Questa Roma è allo sbando: ma non è (solo) colpa di Fonseca

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© foto www.imagephotoagency.it

Il mondo della Roma si è ribaltato in cinque giorni: da spumeggiante sorpresa nelle zone alte, la formazione di Fonseca si ritrova ora nell’abisso

Pazza Roma, per quanto la tentazione di aggiungere l’aggettivo incompetente sia tremendamente forte. In meno di una settimana la truppa di Fonseca passa dagli altari alla polvere, dalle lodi agli sberleffi.

Sembra davvero lontanissimo nel tempo il pareggio agganciato con merito al cospetto dell’Inter. Un risultato che confermava la bontà del lavoro sin lì svolto, cui una certa qualità nel gioco offensivo spesso si abbinava.

Il disastroso derby di venerdì scorso, però, ha forse segnato lo spartiacque della stagione. Cancellate in novanta minuti le velleità da rivelazione, i giallorossi rischiano ora di finire nella spirale negativa che una pesante sconfitta contro i rivali cittadini spesso genera.

E lo spensierato e organizzato Spezia di Vincenzo Italiano, il peggiore degli avversari in una delle serate più incredibili della storia recente. Imbarazzante l’approccio per Cristante e compagni, sotto di due reti dopo appena un quarto d’ora con evidenti postumi biancocelesti ancora da smaltire.

Faticosamente la Roma si è poi issata fino ai supplementari, salvo poi entrare nel Guinness dei Primati in pochi istanti. Per ben due volte. Prima la doppia espulsione in un minuto, con Mancini e Pau Lopez colpevoli protagonisti. Poi, l’inaccettabile errore della panchina che opera il quinto e sesto cambio. Contravvenendo alla regola FIGC che non si è adeguata, al contrario della UEFA, alle facoltative disposizione dell’IFAB.

Nel centro del mirino, inevitabilmente, Paulo Fonseca. Ma se il tecnico portoghese si può ragionevolmente criticare per le prestazioni sul campo, non è allo stesso tempo logico imputargli le colpe per il cambio di troppo. O meglio, non può e non deve essere l’unico indiziato, anzi. Perché può succedere che un allenatore, tra i mille inevitabili pensieri, perda il conto o semplicemente non sappia che tra UEFA e FIGC esistano regolamenti differenti. Ed è incredibile che l’unico a porsi il dubbio sia stato Lorenzo Pellegrini in una scena ai limiti del grottesco…

Esistono infatti a tal proposito specializzate figure dirigenziali il cui compito è esattamente quello di conoscere alla perfezione norme ed eventuali specifiche. E aiutare il tecnico nei momenti più concitati. La sensazione è che la famiglia Friedkin debba mettere mano prima di tutto alla struttura e allo staff. Poi, in seconda battuta si può decidere se confermare o meno un allenatore.

Anche perché c’è un freschissimo precedente che inchioda l’assetto societario giallorosso. Il pasticcio legato a Diawara, costato la sconfitta a tavolino contro il Verona, sembrava quasi dimenticato ma dopo questa nuova, incredibile defaillance merita la lente d’ingrandimento. Due errori macroscopici che si farebbe fatica ad accettare anche in realtà dilettantistiche, figuriamoci ai massimi livelli del calcio italiano e internazionale.