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Filippo Galli riavvolge il nastro del suo Milan vincente: «Berlusconi ci disse questo il primo giorno…Ecco due aneddoti su Van Basten e Gullit»
Filippo Galli ha riavvolto il nastro del suo Milan vincente targato Silvio Berlusconi. Queste le sue dichiarazioni
Quarant’anni fa esatti, tra il febbraio e il luglio del 1986, si compiva l’atto di nascita di una delle epopee più vincenti della storia del calcio: il Milan di Silvio Berlusconi. A viverli in prima persona c’era Filippo Galli, storico difensore e “rossonero a vita”, che in questa intervista a La Gazzetta dello Sport ripercorre i retroscena di quell’estate indimenticabile.
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GLI ELICOTTERI ALL’ARENA E L’IRONIA DI TACCONI «Sì, momenti incredibili. Gli elicotteri all’Arena, un bel rischio. Andò in modo diverso… Una mattinata incredibile, fantastica. Siamo partiti dall’aeroporto dei vip di Linate la mattina, verso le 10. Pioveva molto, ma c’era tanta, tantissima gente. E facevano cori e slogan. Presentava Cesare Cadeo, c’era molta allegria e fermento. Qualcuno di noi era spaventato, confusione eccessiva. Era previsto anche uno spettacolo, ma è stato annullato per il maltempo. Berlusconi voleva stupire».
IL DISCORSO ALLA SQUADRA E IL VOLO ASSICURATO «“Lasciate perdere le battute e gli sfottò. Voi siete il Milan e guardate solo al Milan. Questa squadra”, disse, “è condannata a vincere”. Così dicevano dell’assicurazione da 50 miliardi, il presidente faceva le cose in grande. Anche i discorsi. Ad Arcore ci disse: “Il nostro gruppo è primo in ogni sua attività, ci troveremmo molto male, nel calcio, a essere secondi”».
GLI INIZI «Un po’ di rodaggio. C’erano giocatori nuovi, idee nuove, qualcuno era un po’ frastornato. Il pres amava i dettagli. Anche l’alimentazione. A Barcellona, al trofeo Gamper, credo, polemizzò con l’allenatore e il medico per il dolce. Lo proibì. Ma quel giorno scoprimmo Gullit. Grandissimo Ruud. Berlusconi disse a tutti: “Ragazzi, ho visto uno da Milan”. L’anno dopo lo prese».
VAN BASTEN «Di Marco, se non ricordo male, si parlava già da tempo. La sera della cena ad Arcore, prima di andare in ritiro a Vipiteno, lo davano per fatto. È arrivato nella stagione successiva a parametro zero. Se non ricordo male, Kalle aveva detto che per vincere non bastava comprare molti campioni. Il presidente, lo raccontò alla cena nella sua villa, rispose: “Gli ho detto: caro Rummenigge aspetta e vedrai”».
IL QUINTO POSTO AL PRIMO ANNO «Abbiamo fatto lo spareggio a Torino contro la Sampdoria per andare in Uefa. Liedholm era stato esonerato, in panchina c’era Capello. Ha segnato Massaro ai supplementari. Poi l’anno dopo abbiamo vinto lo scudetto. Sì, una scelta clamorosamente felice. Lo ha preso dalla Serie B. Una grande scommessa. Il presidente diceva spesso: “Io e Arrigo condividiamo l’idea di vincere e divertire insieme”».
BERLUSCONI «Lui amava il Milan e i suoi giocatori. Ci voleva bene, ci proteggeva. Con lui, io, gli altri, tutti penso, siamo stati bene. Scherzava, era molto generoso. E abbiamo vinto. Tanto, tantissimo. Lui le chiamava mission. In realtà voleva un Milan sempre lassù. Primo, in Italia, in Europa e nel mondo. E ci è, ci siamo riusciti. Berlusconi lo disse il primo giorno, a Milanello, poi all’Arena, nella cena di Arcore e nella convention al Castello di Pomerio: questo Milan può durare molto. È durato, no?».