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Tardelli consiglia: «Barella faccia le cose semplici, l’Inter gli dia una vacanza! Una volta dissi a Gattuso che era fuori di testa»

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Marco Tardelli

L’ex centrocampista della Juve e della Nazionale, Marco Tardelli, ha voluto dare un consiglio a Nicolò Barella in vista di Bosnia Italia

Intervenuto sulle colonne della Gazzetta dello Sport, Marco Tardelli si è espresso così sul momento di forma di Nicolò Barella e sulla sfida di martedì dell’Italia contro la Bosnia.

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UN CONSIGLIO PER BARELLA – «Barella è giù di questi tempi? Non si può mica essere sempre al massimo. Ci sono stagioni o momenti più difficili. Succedeva anche a me. Stanchezza fisica e mentale, altre motivazioni, e non sempre sai il perché. Tre mesi negativi, però, non cambiano una carriera. Devi soltanto avere pazienza e ricordare quello che mi disse Bearzot in Argentina. Non lo dimenticherò mai. Era fine maggio ’78, io ero letteralmente a pezzi. Non mi riuscivano neanche le cose più facili. Bearzot mi sostituì in un’amichevole prima del Mondiale in Argentina. Io, depresso, gli dissi: “Mister, capisco che lei non ha più fiducia in me. Mi lasci fuori, se vuole…”. Rispose subito: “Marco, non dire cazzate. Se non riesci a fare altro, passa la palla al compagno”. Voleva dire: fai le cose semplici, non strafare. Poi è andata come sappiamo, con la Nazionale anche più bella di quella dell’82. Con i nordirlandesi ha fatto le cose facili perché è un giocatore intelligente. E poi, se fossi l’Inter, dopo il Mondiale gli darei un mese di vacanza assoluta. Basta per recuperare»

SUI MONDIALI – «Al Mondiale ci andiamo, sono sicuro. La Bosnia non è all’altezza dell’Italia. E anche se non abbiamo una Nazionale forte, sento che faremo grandi cose. L’avevo detto anche prima del 2006: quella di Lippi mi ricordava l’Italia di Bearzot nell’82, calciopoli, il pessimismo, tutti contro, una situazione difficile. Quest’Italia mi piace e mi piace Gattuso. Ha creato un gruppo unito. Chiama i giovani, da Esposito che non è più una novità, a Pisilli a Palestra. Ricordiamoci di Rossi e Cabrini in Argentina. Chi lo vince il Mondiale? Io ho paura del Brasile di Ancelotti».

SU GATTUSO – «Gattuso è stato un mio giocatore nell’Under 21. Era com’è oggi: un ragazzo serio, generoso, sempre a disposizione della squadra. Anche lui mi fece quel discorso che io avevo fatto a Bearzot dopo una sostituzione in un’amichevole. “Mister, devo parlarle…”. E poi: “Se lei non ha fiducia in me…”. Non lo lasciai finire: “Sei fuori di testa, Rino!”, gli risposi. Dava tutto, aveva la maglia azzurra addosso, carattere, personalità, nella squadra era importantissimo. Aggiungo che la sua generosità, il fatto che fosse dovunque, a inseguire tutto e tutti, nascondeva le sue qualità che non erano male. Tecnicamente era meglio di quanto si pensasse. Un Gattuso in una squadra ci vuole sempre».

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