Ecco perché il PSG non vincerà la Champions League neanche quest’anno

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Dalla sfida di Anfield di ieri sera è emersa un’unica certezza: il vincitore della Champions League 2018/19 non sarà il PSG 

Nella sfida della prima giornata del Girone C di Champions League, Liverpool e Paris Saint-Germain si sono affrontate nello stadio di Anfield in una partita superba, ricca di emozioni, gol e giocate da urlo. Il Liverpool si è da subito spinto all’attacco e, nel giro di mezz’ora di gioco, si è portato sul momentaneo 2-0 firmato da Sturridge prima e Milner su rigore dopo. I francesi ci hanno però creduto fino alla fine e non solo hanno accorciato le distanze con Meunier nei minuti finali di primo tempo, ma sono riusciti a trovare anche il gol del pareggio alla fine del secondo tempo grazie ad un ottima azione di Neymar e Mbappe. 

Quando però la gara sembrava ormai bloccata sul 2-2, Firmino ha scagliato il gol del decisivo e definitivo vantaggio dei Reds per 3-2. I francesi tornano così a casa con una sconfitta, una sconfitta che brucia per essere venuta negli ultimi minuti di recupero e che rilega il PSG all’ultimo posto del Girone C

PSG, l’incubo chiamato Champions League 

A sei mesi dall’ultima sfida in Champions contro il Real Madrid agli ottavi di finale, il PSG ritorna nella massima competizione europea per club nel peggiore dei modi e sempre con una sconfitta. Non un caso questo. Basti pensare che quattro delle ultime cinque sconfitte subite dal PSG arrivano dalla Champions. 

Infatti, a parte la gara persa in casa nel campionato di Ligue 1 contro il Rennes per 2-0 alla penultima giornata quando i parigini avevano già vinto il titolo con diverse settimane d’anticipo, le altre tre sconfitte sono avvenute in Europa tra dicembre 2017 e marzo 2018. Si ricordano quindi le sconfitte esterne maturate sul campo del Bayern Monaco per 3-1, nell’ultima partita del Girone B di Champions, e sul campo del Real Madrid per 3-1, all’andata degli ottavi di finale, ma anche la sconfitta interna per 2-1 nel ritorno degli ottavi sempre contro i madrileni. 

Insomma una scia di risultati che fanno pensare in casa PSG. Dati allarmanti per una squadra che ogni anno viene inserita nell’elenco delle favorite per la vittoria finale in Champions League. Eppure ogni anno, il PSG non riesce a confermare le premesse iniziali. Ogni anno sembra quello giusto per vedere i parigini sul tetto più alto d’Europa, e invece i pronostici vengono ribaltati. E’ infatti a partire dal 2012/13 che il PSG prende parte con costanza alla Champions League, ma non è ancora riuscito a superare i quarti di finale.

PSG, una squadra di stelle che non brilla 

Il PSG è una squadra di stelle, ma che pecca di leader e personalità. I vari Mbappe, Cavani e Neymar non fanno diventare una squadra vincente di per sé. Una squadra deve avere prima una solida ossatura di base, un’organizzazione di fondo che fino a questo momento non si intravvede nel club di Parigi. Sotto questo punto di vista non c’è paragone tra il PSG e le altre big europee del calibro di Liverpool, Real Madrid, Barcellona, Bayern Monaco e Manchester City. 

L’attuale PSG sembra un’accozzaglia di nomi messi a caso l’uno sopra l’altro, senza un vero e proprio criterio che sta alla base. Si tratta di insieme di figurine da collezionare che sono solo belle da vedersi e niente di più. E’ una squadra che è sbilanciata verso l’attacco. Non a caso le caselle del reparto avanzato sono piene di fuoriclasse, addirittura doppioni, mentre quelle della difesa e del centrocampo sono vuote, senza dei ricambi all’altezza.

Il solo Rabiot a centrocampo non basta, così come non basta il solo Thiago Silva in difesa. Basti guardare la sfida di ieri sera contro il Liverpool: Kimpembe si faceva costantemente saltare dalle azioni di Mané, Sturridge e perfino dal deludente Salah; Bernat non non solo non ha convinto, ma ha pure fatto guadagnare un rigore agli avversari dopo aver steso Wijanaldum in area di rigore; Marquinhos ha disputato una gara imprecisa sotto ogni punto di vista. Insomma così non va. 

PSG, il livello medio-basso della Ligue 1

Non basta avere un’attacco stellare per vincere tutto. E allo stesso tempo non ha senso spendere in due anni 469 milioni di euro per vincere “solamente” due campionati di Ligue 1, tre Supercoppe di Francia e due Coppe Nazionali. Sì, esatto “solamente”. Sotto un certo punto di vista sembrerebbe un paradosso un’affermazione di questo genere eppure, per una squadra che è nata per vincere e che vede al suo interno talenti indiscussi del livello di Cavani, Mbappe e Neymar, è davvero troppo poco vincere i soli trofei nazionali. 

Non è un mistero infatti che la Ligue 1 sia un campionato decisamente inferiore a quello dei principali paesi europei. Non ci può essere alcun tipo di paragone con la Liga, la Premier League, la Serie A e la Bundesliga. A differenza di questi, nei quali è molto alta la competitività al loro interno, la Ligue 1 non vede, oltre al solo Monaco, gestito anch’esso da sceicchi, squadre di livello e che possano competere con i pluripremiati campioni di Francia. Prendiamo ad esempio l’inizio di questa stagione. Il PSG, dopo 5 giornate di campionato, è già in testa alla classifica a +5 sulle inseguitrici (Marsiglia, Lilla e Tolosa), ha sempre segnato 3 o più reti a partita e ha subito solamente 4 reti.

Insomma una situazione decisamente diversa rispetto alla Premier League dove il Liverpool, pur vincendo le prime 5 giornate, è in vetta insieme al Chelsea e a solo +2 dal City e a +3 sulla quarta in classifica. Insomma, la Ligue 1 si conferma essere un campionato ben poco allenante. Un campionato che non prepara abbastanza i giocatori alle partite di Champions League, dove ogni squadra gioca un calcio molto più aggressivo e offensivo. 

PSG, come cambiare le cose? 

A questo punto è necessario un cambio di rotta. Un cambio di mentalità, ma non solo. Se infatti le grandi stelle non brillano, a questo punto sembrerebbe meglio puntare sui giovani, su un gruppo unito e coeso. Insomma su vero un progetto. E’ lo stesso nuovo allenatore Thomas Tuchel a dirlo ai microfoni dell’Equipe: «Secondo me bisogna invertire le cose. Se lavoriamo bene ogni giorno, se viviamo bene ogni giorno come gruppo, allora saremo preparati meglio per affrontare i grandi match. Non dobbiamo pensare già ora a febbraio, ma dobbiamo ragionare giorno per giorno partendo dalla fase a gruppi, che non è semplice».