEFA sulle multiproprietà (Multi-Club Ownership). Il rischio per le società inglesi è altissimo: subire l’esclusione dalle coppe o la retrocessione in una competizione inferiore.
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Entro la scadenza tassativa del 1° marzo, mezza Premier League ha dovuto riorganizzare i propri assetti. La UEFA, infatti, vieta a due squadre con legami societari stretti di partecipare allo stesso torneo europeo. Il divieto scatta al superamento del 30% delle quote azionarie o in presenza di una “influenza decisiva” (ossia dirigenti in comune con poteri decisionali condivisi). In caso di conflitto, la squadra qualificata alla competizione di rango inferiore viene sacrificata.
Ecco la situazione dei principali club coinvolti:
• Everton e Roma: Entrambe orbitano sotto il Friedkin Group. Il nodo cruciale è il miliardario Dan Friedkin, presidente di ambedue le società. Per evitare l’esclusione, l’Everton deve dimostrare in modo inequivocabile che la sua figura non eserciti un’influenza decisionale su entrambi i fronti. Il club inglese si dice fiducioso, ma la strategia legale adottata resta segreta.
• Chelsea e Strasburgo: Condividono la proprietà della holding BlueCo. Per arginare il problema, dirigenti chiave del Chelsea si sono dimessi dal board francese, mentre Todd Boehly ha lasciato la direzione della BlueCo Data Limited. Se la UEFA dovesse ammettere entrambe allo stesso torneo, potrebbe vietare loro scambi di mercato incrociati fino al 2028.
• Nottingham Forest e Olympiakos: Il patron Evangelos Marinakis ha affidato le quote del Forest a un blind trust (un fondo fiduciario indipendente) poco prima della scadenza del 28 febbraio. Tuttavia, l’ufficializzazione burocratica nel Regno Unito è arrivata solo il 17 aprile: starà alla UEFA stabilire se queste tempistiche siano sufficienti per ritenerli in regola.
• Brighton, Hearts e Union SG: Il proprietario del Brighton, Tony Bloom, ha giocato d’astuzia. Ha preventivamente limitato le sue quote di partecipazione nel club scozzese e in quello belga al 29%, rimanendo strategicamente un passo sotto la soglia critica del 30%.