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Coppe Europee

Siviglia Roma: i meriti di Mendilibar, i rimpianti di Mourinho

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Mendilibar

I meriti del Siviglia nella vittoria della settima Europa League e i rimpianti dei giallorossi, sconfitti solo ai rigori

Sui quotidiani del giorno dopo la finale di Budapest, ci sono quattro annotazioni che meritano un approfondimento per capire l’esito di Siviglia-Roma: 1-1 nei 146 minuti complessivi giocati dalle due squadre e 4-1 ai rigori, dove gli spagnoli non hanno commesso errori e quando hanno sbagliato con Montiel hanno avuto dal Var la possibilità di calciare nuovamente, mentre tra i giallorossi solo Cristante è riuscito a superare Bounou.

1) «Stavolta José non basta e non basta neppure la giocata sontuosa di Dybala dentro un primo tempo scintillante, fatto di gioco, anima e cuore» (Alessandro Bocci, Corriere della Sera). La mossa di Dybala all’inizio della gara si è rivelata uno dei motivi, se non il principale, che ha permesso ai giallorossi di sorprendere il Siviglia nella prima parte dell’incontro. E non solo perché la Joya ha segnato e più in generale si è mosso come sa, agendo vicino alla porta (vedi assist per Celik che ha prodotto la grande occasione sprecata da Spinazzola). Lo si è visto andare a combattere dietro, persino a schermare col corpo l’ultimo tiro avversario prima dell’intervallo. Se senza l’argentino il gioco è calato, anima e cuore sono rimasti. E nel secondo tempo supplementare, trascinata da un pubblico che ci credeva di più, la Roma è uscita fuori, dimostrando che la narrazione del Mourinho autista di pullman piazzati davanti alla difesa o non è vera o non lo è stata comunque ieri sera.

2) «Che gli vuoi dire?». É il titolo scelto dal Corriere dello Sport sulla foto di Mourinho che parla alla squadra. In parte è assolutorio: la Roma ha dato tutto, merita il riconoscimento. Dall’altra suggerisce un invito: lo Special One sciolga la riserva definitivamente e decida di restare. Perché l’idea che questa squadra possa competere su un livello più alto, visto il suo ruolino di marcia internazionale, è tutt’altro che sbagliata, anche se pesa il mancato ingresso in Champions Leeague.

3) «Gli spagnoli non hanno rubato nulla, hanno reagito bene allo svantaggio dimostrando di avere un incredibile feeling con questa competizione» (G.B.Olivero, La Gazzetta dello Sport). La Storia scende in campo, sì, anche stavolta lo si è visto. Se vinci 6 Europa League è normale sentire nel’aria che possa arrivare anche la settima. Il Siviglia non ha perso la calma nei momenti di difficoltà, che non sono stati pochi e neanche banali. E Mendilibar, che dal suo arrivo ha ridato un’anima a una squadra smarrita, ha dimostrato di saperla correggere in corsa: non è da tutti fare due cambi appena dopo il riposo. E gli ingressi di Lamela e Suso, già fondamentali nella semifinale con la Juve, hanno messo in evidenza la profondità della rosa e la capacità del suo tecnico di attingervi scegliendo coraggiosamente il momento giusto.

4) «Per primo Bryan Cristante: la faccia livida di concentrazione, anche se era sembrato timore, e il piede affilato. Rasoiata angolatissima e Roma in corsa. Per l’ultima volta» (Andrea Pugliese, La Gazzetta dello Sport). Indubbiamente i giallorossi sono arrivati esausti al momento-clou, privi del possibile apporto di specialisti come Dybala o Pellegrini. Peraltro, non va dimenticato che il capitano di esecuzioni ne ha sbagliate due in stagione (una proprio in Europa League, a Rotterdam); che un errore lo ha commesso pure Belotti, che poteva rappresentare una delle soluzioni; infine, che Mancini e Ibanez legittimamente non erano nella migliore condizione psicologica per andare sul dischetto: il primo perché responsabile dell’autogol; il secondo per avere ciccato un pallone in mischia da mettere dentro. Presentarsi agli undici metri con un po’ di sensodi colpa non è mai una situazione facile da affrontare.