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Mancini: «L’Atalanta mi ricorda la Sampdoria dello scudetto. In nazionale tanta amicizia»

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Il tecnico della nazionale Roberto Mancini ha parlato nel corso della presentazione del libro sulla Sampdoria scritto assieme a Vialli

Roberto Mancini, a margine della presentazione del libro “La Bella Stagione”, scritto a quattro mani con i compagni dello Scudetto della Sampdoria, ha raccontato i suoi anni in blucerchiato.

LIBRO – «Devo ringraziare Gianluca Vialli e Marco Lanna. Sono stati gli artefici di questo libro, lo hanno proposto loro. E poi voglio ringraziare tutti i nostri compagni di squadra che sono andati indietro nel tempo per ricordare le varie vicende di quella stagione. Quello che ha fatto la Sampdoria è nato dalle qualità tecniche dei giocatori, ma anche dalla bravura di chi l’ha costruita. In gran parte dall’amicizia che ci legava. Questo si vede anche oggi, ci incontriamo e son sicuro che tra 30 anni saremo ancora qui, magari con la barba un po’ più lunga a raccontarci quegli anni. Eravamo felici di stare insieme, ieri come oggi. Era un lavoro, è vero. Ma l’amicizia è stata sempre fondamentale per noi».

BOSKOV – «Sopra alla squadra c’era Mantovani, Borea e Boskov. Del tecnico si raccontano tante cose nel libro. La sua bravura era sdrammatizzare tutte le situazioni. Ricordo che avevamo patito qualche problema, io mi arrabbiavo perché passavano sempre la parla a Luca. Boskov si girò da me e mi disse: “Tu Roberto sei terrorista di spogliatoio”. I tifosi della Sampdoria sicuramente si emozioneranno leggendo questo libro e lo faranno leggere ai loro figli».

RICORDO SPECIALE – «Un episodio mi lega a Vialli. In quella stagione lui subì un infortunio al metatarso che lo costrinse a stare fuori diverse partite. Con il Pisa, al suo rientro, ci fu un’azione dove dribblai tutti, anche il portiere. A quel punto lo chiamai. Lui era stanco, perché era appena rientrato, gli passai la palla e a porta vuota lui fece gol. Era importante che facesse gol per riprendere subito la forma. Credo che un altro episodio fondamentale sia la gara contro il Napoli, quella partita fu difficilissima. Lì l’abbiamo capito che poteva essere l’annata giusta».

ATALANTA COME LA SAMPDORIA – «Le società vanno gestite con equilibrio. Gli introiti rispetto a prima sono tanti e quindi forse è più semplice. Per me il calcio è anche emozione. Quando esistono realtà come l’Atalanta, uno può pensare che anche le squadre più piccole un giorno riusciranno a vincere. Credo che sia possibile ricreare il modello Sampdoria. Il mondo è cambiato rispetto a trent’anni fa, abbiamo creato qualcosa di incredibile. Qualche volta mi è capitato di pensare a squadre che sono riuscite a vincere creando un gruppo così. Credo che abbiamo fatto qualcosa di speciale e non credo che non semplice, ma fattibile sì. È chi ci riuscirà riuscirà ne trarrà dei vantaggi».

SCUDETTO A GENOVA – «È stato possibile anche grazie all’ambiente. Genova è una città piccola, si viveva in simbiosi. Qualcuno di noi era scapolo, pochi quelli sposati, ci si trovava e si stava insieme. Il fatto che sia successo a Genova è stato di aiuto, è una città meravigliosa, di mare, credo sia stato tutto perfetto nel momento giusto, nella città giusta. La Sampd’oro non si è mai sciolta. Abbiamo sempre lo stesso spirito ed è stata questa la nostra forza. Ci siamo sempre tutti quando ci ritroviamo. Qualcosa di straordinario che resterà per sempre. Leggendo il libro ci sarà emozione, ma anche tristezza perché sono momenti che non torneranno più».

NAZIONALE – «Credo che qualcosa di simile al gruppo Sampdoria si sia creato nella squadra, c’è feeling e amicizia. Questo si vede la domenica quando giocano contro. È difficile vedere giocatori della stessa nazionale che litigano e non si chiedono scusa quando si fanno fallo. Credo che si sia creato un buon gruppo. Quello che accadrà non lo so, le basi buone».

CHAMPIONS LEAGUE – «Ricordo bene la partita d’accesso alla finale . Campo neutro, partita incredibile. Voglio però sottolineare che fu un percorso, negli anni prima avevamo vinto una Coppa delle Coppe. C’è mancata solo quella: la Champions. La Sampdoria nel vecchio Wembley è un ricordo bellissimo, ma sicuro c’è anche tanta amarezza».

VIALLI PRESIDENTE – «Dei miei compagni vedevo Cerezo in grado di fare l’allenatore. Pensavo che Pari sarebbe diventato un grande direttore sportivo e per un po’ l’ha fatto. Non pensavo che Katanec potesse fare l’allenatore e invece è anche bravo. Luca quando l’ho visto fare il tecnico mi è sembrato po’ strano, io lo vedevo più come presidente. Perché era molto più intelligente e furbo di tutti noi. Quindi ho sempre pensato che potesse fare qualcosa di più dell’allenatore. La vita è strana e particolare, ti porta a fare cose che non avresti mai pensato di fare e soprattutto a farle bene»