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Bosnia Italia vista dalla prospettiva di Dzeko: tre precedenti che ‘spaventano’ gli azzurri. Focus sulla sfida nella sfida
Bosnia Italia nei tre precedenti contro Edin Dzeko: come è andata la sfida nella sfida contro l’attaccante. I retroscena
Martedì sera l’Italia si gioca una fetta importante del proprio destino e, come nelle migliori sceneggiature thriller, sulla strada degli Azzurri per i Mondiali si staglia un’ombra familiare e minacciosa. È quella di Edin Dzeko, il “Cigno di Sarajevo”. Un centravanti che il nostro calcio ha imparato a conoscere, ammirare e, soprattutto, a temere.
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I numeri della sua carriera parlano chiaro, ma è il suo personalissimo storico contro la Nazionale italiana a far scattare l’allarme rosso. Nei tre precedenti più recenti contro l’Italia, l’attaccante bosniaco ha applicato una sorta di tassa ineluttabile: due gol, sempre ad aprire le marcature, costringendo gli azzurri a rincorse faticose e dispendiose.
Ecco la radiografia dei tre duelli che hanno forgiato la rivalità tra Dzeko e i superstiti dell’Italia di oggi, chiamati martedì a disinnescarlo.
Le tre sfide: la “tassa Dzeko” e le rincorse azzurre
- La grande paura di Torino (11 Giugno 2019)
• Risultato: Italia-Bosnia 2-1 (Qualificazioni Europei)
• Il copione: L’Italia arriva da sei gare senza subire reti. Dzeko decide di azzerare il contatore al 32′, insaccando da due passi a chiusura di un’azione corale bellissima. L’Italia soffre la fisicità del bosniaco, che sembra letteralmente incontenibile per gran parte del match. Serviranno un capolavoro al volo di Insigne e una zampata di Verratti all’86’ per ribaltare il match e mantenere la vetta del girone. - La notte perfetta di Zenica (15 Novembre 2019)
• Risultato: Bosnia-Italia 0-3 (Qualificazioni Europei)
• Il copione: È l’unica delle tre sfide in cui Dzeko e compagni rimangono a secco. L’Italia domina in trasferta, chiudendo la pratica con Acerbi, Insigne e Belotti. Una prova di forza assoluta in cui la retroguardia azzurra riesce, per una volta, a sterilizzare il potenziale offensivo del bomber di casa. - Il dejà-vu di Firenze (4 Settembre 2020)
• Risultato: Italia-Bosnia 1-1 (Nations League)
• Il copione: Passa poco meno di un anno, ma l’istinto predatorio non cambia. Al 57′, Dzeko gela il Franchi con una girata da sottomisura. Ancora una volta, la Bosnia va in vantaggio grazie al suo leader. Ci penserà Sensi, una decina di minuti dopo, a rimettere le cose a posto, in una serata in cui l’Italia sbatte anche contro i pali.
I reduci azzurri: chi ha già guardato in faccia l’incubo
Il gruppo di oggi conta diversi elementi che hanno già incrociato i tacchetti con Dzeko in queste tre battaglie. L’esperienza maturata in quelle notti dovrà essere la bussola per la retroguardia di martedì.
• Nicolò Barella (presente in tutti e tre i match). È il vero veterano di questa sfida. Nel 2019 a Torino apparve meno guerriero del solito, ma crebbe a dismisura già nel ritorno di Zenica (voto 7, concreto e dirompente). A Firenze, nel 2020, fu il migliore in campo per distacco. Oggi Barella conosce perfettamente i tempi d’inserimento del centrocampo bosniaco che lavora per innescare la punta.
• Gianluigi Donnarumma (presente a Zenica e Firenze). Gigio ha vissuto le due facce della medaglia. Nel trionfo del 2019 fu eletto tra i migliori in campo (voto 7,5), blindando la porta. A Firenze non poté fare nulla sul tocco da due passi di Dzeko (un gol imparabile). Martedì saprà che ogni palla sporca in area piccola è potenziale veleno.
• Gianluca Mancini (presente a Torino). Quella notte allo Stadium fu complessa per il difensore. Adattato a fare il “terzino-centrale” in un ibrido passaggio a tre, soffrì terribilmente le sportellate e il raggio d’azione di Dzeko, venendo sostituito da De Sciglio. Martedì sarà in cerca di una personale rivincita, forte di una maturità tattica decisamente superiore.
• Sandro Tonali (presente a Zenica). Nel 3-0 in trasferta, ad appena 19 anni, prese in mano il centrocampo azzurro giocando con la saggezza di un veterano. La sua fisicità davanti alla difesa sarà fondamentale martedì per schermare le linee di passaggio destinate a rifornire l’attaccante.
Martedì non ci sarà spazio per i calcoli. Fermare Edin Dzeko non significa solo arginare un attaccante, ma spegnere l’anima stessa della Bosnia, come ha dimostrato giovedì sera il suo gol in extremis al Galles. L’Italia è avvisata, il Cigno è pericoloso anche con l’età che avanza e ancora di più per l’intenzione che lo anima: quello visto a Firenze non era il vero Dzeko e non è stata tutta colpa sua.