Tottenham Arsenal: così il tocco “Special” di Mourinho ha trasformato gli Spurs – ANALISI TATTICA

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Il North London Derby Tottenham Arsenal ha ulteriormente dato prova di quanto la formazione di Josè Mourinho sia ormai notevole realtà della Premier League

L’ennesimo trionfo del Tottenham di Mourinho (ottenuto contro gli odiati cugini dell’Arsenal) ha dato la vetta della classifica agli Spurs, un risultato che in pochi si sarebbero aspettati a inizio stagione. Dopo gli ultimi difficili anni, in cui il suo approccio sembrava ormai in declino, stupisce come il tecnico portoghese sia entrato nella testa dei suoi giocatori, oggi convintissimi in quello che fanno. Mourinho ha letteralmente trasformato gli Spurs, che con Pochettino avevano tutt’altro atteggiamento e filosofia.

In anni in cui il calcio ad alti livelli sta diventando sempre più propositivo e coraggioso nel pressing, l’approccio del Tottenham è affascinante proprio perché è abbastanza anomalo. Come si è visto in tutti i big match giocati fin qui (affrontati Manchester City, Chelsea e appunto Arsenal, subendo 0 reti), gli inglesi rinunciano totalmente a prendere in avanti gli avversari. Il Tottenham si difende con un blocco basso molto passivo e attendista, punendo quasi unicamente in transizione: appena il 23% di possesso palla nel secondo tempo di ieri.

Questo stile paga anche perché Mourinho dispone di profili in grado di rendere letali le ripartenze avversarie. Oltre a un Kane rigenerato, in condizioni psico-fisiche sublimi, la velocità di Son semina ogni volta il panico. L’inglese è un determinante regista nelle transizioni degli Spurs: quando il Tottenham recupera palla, la squadra è solita verticalizzare il prima possibile per un Kane sempre puntuale a venire incontro. Il numero 10 è fenomenale nel proteggere palla spalle alla porta e creare poi lo spazio che Son vada aggredire. Così sono arrivati tantissimi gol nel corso di questa stagione (ben 10 assist per l’inglese), compreso quello segnato ieri dal coreano.

Il gol di ieri. Kane viene incontro e lancia Son alle spalle di Bellerin.

Se però è tutto sommato facile prevedere che il Tottenham abbia le armi per fare male in transizione, degna di nota è la concentrazione difensiva da parte di tutta la squadra. Dopo aver stroncato il City, Mourinho ha messo in profondo imbarazzo la fase di possesso dell’Arsenal di Arteta, una squadra che palleggia molto ma che è estremamente sterile (appena 10 gol fatti fin qui).

Il bunker di Mourinho

Schierato con un 4-4-1-1 estremamente compatto, il Tottenham non ha praticamente mai concesso spazio tra le linee. I Gunners non sono quasi mai riusciti a verticalizzare centralmente, erano così costretti ad allargare il gioco in fascia. Lì la manovra si bloccava, perché i padroni di casa erano sempre molto bravi a scivolare in zona palla. All’Arsenal mancavano sbocchi e profondità, con l’azione che si arenava: il portatore era così costretto a tornare indietro. Le due ali, Bergwijn e Son, erano generosissime senza palla e in costante supporto dei terzini. Si formava spesso una linea a 5 (o addirittura a 6).

Un esempio nella slide sopra, in cui Bellerin – in inferiorità numerica-  è costretto a tornare indietro. Oltre che la diligenza di Son e Reguilon, va notata anche l’attenzione di Sissoko (uno dei due mediani). Lui e Hojbjerg erano infatti molto precisi nel seguire – quasi a uomo – i movimenti tra le linee di Willian e Saka.

L’Arsenal ha faticato nell’imbeccare i propri giocatori offensivi, quasi mai serviti in zone dove potessero fare la differenza. Lacazette e Aubameyang, le due punte, sono stati quasi dei corpi estranei circondati da maglie avversarie (soprattutto l’ex Borussia Dortmund).

L’Arsenal, senza spazi al centro, prova ad allargare il gioco in fasica. Anche in questo caso, il Tottenham è corto e ben coperto, impedisce il passaggio agli avversari. Va segnalato anche un Lo Celso che ha fatto un lavoro molto attento in marcatura su Thomas, con l’Arsenal che ha faticato a trovare libero l’ex Atletico Madrid.

La solidità di Dier e Alderweireld

L’altro capolavoro di Mourinho è quello di avere reso solida una squadra che prima aveva grossi problemi di solidità quando si difendeva troppo in basso. Anche questo è stato palese nel match di ieri. Il Tottenham è stato costantemente attento contro i 44 (44!) cross di un Arsenal che aveva nelle fasce il suo unico sfogo.

Alderweireld e Dier, i due centrali, hanno vinto la bellezza di 10 duelli aerei a testa, con anche Aurier (altro giocatore trasformato da Mourinho) sempre preciso e impeccabile. Quando il Tottenham si chiude dietro, diventa un bunker quasi inespugnabile: una vera e proprio svolta “culturale” per una squadra spesso presa in giro per la sua fragilità e incostanza.

In questo caso, il Tottenham si difende addirittura con una linea a 6. Nel finale di gare, l’Arsenal non aveva alternative al buttare palloni in mezzo. La difesa degli Spurs ha retto sempre bene.

Difficile dire oggi se questo Tottenham possa lottare per il titolo. Non si può però non apprezzare come Mourinho sia riuscito ad avere una simile influenza. Dopo anni in cui il carisma del tecnico portoghese sembrava in declino, in pochi si sarebbero aspettati una simile efficacia nel trasmettere le proprie idee ai calciatori (il compito più difficile di un allenatore). Questa può essere l’annata del rilancio di un Mourinho che, dopo tanto tempo, sta creando nuovamente una squadra a sua immagine e somiglianza.