Milan News
Sacchi 80 anni tra quattro giorni, Il Foglio lo celebra così: «Genio puro, un Michelangelo prestato alla panchina. Ha tracciato un solco profondo nel calcio»
Sacchi 80 anni da compiere tra quattro giorni, Il Foglio ha voluto celebrare così lo storico allenatore del Milan
Arrigo Sacchi taglierà il traguardo degli 80 anni in un momento temporalmente sospeso, esattamente all’indomani dello spareggio che deciderà il destino mondiale dell’Italia. Su Il Foglio in edicola oggi, Umberto Zapelloni lo festeggia in anticipo. Per un profeta e un visionario del pallone come lui, l’augurio è che questa celebrazione non venga inghiottita dal caos e dalla delusione di una clamorosa terza eliminazione consecutiva della Nazionale. Quella stessa maglia azzurra che l’uomo di Fusignano aveva portato a un passo dal paradiso, fermato soltanto dai maledetti calci di rigore che fanno ancora piangere Baggio, Baresi e Massaro.
Oggi, guardandosi alle spalle, Sacchi può contemplare il solco profondo tracciato nella storia di questo sport. Il suo approdo al Milan rappresentò uno spartiacque assoluto. Celebre è il monito che rivolse ai vertici societari all’alba di quella rivoluzione: «Prima di firmare il contratto con il Milan dissi a Berlusconi e Galliani: voi o siete dei geni o siete dei pazzi». Due anni dopo, la risposta era chiara: erano stati dei geni.
Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italiano
L’incarico ricevuto da Berlusconi era titanico nella sua sfrontata semplicità: «Voglio che il Milan diventi la squadra più forte del mondo». A Sacchi, però, vincere non è mai bastato. Lui voleva imporre un’estetica, dominare l’avversario e riempire gli occhi di chi guardava. Un genio puro, paragonabile a un Michelangelo prestato alla panchina, capace di zittire i critici che gli rinfacciavano una modesta carriera da calciatore: «Non ho mai capito perché per allenare bisogna aver giocato. Non ho mai visto un fantino diventare cavallo».
Il suo dogma — vincere incantando — ha generato una stirpe di eredi, da Guardiola a Fàbregas. Un approccio totalmente antitetico al cinismo di Nereo Rocco, riassumibile nel suo più alto manifesto filosofico: «La vittoria è effimera, ciò che resta è l’idea di gioco».
Questa dedizione totalizzante alla fine lo ha logorato anzitempo, costringendolo a farsi da parte, pur restando consapevole del peso reale del suo mestiere: «Il calcio è la cosa più importante delle cose meno importanti». Oggi, le sue Coppe dei Campioni riposano nel museo rossonero, reliquie di un’era in cui l’Italia dominava il mondo, mentre oggi si esulta per una semplice qualificazione. Quelli di Sacchi rimarranno per sempre i migliori anni della nostra vita sportiva. Ora, al contrario delle sue ambizioni estetiche, a noi basterebbe “solo” vincere.